Senza «sortilegi finanziari» Il Parlamento europeo chiede un recovery fund da 2000 miliardi di euro

Gli eurodeputati vogliono che il Fondo per la ripresa sia aggiunto al bilancio a lungo termine dell'Unione e non ridurlo. I fondi dovranno essere erogati principalmente attraverso sovvenzioni e niente «cifre fuorvianti» da parte della Commissione

Il Recovery fund che la Commissione presenterà il prossimo 27 maggio dovrà essere di almeno 2000 miliardi, senza ridurre di un centesimo il futuro budget europeo 2021-2027. Dovrà finanziarsi sul mercato emettendo delle obbligazioni a lungo termine ed erogare gli aiuti con prestiti ma soprattutto attraverso sovvenzioni a fondo perduto e pagamenti diretti.

Questa è la richiesta del Parlamento europeo che nel suo ultimo giorno della plenaria approva con una larga maggioranza (505 sì, 119 no, 69 astensioni) il suo colpo più ambizioso: una risoluzione per chiedere alla Commissione europea di presentare un programma di investimenti per la ripresa economica europea senza usare «dubbi moltiplicatori per pubblicizzare cifre ambiziose» e senza ricorrere a «sortilegi finanziari».

Perché in gioco c’è la credibilità dell’Unione, sostengono gli eurodeputati, non si può usare la “scusa” del nuovo fondo per combattere la recessione sottraendo soldi ai fondi europei. Gli investimenti per la ripresa del Recovery fund dovranno quindi essere aggiunti al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp), ossia il bilancio a lungo termine dell’Unione, e non a scapito dei programmi Ue esistenti e futuri.

Il piano dovrà concentrarsi sulle priorità del Green deal e dell’Agenda digitale, i due settori che la Commissione ha promesso di valorizzare nei suoi cinque anni di mandato. Gli eurodeputati chiedono anche che si crei un nuovo piano sanitario, per affrontare le prossime crisi.

Il problema è che parliamo di una risoluzione, cioè un atto che non vincola la Commissione europea, ma è un messaggio politico forte. Per avere un controllo parlamentare su questi finanziamenti e intervenire su come verranno spesi, il Parlamento chiede di essere coinvolto nella creazione e attuazione del Recovery fund, i cui fondi dovrebbero essere in gran parte destinati ai programmi che già fanno parte del bilancio comunitario.

Insomma per usare una metafora, la nuova “cascata” di fondi dovrà essere irrorata nei vecchi “canali” che da molto tempo trasportano meno acqua del necessario ma che arrivano in modo più diffuso a chi chiede di bere, perché conoscono la strada.

Il rischio però è che per fare prima la Commissione possa scavalcare il Parlamento per accordarsi con gli Stati e «ricorrendo a mezzi intergovernativi». Tradotto: l’approvazione del Consiglio europeo. Per questo gli eurodeputati nella risoluzione minacciano di usare il potere di veto se le loro richieste di un budget più ricco non saranno soddisfatte.

Facendo i conti in modo sommario parliamo di 2000 miliardi a cui bisogna aggiungere i 1300 (almeno) che il Parlamento vorrebbe per finanziare il prossimo budget settennale. Per questo l’Aula chiede di aumentare delle tasse europee per evitare un ulteriore aumento dei contributi diretti degli Stati membri.

In Aula il Partito democratico e il Movimento Cinque Stelle, insieme al governo, hanno votato a favore. Le opposizioni di centrodestra si sono divise: Forza Italia ha votato a favore della risoluzione, mentre Lega e Fratelli d’Italia si sono astenuti.

Di budget Ue si discute da quasi un anno e mezzo, quando la Commissione presento una bozza a maggio del 2018. Una proposta giudicata poco ambiziosa dal Parlamento e troppo alta da alcuni Paesi del centro-nord Europa come Austria e Paesi Bassi. Neanche la mediazione del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel è riuscita a sbloccare lo stallo. E poi è arrivata la pandemia.

Il vecchio bilancio settennale (2014-2020) scade il 31 dicembre di quest’anno e il tempo scorre. Forse a risolvere lo stallo ci penserà la Germania, quando diventerà presidente di turno dell’Unione europea il 1 luglio.

Toccherà alla Germania risolvere il problema del budget europeo

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