Abbiamo un problemaDestra e sinistra italiane sognano un presidente degli Stati Uniti antiamericano

Una parte della nostra classe politica vorrebbe un Commander in chief con un programma molto semplice: distruggere quello che ha sempre rappresentato l’America, rendendola meno liberale, meno espansionistica e anche meno rappresentativa di un immaginario di valori, desideri, stili e consumi globalizzati. Con Trump gli era andata bene (e infatti gli manca), e ora si lamentano che invece Biden è un politico normale

LaPresse

Anche le elezioni presidenziali americane, riportate alle categorie della politica italiana, finiscono per italianizzarsi, cioè per precipitare nel nonsense o nell’assurdo. In questo quadro le polarizzazioni, più sono intense, e gli scontri, più sono totali, oppongono fazioni che odiano concretamente le stesse cose ma ne amano idealmente di diverse, e dunque non tollerano di riconoscere di avere lo stesso problema, che però è politicamente un indiscutibile segno di (quasi sempre rinnegata) parentela.

Il problema è proprio l’America. Prendiamo gli “antiglobalisti” di destra e di sinistra, i nemici diversi dell’americanizzazione del pianeta e dell’integrazione economica internazionale. Non vogliono le stesse cose, ma hanno lo stesso nemico, che i loro padri e nonni – in un mondo pre-globale in cui il potere americano era qualificato più vetustamente “imperialistico” – avevano già individuato come tale, nella persuasione, trasmessa a figli e nipoti, che il liberalismo, in tutti i suoi aspetti, fosse un nemico della libertà individuale degli uomini e dell’identità collettiva dei popoli e che il capitalismo  americano aggiungesse l’arroganza economica alla lascivia politica e consegnasse il mondo a un destino mostruoso.

L’elezione di Biden ha riproposto lo stesso schema, con la sinistra-sinistra speranzosa di avere finalmente trovato un presidente anti-americano, e la destra-destra disperata invece di averlo perduto, essendo però abbastanza chiaro che per entrambe il problema vero, a cui dalle presidenziali si attendevano una soluzione, era proprio l’America nella sua realtà storica e nella sua dimensione politica globale.

Così, per fare due esempi, mentre Francesco Giubilei si rammarica e dice che con «con l’elezione di Biden cade l’ultimo argine al globalismo», il responsabile economico del Pd Emanuele Felice, quasi avesse vinto direttamente Bernie Sanders, annuncia che il risultato delle presidenziali porterà «alla messa in discussione dell’ideologia neo-liberale e del modello di sviluppo americano che ne è figlio».

In entrambi i casi si tratta di giudizi convergenti attorno all’idea che l’America, per emendarsi e per guarire il mondo dalla malattia che rappresenta, debba diventare meno americana, cioè meno liberale, meno espansionistica con il suo soft power culturale e hard power militare, meno rappresentativa di un immaginario di valori, desideri, stili e consumi globalizzati e quindi standardizzati e omologanti. Insomma chi pensa che tutto ciò che non andava, non va e non andrà nel mondo rimandi in qualche modo alla Washington pre-trumpiana, ha aspettato dalle elezioni americane una sorta di ricompensa della propria tenacia, una tardiva soddisfazione del proprio antico pregiudizio.

Se la Presidenza Trump è stata e rimarrà presumibilmente una ferita aperta nel corpo politico americano, il segno di una divisione che l’elezione di Biden non ha di per sé ricomposto e che le dinamiche demografiche rischiano perfino di aggravare, a destra e a sinistra in troppi continuano a parlare del proprio problema con l’America, non del problema dell’America, che è – questo sì – un vero problema per paesi, come l’Italia, cresciuti e pasciuti per tre quarti di secolo sotto l’ombrello protettivo dell’alleato a stelle e strisce.

Si è scampata (forse anche casualmente, vedi Covid) quella che per il mondo rischiava di diventare una catastrofe e la presidenza Trump aveva mostrato inopinatamente possibile, cioè il riflusso della storia americana e della sua potenza nel gorgo del nazionalismo dell’impotenza che affligge molte democrazie occidentali. Ma per gli anti-americani, anti-liberali, anti-globalisti italiani un presidente anti-americano rimane un sogno.

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