Estate isolataCronache di una tragedia in Sardegna

Fabio Zago, chef e docente all’Accademia di Gualtiero Marchesi, ha scelto di trasferirsi nell’isola e ora fa il punto sulla stagione turistica che sta per arrivare: un difficile momento che può trasformarsi nella fine della magia di uno dei luoghi più rappresentativi dell’Italia vacanziera

Nel 2019 in Sardegna sono arrivati circa 3.500.000 di turisti, la metà italiani e la metà stranieri. La presenza media calcolata è stata di 5 giorni per un totale complessivo di circa 17.000.000 di presenze. Poi c’è il mercato delle seconde case, una gran parte in “nero”, purtroppo. Poi ci sono i sardi che rientrano a casa. Si arriva a 25.000.000 di giorni di presenza.

Il turismo interno è calcolato all’incirca all’8%. Ammesso che il turismo italiano tenga, e che almeno un 25% del turismo straniero venga confermato, il dato rimane catastrofico e si attesta intorno a un meno 50%.  È una previsione ottimistica.

Nessuna azienda di qualunque settore si prenda in considerazione può reggere questo crollo, a meno che non sia in floride condizioni finanziarie e possa utilizzare i risparmi per arrivare al 2021.

Per alberghi e ristoranti di proprietà a gestione familiare di pura sopravvivenza o grandi catene, in presenza di mutui significativi o di affitti da pagare, questa possibilità appare davvero remota.

Possiamo ragionare su tavoli all’aperto o sconti, su distanze più o meno ridotte di un metro quanto vogliamo.

Possiamo disperarci per la estemporanea follia della comunicazione istituzionale della Regione Sardegna e del suo Presidente. Le camere di commercio stimano che il 30% delle aziende non ce la faranno.

Si tratta di migliaia di famiglie senza un reddito; di migliaia di disoccupati che dovranno aspettare la prossima estate per trovare un lavoro. Alberghi e ristoranti sono in una situazione disperata.

Ma purtroppo, anche se appare paradossale, questa è solo la punta dell’iceberg. Cominciamo dai vettori, dalle porte di accesso e dall’indotto: 50% in meno di voli e di traghetti, di arrivi all’aeroporto o al porto, di utilizzo di taxi o auto noleggio, di consumi al bar, di acquisti nei negozi tipici o anche semplicemente in tabaccheria.

Immaginando dieci/quindici milioni di presenze in meno, queste assenze significano ad esempio: 5 milioni di bottiglie della buona birra sarda invenduta, perché nei tre mesi estivi gli stranieri di birra ne bevono molta; 2 milioni di bottiglie di vino Vermentino e Cannonau invendute, alcune tonnellate di pecorino, di olio sardo, di bottarga, invendute. Centinaia di migliaia di pizze non preparate. Gli esempi potrebbero essere centinaia.

La filiera del turismo e della ristorazione è vasta. Questa mole enorme di ricavi mancati peserà a lungo sull’economia dell’isola. Dire che siamo preoccupati è davvero poca cosa.

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