Difendere per non dimenticareLa strategia dell’Austria per combattere l’antisemitismo

Il piano di Vienna si compone di 38 proposte concrete, che vanno dalla formazione continua per pedagoghi e insegnanti alla garanzia di una efficace persecuzione dell’odio contro la comunità ebraica. Uno strumento necessario in un Paese in cui nel 2019 gli attacchi contro gli ebrei sono stati 550, in aumento rispetto al passato

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Difendere oggi per non dimenticare ciò che è successo ieri. L’Austria è stato il primo Paese europeo a presentare una propria strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo. Un gesto importante fatto in un momento significativo dell’anno, quello in cui si ricordano le vittime dell’Olocausto nazista dove videro la morte 6 milioni di ebrei.

«Dobbiamo proteggere la vita ebraica e renderla visibile, questa strategia è una pietra miliare nella lotta all’antisemitismo», ha commentato Karoline Edtstadler, ministra per gli Affari europei e costituzionali del governo di Sebastian Kurz. Un piano innovativo che ha ricevuto anche il plauso dell’Europa. Secondo Katharina von Schnurbein, coordinatrice europea nella lotta all’antisemitismo, «nel piano di Vienna non ci sono parole ma fatti. C’è tutto: ci sono le strutture preposte per la segnalazione e il perseguimento dei reati contro l’antisemitismo, ci sono i finanziamenti e le iniziative sia nazionali sia europee per combattere questo fenomeno».

«È un piano corretto, ma l’importante è che ci sia la volontà politica di farlo», ha dichiarato Bini Guttmann, presidente dell’Unione europea degli studenti ebrei, ad Euractiv Germania. «Gli sforzi sembrano seri e il recente cambio di governo ha favorito una lotta più seria a questo fenomeno, ma aspettiamo l’implementazione concreta del piano».

Le lodi sono effettivamente ben riposte. Il piano austriaco, disponibile sul sito della Cancelleria, presenta 6 pilastri: istruzione, sicurezza, legge, integrazione, documentazione e società civile. Tra le 38 proposte concrete sono presenti norme che riguardano la formazione continua per pedagoghi e insegnanti, al fine di prevenire l’antisemitismo sin dalle scuole; la protezione delle comunità e istituzioni ebraiche, i cui fondi sono stati triplicati e portati a 4 milioni di euro; la garanzia di un efficace persecuzione dell’antisemitismo e di una maggiore attenzione alla prevenzione del fenomeno tra coloro che vengono integrati nella società. Un dato da non sottovalutare, visto che secondo i numeri dell’istituto di ricerca Ifes di marzo 2020 i pregiudizi contro gli ebrei si riscontrano in misura maggiore tra gli immigrati, come arabi e turchi.

Nel Paese il 10% della popolazione ha sentimenti fortemente antisemiti mentre nel 30% sono più latenti. Un discorso d’odio che si estende non solo allo stato di Israele, in cui molti vedono la causa dei problemi in Medio Oriente, ma anche all’Olocausto, da alcuni negato.

La strategia nazionale austriaca propone inoltre una cooperazione attiva a livello europeo per la prevenzione del fenomeno: a questo fine è stato istituito un Centro di documentazione per gli incidenti antisemiti per la raccolta di tutti i dati, in rapida crescita in Austria nell’ultimo periodo.

L’ultimo episodio risale allo scorso 2 novembre, quando un commando di terroristi ha ucciso quattro persone nei pressi della sinagoga di Vienna, ma non si dimentica nemmeno il pestaggio di un rabbino a Graz nel 2019. Secondo le ultime ricerche gli incidenti in Austria nel 2019 sono stati 550, più del doppio di quelli di appena 5 anni prima. Un dato grave che evidenzia la crescita di un fenomeno non solo nel Paese alpino ma anche nel resto d’Europa a cui anche la Commissione ha deciso di porre un freno.

Già nel 2018 la presidenza austriaca del Consiglio aveva impegnato i capi di Stato e di governo europei a sottoscrivere una dichiarazione che combattesse l’antisemitismo e proteggesse la vita degli Ebrei in Europa. Un problema che sembra addirittura essersi aggravato a causa della pandemia: secondo l’università di Tel Aviv gli attacchi antisemiti in rete sono cresciuti del 18% e il World Jewish Congress ha messo in guardia sulla proliferazione di teorie del complotto che accusano gli ebrei di creare o diffondere il virus. Per questo l’Europa ha deciso di accelerare negli ultimi mesi.

A novembre dodici Stati dell’Unione Europea, tra cui l’Austria e anche l’Italia, sono stati tra coloro che hanno presentato impegni per incoraggiare le Nazioni Unite ad affrontare meglio la lotta contro l’antisemitismo. Una lotta portata anche nelle istituzioni comunitarie: a dicembre il Consiglio Europeo ha adottato una risoluzione che impegna gli Stati ad adottare strategie nazionali per combattere l’antisemitismo con politiche trasversali in ogni settore. Infine, lo scorso 8 gennaio la Commissione ha adottato un manuale per l’uso pratico della definizione di antisemitismo, insieme all’Alleanza internazionale per la memoria sull’Olocausto (Ihra).

«Anche l’Italia ha una sua strategia contro l’antisemitismo, l’avremmo dovuta presentare in occasione del Giorno della Memoria insieme al premier Conte ma purtroppo a causa della crisi di governo non sarà più possibile», sottolinea a Linkiesta la professoressa di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano Milena Santerini, coordinatrice del gruppo di lavoro. «Abbiamo seguito quanto ci è stato indicato dal Consiglio Europeo che ha chiesto a tutti gli Stati di istituire gruppi di lavoro, adottare la definizione di antisemitismo dell’Ihra e poi redigere un documento che fosse in grado di aiutare le istituzioni a perseguire l’antisemitismo in tutti i settori».

Un lavoro che il gruppo ha eseguito. «All’interno del documento chiediamo al Parlamento di rivedere le norme contro i reati di odio per comprendere anche l’evoluzione dell’antisemitismo in rete, al ministero dell’Interno di rivederne la definizione e ai vari ministeri di includere nel loro codice etico linee guida che comprendano una lotta più efficace al fenomeno». Secondo Santerini quello che serve all’Italia è «soprattutto un aggiornamento sui crimini. Nel nostro Paese manca ancora un sistema di rilevazione dei reati contro l’antisemitismo, visto che rileviamo il fenomeno basandoci sulle segnalazioni che vengono girate al Cdec, Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. Nel 2020 sono state 230, di cui il 70-80% online, e sono state meno dell’anno scorso, ma sui dati non c’è certezza. Inoltre, sarebbe molto utile una norma sull’hate speech in rete: serve una legge di rimozione, come in Germania, che obblighi le grandi compagnie a rimuovere quei discorsi d’odio presenti sulla rete che spesso le loro blande regole di policy non riescono a controllare. Sarebbe un bel modo per lo Stato di tornare a fare lo Stato, imponendo anche a questi grandi attori le proprie leggi anziché farsele imporre».

Un punto importante sottolineato a Linkiesta anche da Noemi di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. «L’hate speech è solo l’ultima fase dell’antisemitismo, che è l’esplicitazione di un pregiudizio. Come istituzioni dobbiamo farci carico di questo sentimento di odio e sradicarlo. Il rischio è che poi questo odio da atto singolo diventi un pregiudizio di sistema». Un motivo in più per occuparsene, in un giorno speciale come quello della Memoria.

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