L’accordo con Gino StradaCalabria, commissari in fuga: ora in pole c’è un ex finanziere

Dopo il no di Eugenio Gaudio, Conte difende il ministro Speranza e dice che le nomine sono una sua responsabilità. Mentre il fondatore di Emergency da oggi sarà nella regione, dopo l’intesa con la Protezione Civile per la costruzione di ospedali da campo e Covid hotel

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Tre commissari in dieci giorni hanno fatto le valigie. Succede in Calabria, la regione con la sanità più disastrata d’Italia. Il terzo no, quello di Eugenio Gaudio, ex rettore della Sapienza la cui consorte avrebbe detto «no» all’idea del trasferimento a Catanzaro, arriva nel giorno in cui nella zona rossa in riva allo Stretto si segnano ben 680 contagi da Covid-19.

E mentre Gino Strada da oggi sarà nella regione, dopo aver raggiunto un accordo tra Emergency e la Protezione Civile per la costruzione di ospedali da campo e Covid hotel, il governo è punto e a capo. Strada, attraverso i social, ha fatto capire che non sarà lui il commissario. Serve quindi un altro nome. In pole – secondo quanto riporta Repubblica – ora ci sarebbe Federico Maurizio D’Andrea, manager calabrese trapiantato a Milano, ex colonnello della Guardia di Finanza ed ex presidente di Sogei e Olivetti.

È il quarto nome tirato fuori dopo una giornata infernale. Gaudio nega che sia stato spinto al passo indietro dalle notizie sulla inchiesta di Catania in cui è coinvolto. Spiega di aver «trovato resistenze in casa, e a queste mi piego. L’ho segnalato per tempo al governo». Il ministro della Salute, Roberto Speranza, nega di essere stato pre-avvertito, ma il rettore fa capire che il rapporto lo teneva direttamente con il presidente del Consiglio.

Il governatore Nino Spirlì, leghista, intanto si oppone all’arrivo di Strada. Mentre il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, Pd, oggi sarà a manifestare di fronte a Palazzo Chigi con gli altri sindaci della regione per chiedere a Conte la fine del commissariamento della sanità calabrese dopo undici anni e l’azzeramento del debito sanitario.

Ma, dopo la fuga del terzo commissario in dieci giorni, sotto accusa finisce tutto il governo. «In Calabria c’è un’urgenza, bisogna nominare il commissario il prima possibile. Bisogna decidere subito e decidere bene», ha detto ieri sera Luigi Di Maio. Aggiungendo: «Non voglio criticare il ministro Speranza, ma con un nome come quello di Gino Strada prima si accerta che la decisione sia praticabile e poi si annuncia».

Speranza tace. E a difenderlo interviene Conte. «Mi assumo tutta la responsabilità della scelta di Gaudio. Non solo del fatto che la designazione non è andata a buon fine, ma anche delle precedenti nomine», avrebbe spiegato il presidente del Consiglio in una videochiamata con gli esponenti di maggioranza. Ma, ha spiegato, «sia per Zuccatelli, che per Gaudio, c’è stato il pieno confronto e la condivisione con tutti i ministri coinvolti».

Ora, chi sarà commissario è ancora da definire. «Avverto la forte responsabilità decisionale dopo i passi falsi compiuti», ammette Conte. Non basterà la persona giusta per risanare anni di mala gestione. Ma «un commissario di elevata caratura». Uno che, dopo tutti questi balletti, sia disposto a dire «sì». Impresa tutt’altro che facile.

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