Preghiamo Chiese aperte, ristoranti chiusi

Una società che ancora non riesce ad avere un approccio laico ed equidistante verso la vita finisce sempre per affidarsi alla preghiera. E allora che Dio ce la mandi buona, e diciamo buona non a caso

Leggere le disposizioni dell’ultimo DPCM e ascoltare il Presidente del Consiglio che all’ora del pranzo della domenica ne illustra i contenuti, rovina la digestione a molti italiani, in particolare a tutti coloro che quel pranzo al ristorante concorrono a prepararlo.

Un bar, un ristorante, infatti, sono il punto di arrivo di un lavoro enorme, di un comparto che vale molti punti di Prodotto Interno Lordo, non solo dei loro proprietari, gestori e lavoranti, ma di produttori di cibo e vini, di attrezzature, di tutte le attività che ruotano loro attorno.

Diverse le indicazioni contenute nel Decreto firmato nella notte del 24 ottobre, in vigore fino al 24 novembre. Un mese di divieti e di raccomandazioni, soprattutto per i comportamenti in casa, queste ultime, novità, elevate al rango di comma di una disposizione ufficiale.

Su tutte ne spiccano due: locali chiusi dalle 18:00, chiese sempre aperte.

Ci permettiamo il parallelo, perché curioso e, un’altra volta, segno di una società che ancora non riesce ad avere un approccio laico ed equidistante verso la vita e finisce sempre per affidarsi alla preghiera. Tutti da destra a sinistra.

Preghiere questa volta ce ne vorranno molte, anche se, leggendo i primi commenti sui social di ristoratori e operatori del settore, sono più gli improperi che le suppliche.

La supplica di FIPE e Regioni di tenere aperti i locali almeno fino alle 23:00 è caduta nel vuoto, gli improperi sui social esplodono e anche chi è sempre stato sempre moderato oggi si lascia sopraffare dallo sconforto e non si trattiene dall’esprimere, anche con toni accesi, il proprio giudizio negativo.

Il Governo si affretta ad “affermare il proprio impegno”, non solo una promessa, di fornire immediato ristoro alle categorie più colpite. Curioso che il sostantivo che promette sollievo abbia la stessa radice della parola ristorante che riunisce un settore così importante per l’Italia e oggi così sotto pressione.

Il ristoro lo daranno anche alla sartoria che produce le divise dei camerieri? Solo un esempio, se ne possono fare decine, uno per ogni fornitore, per capire che, con tutta la buona volontà, non sarà facile che tutte, proprio tutte le categorie coinvolte, saranno salvate.

Prepariamoci, questo ulteriore DPCM durerà un mese, per adesso, ma colpirà a lungo, anche chi, magari, perderà anche solo una consulenza a metà del 2021 e saprà, in cuor suo, che quel contratto non più rinnovato, sarà diretta conseguenza anche di questo provvedimento.

In mezzo alle tante parole di sconforto una cosa si legge nei commenti più di tutte: i ristoranti hanno fatto il proprio dovere, hanno controllato, sanificato, fatto formazione di dipendenti e clienti, perché limitarli così drasticamente? Non giriamoci intorno, la chiusura alle 18:00 per quasi tutti i ristoranti significa NON apertura, quindi uno stop di un mese, per ora.

Intanto le chiese restano aperte e al supermercato possiamo andarci con l’intera famiglia a tutte le ore del giorno e, in alcuni casi, della notte (ma evitando di comprare alcolici). Insomma svago no, preghiera sì e speriamo che Dio ce la mandi buona…ops ci siamo cascati anche noi.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta