Post CovidLa centralità del capitale umano e il nuovo patto per la ripartenza

Il 24 aprile si è tenuto il secondo webinar organizzato da Adecco Group in collaborazione con Linkiesta per esplorare «il lavoro che verrà» dopo la pandemia. Ecco come partecipare al prossimo appuntamento

Cosa servirà per la ripartenza del lavoro dopo la pandemia? Quali sono le competenze che dovremo mettere in campo? E quali modelli organizzativi? Il secondo webinar “Le skill della ripartenza: la centralità del capitale umano per vincere le nuove sfide dell’economia”, organizzato da Adecco Group in collaborazione con Linkiesta, ha messo in luce quanto il capitale umano, e non solo tecnologico, sarà centrale per riaccendere i motori dopo l’emergenza sanitaria.

Alla discussione hanno partecipato Andrea Malacrida, amministratore delegato di The Adecco Group Italia, Mauro Magatti, professore di sociologia all’Università Cattolica di Milano e Carlo Alberto Carnevale Maffè, associate professor of Practice di Strategy and Entrepreneurship della Sda Bocconi School of Management, con la moderazione del direttore de Linkiesta Christian Rocca.

«Il lockdown ha rappresentato il “sequestro” del lavoro individuale e collettivo», spiega Carnevale Maffè. Una situazione del tutto nuova, che ha rivoluzionato i comportamenti individuali e i modelli organizzativi, mostrando come il comportamento di ciascuno sia in relazione con quello dell’altro. E che per questo, aggiunge Maffè, «merita ora un ridisegno dei processi di management». È stata come una «tempesta», secondo Mauro Magatti, che «lascerà un segno profondo e ridisegnerà il rapporto tra il singolo e le comunità a cui apparteniamo. Le società orientali, soprattutto la parte democratica, hanno dato un buon esempio. Noi ora non dobbiamo copiarle, ma domandare all’Occidente cosa vuole essere».

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È questo il momento, quindi, di ripensare imprese e processi organizzativi. «Le istituzioni sono nate dalle macerie delle guerre», dice Carnevale Maffè. «Qui c’è da costruire una nuova istituzione microeconomica come l’impresa». Non c’è stato un bombardamento a tappeto sulle case come nelle guerre, «ma un bombardamento a tappeto sulle vecchie concezioni di società e impresa». Le risorse finanziarie pubbliche messe in campo sono cospicue. «Ma dipende come le utilizzeremo», mette in guardia Magatti. «Possiamo evitare la strada della crisi occupazionale, sociale e poi politica solo se utilizziamo le risorse finanziarie messe in campo in un processo trasformativo convergente tra interessi diversi».

Da cosa partire? Secondo Carlo Alberto Carnevale Maffè, serve un «nuovo patto», in cui «accetto il controllo e la sorveglianza liberamente se l’obiettivo è la salute pubblica». La sorveglianza, allora, diventa «un patto di libertà». Un nuovo patto organizzativo in nome della responsabilità individuale.

E questo vale sia nel rapporto tra cittadini e Stato, sia nel rapporto tra lavoratore e impresa. Un nuovo patto che non potrà essere solo top down, ma che dovrà coinvolgere la responsabilità individuale e la collaborazione dei lavoratori e dei fornitori nella “messa a terra” di una nuova organizzazione.

Andranno ridisegnati i turni di lavoro, i trasporti, i ritmi personali e familiari. Con il lavoro a distanza, ci sarà da ripensare il contratto stesso di lavoro, con nuove metriche di risultati e incentivi. E in una situazione in cui si applicheranno nuovi protocolli sanitari, con la misurazione della febbre all’ingresso e magari anche i test sierologici, bisognerà discutere il tema della sorveglianza sanitaria dei lavoratori da parte dell’azienda.

Sono temi che impongono una responsabilità sociale alle imprese e ai lavoratori insieme. Una nuova interdipendenza gli uni dagli altri, come spiega Andrea Malacrida, che si potrà declinare però in due differenti direzioni, a seconda delle modalità con cui verranno prese queste decisioni: «Fiducia nell’altro, o sospetto e dubbio. Questo cambia tanto». Due poli opposti.

Difficile dire quale direzione prenderemo. «Se verso il taylorismo digitalizzato in cui sei ipercontrollato e non c’è fiducia, o se verso il polo della responsabilità in cui siamo messi nella condizione di agire in autonomi», spiega Magatti. «Se andremo verso il polo della sorveglianza o verso quello della responsabilità, dipende dalla capacità di aggiungere nel lavoro che facciamo un elemento di senso».

E se il digitale crescerà ancora nelle nostre vite quotidiane di cittadini e lavoratori, «è chiaro che tanti processi li puoi gestire solo in presenza», aggiunge il sociologo. «La comunicazione a distanza non può surrogare completamente la relazione in presenza».

Questo nuovo mix richiede una riorganizzazione delle aziende, ma anche delle stesse città. Il luogo di lavoro non è più solo uno, ma si può lavorare in parte da casa, in parte in azienda e in parte in luoghi della città in cui i colleghi d’ufficio non sono i nostri stessi colleghi, ma i vicini di casa, di condominio o persone che fanno un altro lavoro.

Ma servirà riorganizzare lo spazio e il tempo del lavoro. E su questa riorganizzazione andrà scritto «un nuovo contratto organizzativo e sociale», dice Carnevale Maffè. E la differenza in questa transizione la faranno gli imprenditori e la loro capacità di traino. «Oggi vengono fuori realmente i leader delle aziende che si prendono sulle spalle questo incidente», dice Malacrida, «e che nel più breve tempo possibile portano fuori i propri lavoratori da questa situazione».

Chi è riuscito a costruire ambienti di lavoro sani, basati sulla fiducia e sul rispetto, anziché sul sospetto, ne uscirà vincitore prima degli altri. Chi riuscirà a mettere a punto protocolli di sicurezza per tornare a lavorare, condivisi con gli stessi lavoratori, potrà anche cogliere grandi opportunità, come profetizzato dallo stesso Financial Times. Se il comportamento di ognuno è in relazione con l’altro, la fiducia e l’aspetto valoriale del lavoro saranno elementi essenziali nella ricostruzione.

«Non siamo più nella fase in cui tutto si espande, ma stiamo rinegoziando un rapporto nuovo tra sviluppo economico e sviluppo sociale», spiega Magatti. «Serve una formazione nuova che parte dai manager e dagli imprenditori». L’impresa, come sottolinea anche Carnevale Maffè, «diventa così terminale attivo del sistema sanitario, facendosi carico della parte sanitaria».

E questo vorrà dire che saranno necessarie competenze diverse in azienda per la nuova gestione post-pandemia, anche per non farci trovare impreparati nelle emergenze future. «Ma senza uno sforzo comune delle imprese e della società», dice Magatti, «non si va da nessuna parte».

Il terzo appuntamento dei webinar di Adecco e Linkiesta dal titolo “Ripresa economica: il ruolo fondamentale delle eccellenze italiane e del Made in Italy come motore per ripartire” si terrà il 6 maggio alle 12. Oltre ad Andrea Malacrida, interverranno Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda e Pitti Immagine, oltre che presidente e ad di Herno; Mauro Porcini, cdo di PepsiCo, Marina Salamon, imprenditrice e presidente di Doxa, con la moderazione di Christian Rocca, direttore de Linkiesta. Qui per iscriversi.

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