Tradizioni La Festa del Ringraziamento ci parla degli Stati Uniti e del loro modo di mangiare

La diversificazione della società americana non ha mai smesso di affermarsi attraverso il cibo, con mais, tacchini e spezie cajun a rappresentare diverse tradizioni ma anche differenti culture. Che inizi a farlo anche grazie alla politica?

I momenti in cui sentiamo parlare più degli Stati Uniti in Europa, Italia inclusa, sono essenzialmente due: le elezioni presidenziali e la Festa del Ringraziamento. Ogni quattro anni, 2020 compreso, queste due occasioni sono particolarmente vicine e creano un punto di contatto, un “ponte” con gli Stati Uniti difficile da ignorare. Certo, anche Halloween è un momento “ereditato” dalla cultura americana, ma è stato, soprattutto negli ultimi anni, talmente interiorizzato anche in Europa, che non suscita più curiosità come lo possono essere l’elezione di un nuovo presidente o una tradizione di cui – per fortuna – non ci siamo ancora appropriati, come il Thanksgiving, che ricorre annualmente negli Stati Uniti ogni ultimo giovedì di novembre. Gli Stati Uniti dopotutto si confermano sempre di più quel cugino un po’ strano, così simile a noi ma che non riusciamo a comprendere mai del tutto. Ma come ogni quattro anni rimaniamo perplessi quando si parla di Grandi Elettori, del perché aspettiamo per ore – e a volte per giorni – i risultati di certi stati come la Pennsylvania, la Georgia, il Texas, ci siamo mai chiesti davvero che cos’è il Ringraziamento e che cosa ci può dire della società americana?

Tutti abbiamo visto almeno una volta un film o letto un libro in cui si descriveva il tipico Ringraziamento, a base di tacchino, torta di zucca, purè e salsa di mirtilli. Eppure, anche la storia ufficiale della festa statunitense e protestante per eccellenza ha dei risvolti non sempre noti. Attraverso il Thanksgiving si celebra l’arrivo su suolo americano della nave Mayflowers, con a bordo i pellegrini e patrioti che fondano una delle prime colonie del Nuovo Mondo e che nel 1621 festeggiano, insieme ai Nativi Americani, la prima festa del raccolto, in cui ringraziano per l’abbondanza e il cibo che consumano. Simili “feste” non erano una novità: venivano praticate da contadini, allevatori e maestranze in tutta Europa da diversi secoli e in diversi periodi dell’anno. Anche la particolare celebrazione del 1621 non aveva lo scopo né la pretesa di entrare nella storia e infatti così non sarà fino al diciannovesimo secolo, quando Sarah Josepha Hale, la direttrice di “Godey’s Lady’s Book”, una popolare rivista femminile, decise di iniziare una campagna per far sì che fosse istituzionalizzato e nazionalizzato un giorno del Ringraziamento unico per tutti gli Stati Uniti (che in quel momento ancora non lo erano), una festa annuale nella cui data le persone potessero mangiare, riunirsi e celebrare un momento di festa, in mezzo ai tumulti della storia e della vita. Sì, proprio così, dietro alla Festa del Ringraziamento diventato celebrazione popolare, c’è lo zampino nientemeno che di una donna: la sua battaglia durò 17 anni e fu portata al cospetto di 5 presidenti , fino a quando nel 1863, nel bel mezzo della Guerra Civile, Abramo Lincoln colse l’occasione e istituzionalizzò quest’unica festa per tutto il Paese che proprio in quei giorni si stava davvero unendo, l’ultimo giovedì di novembre, dichiarando che anche nel mezzo di un evento tragico come la guerra civile, c’era comunque qualcosa di cui essere grati. Con il passare del tempo, la ricorrenza assunse carattere religioso e simbolico, di cooperazione tra i pellegrini e i Nativi Americani, di celebrazione della resilienza che diventerà parte costituente degli Stati Uniti e, soprattutto negli ultimi due decenni, rappresenterà simbolo di consumismo e banchetti pantagruelici.

