Make TikTok Small AgainCon Triller, gli americani provano a fare concorrenza ai cinesi

La TikToker Charli D’Amelio ha aperto un suo canale sulla piattaforma statunitense omaggiata da Donald Trump. I numeri raccontano di una crescita verticale che preannuncia una sfida al prodotto cinese: 120 milioni di download e 100 milioni di utenti attivi al mese in tutto il mondo

Bill Baptist / NBAE / Getty Images / Getty Images via AFP

Che botta per TikTok. Charli D’Amelio, la sua creator più popolare, è sbarcata sul social concorrente, Triller. Continuerà a pubblicare i suoi balletti su TikTok, Youtube e Instagram, certo, ma intanto ha messo un piede nell’app più simile a quella cinese.

Ora, chi è Charli l’avevamo raccontato qui: 17 anni, ha 4 volte il numero di follower che ha Chiara Ferragni su Instagram, e 6 miliardi di like totali. In meno di un anno di carriera ha creato una campagna sul distanziamento sociale con Procter&Gamble da 16 miliardi di visualizzazioni, è stata ospite dei più importanti show televisivi americani, ha registrato uno spot per il Superbowl e ballato con Jennifer Lopez.

Ha iniziato per caso a fine marzo 2019, improvvisando alcuni balletti. Da allora, le è venuto tutto facile. Non lo fa per caso. Ha talento e dedizione. Registra almeno sette video al giorno, prevalentemente nella sua casa a Norwalk, nel Connecticut.

Oggi ha un’agenzia, un ufficio stampa, un manager che le cura i contratti e collaborazioni milionarie con i brand. Ha persino reso la sua famiglia una sorta di clan come quello dei Kardashian: sua sorella Dixie (34 milioni di follower su TikTok), suo papà Marc (7 milioni) e sua mamma Heidi (quasi 6 milioni). E tutti e quattro, tutti, sbarcheranno anche su Triller.

«Non potremmo essere più orgogliosi di dare il benvenuto alla famiglia D’Amelio», ha gongolato Bobby Sarnevesht, il presidente esecutivo di Triller. La piattaforma è nata da poco, ma ha già fatto preoccupare i boss di TikTok, alle prese con il boicottaggio da parte di Trump. Perché Triller, in fondo quasi una copia di TikTok, ha una specifica che ai tempi del trumpismo e della nazionalizzazione dei social in chiave anti-cinese, è parecchio preziosa: è americana.

È stata fondata nel 2015 da una società statunitense già al centro di alcune polemiche su scandali finanziari, ma è nell’ultimo anno che ha iniziato a fare numeri interessanti. Complice il bando di TikTok in India, è arrivata a 120 milioni di download e oggi conta 100 milioni di utenti attivi al mese e più di 27 attivi ogni giorno negli Stati Uniti. Sono circa la metà di quelli di TikTok, ma promettenti.

Qualche mese fa ha dato il benvenuto alla famiglia Trump. Donald stesso ci è sbarcato, appoggiando esplicitamente una piattaforma americana, pubblicando un video già visto da 100 milioni di americani e puntando sulla piattaforma per il rush finale della sua campagna.

Attirati dall’opportunità, quelli di Triller hanno messo mano al portafoglio, ne hanno tirato fuori 50 milioni di dollari e si sono aggiudicati la diretta dell’attesissimo incontro di pugilato di Mike Tyson, al ritorno sul ring dopo 15 anni dal ritiro. Ora puntano a far migrare altre star come Charli.

In fondo la giovane Charli è la persona che rimarrebbe più danneggiata nel mondo se la crisi diplomatica più drammatica degli ultimi 50 anni tra America e Cina non sarà superata. Lei si è regolata di conseguenza e ha fatto Log in.

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