LavoroCome prepararsi all’era post-Covid

Si è tenuto il primo dei webinar organizzati da The Adecco Group, in collaborazione con Linkiesta, per discutere degli scenari lavorativi dopo l’emergenza. Con Andrea Malacrida, ad di Adecco, e Pierangelo Albini, direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria

«Chi è chiamato a governare e a gestire le attività deve far tesoro di questo momento critico e identificare la migliore modalità per riportarlo al prossimo futuro. Mai come oggi siamo costretti a provare sulla nostra pelle cosa realmente serve». Andrea Malacrida, amministratore delegato di The Adecco Group, ha inaugurato il 14 aprile la serie di webinar “Ripartire dal futuro: il lavoro che verrà”, organizzati in collaborazione con Linkiesta, con l’obiettivo di provare a definire gli scenari lavorativi della nuova era post-virus. Il primo appuntamento, “Welfare e politiche sociali: l’importanza di un intervento sinergico da parte di pubblico e privato”, condotto dal direttore de Linkiesta Christian Rocca, si è focalizzato sulle misure necessarie per la ripartenza a supporto dell’occupazione. E ha avuto come ospite Pierangelo Albini, direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria.

Cosa sta succedendo in questi giorni? «Tutte le aziende sono in attesa quotidiana di sapere quando avranno l’opportunità di riprendere l’attività», risponde Malacrida. Nel frattempo, molte realtà stanno già mettendo in pratica protocolli autonomi di sicurezza. «L’imprenditoria italiana è predisposta a mettersi al servizio del bene comune e a definire le azioni per ripartire», dice Malacrida.

Il 14 marzo scorso Confindustria ha sottoscritto con i sindacati il protocollo per la sicurezza, che ora sarà il faro per le misure da seguire una volta che verrà gradualmente riacceso il motore del Paese. «Abbiamo cercato di uscire dalla logica della paura creando istanze condivise con il sindacato», spiega Pierangelo Albini. Nella fase di emergenza, il ragionamento del governo è stato quello di lasciar aperte le attività delle filiere essenziali secondo la logica dei codici Ateco.

Una scelta prorogata anche dopo il 14 aprile. Ma, continua Albini, «il parametro dei codici Ateco è molto limitante, è servito in una prima fase ma non può essere più il criterio. Il paradigma ora deve cambiare: deve tornare a essere quello del rispetto del protocollo di sicurezza, a prescindere da quello produci». Anche perché, con il virus dobbiamo convivere.

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«Quello che vedo è che il cittadino medio italiano è stato diligente nel rispetto delle attenzioni richieste», commenta Malacrida. «Se ci sarà una ripresa ad andare sui posti di lavoro, la disciplina che si è dimostrata, al di là delle eccezioni, sicuramente ci dà manforte. Gli italiani hanno voglia di tornare a lavorare e ripartire»

Il governo ora ha nominato una task force di 17 esperti, guidati dal manager Vittorio Colao, che si occuperà di progettare la ripartenza. Ma come? «Confindustria sta provando in questo momento a progettare la fase due, che dovrebbe aprire poi alla fase tre, che avrà una estensione temporale di un anno e servirà per capire come si assestano i fenomeni produttivi in Europa dopo la crisi», risponde Albini. Il suggerimento degli industriali è di «guardare avanti» e progettare «un equilibrio nuovo che consenta di far tesoro delle tante debolezze che abbiamo visto in questo periodo, creando un equilibrio migliore per una economia che si va trasformando».

Ma bisogna pensare già oggi alle soluzioni future: questa sarà la carta vincente. «Non possiamo giocare questa partita a lungo con lo schema di gioco che abbiamo davanti a noi», dice Albini, che suggerisce di andare oltre la paura, che fa perdere di vista l’obiettivo strategico da perseguire, e lo schema del blocco dei licenziamenti, con milioni di lavoratori a carico della fiscalità generale. «Non si può pensare di protrarre questo schema a lungo, bisogna già pensare alla fase due e tre».

Cosa servirà per immaginare un equilibrio nuovo? Sia Malacrida sia Albini propongono anzitutto una revisione delle rigidità sui contratti a termine introdotti dal del decreto dignità. «Le problematiche del decreto sono diventate palesi in una situazione di crisi come quella attuale», dice Malacrida, che suggerisce al ministero del Lavoro di agire con una revisione delle causali per la stipula e i rinnovi dei contratti a tempo determinato.

«Se dobbiamo gestire una fase di emergenza, dobbiamo avere logiche di emergenza. Il decreto dignità era già sbagliato per una situazione normale, dubito che sia valido per l’emergenza», dice Albini. Serviranno strumenti di flessibilità e strumenti emergenziali, anche legislativi, almeno per un anno. «Bisognerà prendersi cura delle imprese e dei lavoratori, non dei posti di lavoro. Non sappiamo più neanche dove saranno e che posto prenderanno», dice il dirigente di Confindustria. Che lancia un suggerimento: «Dentro i contratti di somministrazione ci stanno le soluzioni per molte delle questioni della precarietà».

Attenzione, però, a cogliere anche le opportunità che si apriranno da questa crisi. In questi giorni è emersa la centralità della logistica, della tecnologia e delle connessioni. Il settore sanitario, messo sotto stress in questi giorni, avrà bisogno di nuove figure. Così come saranno necessarie risorse per l’organizzazione digitale delle aziende e la gestione dello smart working. È qui che andranno cercati nuovi bacini per il mercato del lavoro.

«Il singolo deve interrogarsi su che tipo di competenze ha lavorato e quali saranno le competenze che potranno meglio adattarsi al mercato del lavoro», spiega Malacrida. Il gruppo Adecco ha creato la piattaforma phyd.com, che permette di misurare il proprio livello di occupabilità attraverso un algoritmo che cambia in base ai reali bisogni del mercato, in modo da lavorare sulla ricollocazione e riqualificazione.

All’interno dello stesso gruppo, sulla piattaforma Mylia, si stanno già tenendo corsi di formazione e webinar gratuiti per l’aggiornamento professionale, in modo da arricchire il background delle singole persone per la ripartenza. Ora, spiega Malacrida, «diventa determinante andare a capire dove stimolare bisogni ed esigenze del mercato che sarà tanto ricco quanto riusciremo a cogliere opportunità e cambiamenti».

Lo conferma anche Albini. «Misurare propria attrattività per il mercato del lavoro deve farci riflettere. Spero che si riscopra il valore del lavoro come relazione e capacità costruttiva. Dovremo costruire una generazione di persone che, mentre trasferiamo intelligenza alle macchine, coltivi anche la propria coscienza di sé».

I prossimi webinar di The Adecco Group e Linkiesta sono previsti per il 24 aprile, con un dibattito su “Le skill della ripartenza: la centralità del capitale umano per vincere le nuove sfide dell’economia” in compagnia di Mauro Magatti e Carlo Alberto Carnevale Maffè, e il 6 maggio per discutere di “Ripresa economica: il ruolo fondamentale delle eccellenze italiane e del Made in Italy come motore per ripartire” con Mauro Porcini, cdo di PepsiCo. Qui tutte le informazioni.

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