In Europa, quando si parla di tradizione culinaria, solitamente le parole “Stati Uniti” non sono mai presenti nella frase. Lo stereotipo tende a considerare (giustamente, in alcuni casi) gli Stati Uniti come la patria del junk food, del cibo notoriamente non salutare, sotto steroidi e “rubato” da altre discendenze culinarie. In un Paese dove l’ottimizzazione dei tempi e la massimizzazione dei risultati sono diventati lo stile di vita di una parte della popolazione, mentre l’altra parte non ha soldi per permettersi cibi non processati o vive addirittura in food deserts, distanti dei chilometri da un negozio dove poter acquistare generi alimentari per cucinare, la Festa del Ringraziamento rappresenta un momento sacro di unione e il giorno in cui la maggior parte delle famiglie mette in tavola un vero e proprio pasto cucinato e preparato nella cucina di casa. Il Ringraziamento riflette gli Stati Uniti e l’immagine che torna indietro non è né univoca né stereotipata.

Nel Sud degli Stati Uniti, in stati come il Texas, il New Mexico, l’Ariziona, ma anche la California il tacchino viene fritto o diventa il ripieno di tamales, due varianti che derivano rispettivamente dalle tradizioni afro e messicane, interiorizzate e “digerite” all’interno del protestantissimo Ringraziamento. Non solo il Sud: nello stesso New England, nei pressi delle sacre sponde che toccò il Mayflowers, uno dei piatti più preparati è l’Indian pudding. Anche se oggi il nome non viene più considerato politically correct e i suoi ingredienti si sono molto imborghesiti (nei ristoranti più turistici di Boston e non solo, lo potete trovare accompagnato da gelato alla vaniglia), questo budino preparato con farina di mais e melassa, è stata una delle prime vere e proprie ricette preparate dai pellegrini con il mais, un cereale molto apprezzato dai Nativi Americani, ma inizialmente molto poco considerano dai nuovi arrivati europei, che lo ritenevano di basso livello rispetto al grano e al frumento. Come in molti altri aspetti, per poter sopravvivere e vivere in questo Nuovo Mondo, i pellegrini dovettero adattarsi e “prendere in prestito” alcune idee dai vicini, anche se li consideravano dei selvaggi. La tradizione italiana trova il suo degno corrispettivo a New York e nel New Jersey dove le seconde, terze e quarte generazioni degli immigrati di inizio ‘900 servono, prima dell’immancabile tacchino, i “manicotti” dei veri e propri cannelloni ripieni di ricotta, ma anche pasta con meatballs, le polpette di carne, o le intramontabili lasagne. E si potrebbe andare avanti ancora a lungo, passando per i famosissimi maccaroni & cheese, preparati in particolare nel Sud degli States, e senza dimenticare i piatti cajun, come la jambalaya di tacchino, che la fa da padrone in Louisiana e che ha ascendenze francesi, italiane, portoghesi e afro americane, soprattutto per quella parte speziata e piccante, tipica della cucina del Sud e che deriva dall’abitudine di generazioni di cuochi e cuoche di origini africane che utilizzarono per i piatti dei loro padroni le spezie tipiche delle loro terre, importate attraverso rotte simili a quelle che li avevano traghettati verso una vita di schiavitù.

Si tende a dimenticare che il cibo prima di tutto riflette la società e così come quest’ultima, la storia della cucina degli Stati Uniti è un melting pot, è un insieme delle tante culture e immigrazioni che hanno contraddistinto questa terra fin dalla sua fondazione. Le figure che hanno caratterizzato le cronache di queste ultime elezioni, da Kamala Harris, prima donna indo-afroamericana ad arrivare alla vicepresidenza, passando per il populista Donald Trump e da Stacey Abrams, che grazie al suo movimento grassroots ha portato per la prima volta dopo decenni la Georgia ai democratici mobilizzando e permettendo a migliaia di persone di colore di votare, fino ad arrivare a Joe Biden, il 46esimo presidente eletto, veterano della politica che però si è sempre rifiutato di arricchirsi tramite essa, ne sono un esempio lampante, oggi più che mai.

La Festa del Ringraziamento, come tanti avvenimenti nella storia americana, è stata una festa istituita dai bianchi per i bianchi. Eppure, come tanti avvenimenti della storia americana, è intrinsecamente legata alla società nel suo complesso e alle sue tante sfaccettature: molto spesso ignorate, mai del tutto sparite e che anno dopo anno diventano di diritto delle vere e proprie tradizioni, parte della storia di un popolo. Il cibo, dopotutto, è sempre il riflesso più chiaro di una società, ne trasmette le origini, le passioni e le radici. Forse dal 20 gennaio 2021, quando il ticket Biden-Harris entrerà di diritto alla Casa Bianca, anche la politica inizierà a farlo.