I Superman di StatoL’Italia è una Repubblica fondata sui commissari straordinari

All’inizio della pandemia Domenico Arcuri è stato nominato responsabile per l’emergenza covid, adesso si occuperà della riapertura delle scuole. Ma non è l’unico: il dl Semplificazioni ha creato altri 47 tecnici con poteri speciali per vigilare su ogni nuova opera

L’Italia è il Paese dei commissari straordinari. Superdirigenti chiamati dallo Stato a gestire grandi calamità e cantieri lumaca, enti locali allo sbando e aziende in crisi. L’idea è quella di sbloccare e velocizzare. L’impressione comune è che i nuovi incarichi nascondano l’incapacità di politica e pubblica amministrazione a gestire l’ordinario.

In un panorama piuttosto affollato, il decreto Semplificazioni varato “salvo intese” dal governo Conte non poteva non sfornare nuovi commissari. Su tutti Domenico Arcuri. Il responsabile per l’emergenza covid, già bersagliato dalle polemiche per la distribuzione delle mascherine, si occuperà persino della riapertura delle scuole. «Sarà indispensabile», giura la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Il manager calabrese ha il compito di snellire i processi burocratici, provvedere all’acquisto e alla distribuzione degli arredi scolastici e dei dispositivi di sicurezza.

Almeno nelle intenzioni del governo, con il decreto Semplificazioni, l’Italia dovrà diventare un cantiere a cielo aperto. E per supervisionare le nuove strade, ferrovie e infrastrutture idriche non potrà mancare un esercito di nuovi commissari straordinari: questa volta dovrebbero essere 47. L’operazione annunciata in conferenza stampa dal premier Conte ricorda un po’ quella dell’ex ministro dei Lavori Pubblici Paolo Costa che nel 1997, per ovviare al problema dei cantieri bloccati, nominò un commissario per ogni opera, in totale 152.

In attesa che il decreto semplificazioni spedisca nuovi manager con l’elmetto in giro per la Penisola, oggi si contano almeno 36 commissari straordinari, consultabili sul sito del governo, cui vanno aggiunti quelli nominati da enti locali e Regioni. In più ci sono i funzionari chiamati a gestire le crisi aziendali o quelli che devono guidare i Comuni sciolti per infiltrazioni criminali. Negli anni in molti hanno provato a censire l’esercito dei commissari, con relativi costi, ma il conto esatto sfugge tanto alla Ragioneria dello Stato quanto a Palazzo Chigi. In totale si stimano almeno diecimila incarichi nel Paese dell’emergenza istituzionalizzata.

Quello che il legislatore aveva previsto come ruolo temporaneo, da noi si è trasformato in una carta spendibile per tutte le stagioni. Professionisti, manager, boiardi, prefetti e politici. Supereroi con ottimi stipendi e incarichi cumulabili. Un’amministrazione parallela con procedure accelerate e corsie preferenziali, deroghe e proroghe, molta discrezionalità e poco controllo. L’intenzione è quella di gestire meglio e velocizzare situazioni che rischiano di bloccarsi. Il risultato, però, non è sempre quello sperato. E in alcuni casi la trasparenza diventa un’incognita.

Il professor Carlo Cottarelli è stato commissario per la revisione della spesa per Palazzo Chigi e non ha dubbi: «La nomina continua di queste figure è l’ammissione che la pubblica amministrazione non funziona. Quando si chiama un commissario bisognerebbe chiedersi perché c’è bisogno di lui e perché quelle mansioni non possano essere svolte dagli uffici ordinari e dagli alti dirigenti. Cosa si è fatto in questi anni per rendere più efficiente la pubblica amministrazione? La verità è che oggi non si misura il risultato e non esistono incentivi per i dipendenti pubblici che producono».

Cottarelli, oggi direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici, spiega a Linkiesta: «Ogni ministro all’inizio del suo mandato dovrebbe firmare una specie di contratto in cui fissa gli obiettivi concreti. Faccio un esempio: la riduzione dei tempi con cui si consegnano le carte d’identità, il tempo di risposta dei centralini o lo snellimento delle code negli uffici. Se non rispetti quegli impegni, ti dimetti. Oggi invece si nominano commissari straordinari in situazioni ordinarie. E il sospetto è che si faccia per motivi mediatici, così ci si toglie la responsabilità che poi diventa del commissario. Quale esperienza ha Arcuri di scuole? Non ci hanno spiegato perché il ministero dell’Istruzione non sia in grado di gestire la riapertura degli istituti a settembre».

D’altronde la lista degli affiancamenti è lunga e attraversa tutte e tre le Repubbliche. In tutti i settori. Sono stati nominati commissari al sovraffollamento nelle carceri, all’afflusso degli extracomunitari, all’emergenza nomadi. Ci sono stati ben undici commissari per l’emergenza rifiuti in Campania. Senza dimenticare il commissario straordinario per il traffico di Milano, quello deputato a monitorare il moto ondoso di Venezia e uno per la metropolitana di Roma. E ancora il commissario per la visita di Benedetto XVI a Milano in occasione della festa della famiglia, il superdirigente per i mondiali di nuoto, quello per la spending review e il commissario governativo per le persone scomparse, tutt’ora rintracciabile negli uffici di via Cavour a Roma.

L’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso è tra i fuoriclasse della categoria. Nel suo curriculum spiccano gli incarichi di commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, quello per la bonifica del relitto della Haven, per il rischio bionucleare, per i mondiali di ciclismo, per l’area archeologica romana. Infine, nel marzo 2020, consulente della Regione Lombardia per l’emergenza Coronavirus. Una certa esperienza nel campo ce l’ha pure Enrico Bondi, già commissario di Parmalat poi nominato dal governo Monti a sovrintendere la spending review e infine spedito a Taranto a fare il commissario dell’Ilva.

Il problema, secondo Cottarelli, va affrontato alla radice. «La pubblica amministrazione non funziona e bisogna intervenire su questo, non sui commissari. Serve un settore pubblico che funzioni velocemente e non intralci, occorre ridurre le norme e gestire meglio il personale. Spero che il decreto semplificazioni non sia una tantum, sarebbe troppo poco. D’altronde la sburocratizzazione del Paese non si risolve con decreto». Né tantomeno con un commissario.

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