Vino e panino la felicitàL’alta cucina internazionale passa da un sandwich per rinascere

René Redzepi passa dalle formiche all'hamburger e riapre il ristorante più celebre e desiderato dai gourmet proponendo un wine bar senza prenotazione. In attesa di ritrovare un nuovo Noma

È comparso un hamburger sul profilo instagram di uno degli chef più celebri al mondo, decretato da più parti l’autore della nuova cucina internazionale, ammirato da tutti i colleghi per la sua visione innovativa e dirompente, fatta di piatti inconsueti, che prendono vita dai prodotti nordici che vengono dal bosco e dall’orto. René Redzepi ha fatto tantissimo parlare di sé, proponendo nei suoi menu persino le formiche. E oggi cambia genere e stile, e quando i ristoranti di Copenhagen decidono la ripartenza lui riapre in una versione potremmo dire ‘postmoderna’. Fatta per la gente. 

Così leggiamo sotto alla foto di un godurioso hamburger: «Che tempi folli e incerti. Copenaghen sta per riaprire i suoi ristoranti. E anche Noma riaprirà. Tuttavia, prima di riaprire il ristorante come prima, abbiamo deciso di trasformarlo in un bar senza prenotazione, dove offriremo solo vino e hamburger. Nella prima fase della riapertura sentiamo il bisogno di aprirci a tutti. Dobbiamo guarire, quindi beviamo un bicchiere e gustiamo un hamburger, siete tutti invitati».

Nella foto campeggia l’hamburger al formaggio, ma lo chef promette che serviranno anche opzioni vegetariane, come da tradizione del ristorante, sempre attento al lato vegetale. 

«In questo momento siamo felici di poter ritrovare la nostra clientela, e di celebrare l’estate nel modo più sicuro e felice possibile».

Due le fasi di riapertura: la prima con un wine bar all’aperto, aperto da giovedì a domenica e senza prenotazione, completamente nuovo rispetto alla tradizionale offerta del ristorante, con vista sul lago che il Noma condivide con i vicini di Christiania. 

E la seconda, ancora da definire, per il ristorante tradizionale. «Avremo bisogno di un po’ di tempo in più per riavviare la macchina.» spiega lo chef. «Essere chiusi per così tanto tempo significa che ci vorranno settimane prima che il nostro team possa far tornare la cucina ai livelli in cui eravamo prima di chiudere».

Ma nel frattempo essere vicini alla clientela, e fare un po’ di fatturato mentre le fermentazioni riprendono, è sembrata l’idea migliore. Tutto sta nella comunicazione, non trovate? 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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