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I dati di ricerca su google tracciano le tendenze del mondo: quello che ci interessa davvero passa da lì. SEMrush ha analizzato oltre 20 miliardi di parole, digitate in Italia e nel pianeta sul motore di ricerca, e i risultati sono specchio dei tempi. Una riflessione su tutte: ‘food’ e ‘coronavirus’ hanno avuto lo stesso numero di ricerche online, 60 milioni di volte al mese nel 2020, delle quali circa 11 milioni solo in Italia. Il virus ci spaventa, ma del cibo non possiamo fare a meno.
Sulle domande più frequenti alla rete, quella pratica che umanizza il motore di ricerca e lo usa tipo oracolo, due i dubbi che ci hanno più colpiti. Perché sono stati inventati i cornflakes? E a questa ha risposto brillantemente Il Post, e “Come fare il pane in casa”: su questo, modestamente, ci abbiamo fatto un’intera sezione. Se siete appassionati di numeri e statistiche, o semplicemente curiosi di scoprire quanto siamo strani, qui c’è il report completo.
Rimanendo in tema di domande, su Vittles (il contenuto è a pagamento), Jonathan Nunn ci illumina con la sua Gastrogeography: il giornalista inglese ha l’ambizione di fare una mappatura di una città attraverso il suo cibo e ristoranti, nel suo caso è Londra al centro del pensiero. Il punto di partenza è capire perché il cibo migliore si trova spesso alla periferia delle nostre città, anche se i suoi concittadini generalmente non sono disposti a viaggiare per cenare. La riflessione lo porta a comprendere che il confine tra centro e periferia non è così netto, e le grandi metropoli sono spesso città che esistono avvolte l’una attorno l’altra. Ma la verità più vera è che se sei in periferia, per mangiare qualcosa vai in centro, dove si concentra la maggior parte dei ristoranti, in immobili che possono essere gestiti come investimenti sicuri. Ristoranti peraltro tutti uguali, che soffrono di ‘sohoficazione’.
La via d’uscita? La trova leggendo Calvino: “Ci sono due modi per sfuggire alla sofferenza. Il primo è facile per molti: accetta l’inferno e diventa una parte di esso tale da non poterlo più vedere. Il secondo è rischioso e richiede vigilanza e apprensione costanti: cerca e impara a riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non sono inferno, poi falli resistere, dai loro spazio”. Secondo Nunn questo è davvero il motivo per cui il cibo più interessante si trova ai margini della città.
Ma veniamo a noi, e alle cose di Gastronomika che forse vi siete persi questa settimana.
Il cibo è veicolo di potere, ce lo spiegano Roma e Parigi del ‘700. Mai libro fu più attuale, si chiama L’appetito. E se pensiamo alle merendine a scuola, ormai impossibili da condividere, troviamo subito una dimostrazione della tesi. Per fortuna all’università i ragazzi si potranno rifare: sono arrivati gli chef negli atenei.
Ossa che diventano piatti traslucidi, sculture solidali, stoviglie impossibili: contenitore e contenuto giocano ormai sullo stesso piano. Parliamo di filosofia? No, di piatti.
Naturalmente che sia tutto sostenibile: è l’undicesimo comandamento non scritto della cucina contemporanea. Avanzi tutta, e spesa contadina. Quando siamo molto ispirati e romantici, per garantire la biodiversità possiamo addirittura adottare un mandorlo.
Vi lasciamo viaggiare, mangiare, leggere in santa pace. Non accendete la tv, però: pare che trasmettano spot discutibili.
Buona cucina, buon fine settimana e accendete il forno, è giunta l’ora.
Anna Prandoni
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