Le pagelle a gennaioStatali, niente più smart working per chi lavora poco

A inizio anno arriveranno le prime valutazioni sui dipendenti pubblici che praticano il lavoro agile. Torneranno in ufficio quelli che raggiungono voti bassi, scrive Il Messaggero

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

Con l’arrivo dei piani organizzativi del lavoro agile, cambiano le pagelle per gli impiegati pubblici. Le valutazioni – spiega Il Messaggero – da gennaio saranno mensili. Chi lavorerà meno, però, non dovrebbe subire sanzioni sotto il profilo retributivo. Si pensa invece di far tornare subito in ufficio i meno produttivi.

Del resto, con i Pola, piani per chi svolge attività a distanza, il lavoro agile verrà esteso ad almeno il 60% degli statali che svolgono attività che non vanno rese necessariamente in presenza. E almeno nelle intenzioni della ministra per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, i dipendenti che non raggiungeranno i target fissati dovranno fare ritorno dietro la scrivania.

Il meccanismo, in realtà, è ancora tutto da mettere a punto. Perché le amministrazioni che «dimenticheranno» di presentare i Pola entro il 31 gennaio non subiranno alcuna sanzione. Tanto che il ministero sta pensando anche a dei premi per i dirigenti che si faranno trovare pronti all’appuntamento, finanziati proprio con i risparmi prodotti dal lavoro agile. Risparmi che invece i sindacati vorrebbero usare per l’aumento delle retribuzioni e per l’acquisto di dispositivi medici di protezione adeguati da distribuire agli enti che ne sono carenti.

I dipendenti pubblici che possono svolgere completamente l’attività da remoto sono circa mezzo milione. I criteri di valutazione dei dipendenti pubblici in smart working resteranno però più o meno gli stessi di quelli in presenza: numero di pratiche assolte e quantità di utenti serviti nella quota di tempo passata a lavorare da casa. Ma conterà anche il tempo di risposta alle email di lavoro.

Questa estate, quando in tanti hanno puntato il dito contro i dipendenti pubblici accusati di nascondersi dietro lo smart working per lavorare meno, sono circolati i risultati di un monitoraggio secondo cui nei mesi di lockdown e fino a luglio oltre 500mila statali esonerati dal servizio hanno continuato a percepire lo stipendio senza alzare un dito visto che prima della pandemia svolgevano mansioni non replicabili da remoto. Con un piano smart working strutturato, uno scenario simile però non dovrà ripetersi.

E con le valutazioni ravvicinate nel tempo, chi non sarà in grado di rispettare alti livelli di efficienza a distanza, già dopo un mese dovrà dire addio allo smart working.