Lentezza rivendicataAnche la Francia, nella sua grandeur, è in forte ritardo sulle vaccinazioni

Con poco più di 500 vaccinati al primo gennaio, è l’ultima in Europa. La situazione è frutto di una strategia del governo, che però ha ricevuto moltissime critiche ed è stata modificata: ora Parigi assicura che entro la fine del mese le dosi somministrate saranno in linea con il resto del continente. L’Eliseo ci spera, la rielezione di Macron passa anche da una campagna vaccinale di successo

Lapresse

Secondo il portale Our World in Data dell’Università di Oxford, che monitora in tempo reale i dati sul vaccino in tutto il mondo, la Francia è l’ultimo paese in Europa per vaccinazioni: al primo gennaio 2021 soltanto 516 persone avevano ricevuto la prima dose. Un ritardo che sta cominciando a mettere in difficoltà il governo francese, accusato dall’opposizione, dall’opinione pubblica e da parte della comunità scientifica di aver già «fallito» la campagna.

Domenica 3 gennaio l’Académie des sciences ha pubblicato una lettera aperta all’esecutivo per chiedere «un’accelerazione del processo di vaccinazione», giudicato troppo lento se comparato agli altri Paesi.

Sempre domenica il presidente Emmanuel Macron ha affidato al Journal du Dimanche, tra i principali settimanali del paese, la sua irritazione: «Siamo su un ritmo da passeggiata in famiglia, non è né all’altezza del momento né all’altezza dei francesi. La situazione deve cambiare in modo radicale, e velocemente. C’è stata una lentezza ingiustificabile».

La Francia ha cominciato a vaccinare la popolazione il 27 dicembre come tutta Europa, e ha ricevuto le stesse dosi pro capite dall’azienda farmaceutica Pfizer/BioNtech degli altri Stati membri. Eppure, per adesso, sembra clamorosamente in ritardo, probabilmente frutto di due intenzioni contraddittorie da parte del governo. Da un lato accelerare con i vaccini, dall’altro rassicurare la parte di opinione pubblica ostile alla vaccinazione. 

La Francia è il paese europeo più scettico da questo punto di vista: secondo un sondaggio dell’istituto Ifop pubblicato lo scorso 3 dicembre, il 61% dei francesi non ha intenzione di vaccinarsi. Un numero elevatissimo e con un trend in ascesa (in un sondaggio di novembre rispondeva così il 59% degli intervistati), che naturalmente preoccupa l’Eliseo.

«La situazione è complessa, perché siamo stretti tra gli scettici e chi vuole il vaccino subito», ha spiegato al Parisien il professore Daniel Floret, membro dell’Alta autorità della Salute, difendendo la strategia della «lentezza rivendicata» per evitare di  irritare troppo gli antivaccinisti e guadagnare il favore dell’opinione pubblica a poco a poco. 

Il ministro della Salute Olivier Véran, intervistato da France 2 la settimana scorsa, aveva ammesso che il ritardo non è casuale o frutto di una impreparazione del sistema sanitario: «Rivendichiamo lo scarto con gli altri Paesi perché quello che conta è avere gli stessi risultati il 31 gennaio, non oggi. Stiamo lavorando per proteggere le persone più fragili e per aumentare l’adesione e la fiducia nella vaccinazione». 

Per l’esecutivo, parte delle ragioni di questo ritardo sono da attribuire alla decisione di vaccinare prima di tutti gli anziani che soggiornano nelle RSA, circa 600mila persone.

Questa scelta, che comporta problemi anche in Italia per gli stessi motivi, non può che rallentare la campagna: per la vaccinazione  occorre il consenso informato del paziente, una procedura complessa per chi è affetto da malattie che impediscono di intendere e di volere come l’Alzheimer. In questi casi c’è bisogno del consenso del tutore, che può non essere immediato.

Il “colpo di collera” di Macron ha quindi prodotto i primi risultati, perché il governo francese ha deciso di velocizzare alcune procedure inizialmente previste in un secondo momento. A partire da ieri sono cominciate le vaccinazioni del personale sanitario con più di 50 anni, che invece era stato calendarizzato a febbraio, e il ministro della Salute ha annunciato l’organizzazione di padiglioni per accogliere chi vuole vaccinarsi, una scelta che era stata scartata soltanto poche settimane fa.

Lunedì pomeriggio, in un punto stampa, il ministro Véran ha assicurato che il personale sanitario ha somministrato «migliaia di vaccini» in giornata e che il programma della campagna procederà come previsto, tenuto conto delle decisioni dell’ultimo weekend. In una prima fase verranno quindi vaccinati gli ospiti delle RSA e il loro personale sanitario, oltre ai medici con più di cinquant’anni. In totale circa 2 milioni di persone, che saranno seguite dagli over 65, 14 milioni di persone. La modalità con cui si somministreranno le dosi agli over 65 non sono però ancora state decise: «Stiamo ragionando sul modo migliore per farlo, non abbiamo ancora deciso», ha detto una persona dell’entourage di Véran all’Opinion.

La dichiarazione del presidente e i nuovi piani dell’esecutivo dimostrano che la questione, per la maggioranza macronista, è anche politica: difficilmente alle elezioni presidenziali del 2022 Emmanuel Macron verrà giudicato sul rispetto del programma elettorale con cui è stato eletto; la pandemia ha stravolto l’agenda politica e cambiato le priorità e le percezioni dell’elettorato.

Parte della prossima campagna elettorale che comincerà il prossimo autunno, e che per alcuni versi è già cominciata, si giocherà sulla gestione della crisi sanitaria ed economica. Va da sé che una campagna vaccinale fallita, dopo le dichiarazioni avventate sulle mascherine, giudicate inutili se non pericolose dal governo nelle prime fasi dell’epidemia e poi imposte con grandissimo ritardo in tutti gli spazi pubblici, peserebbe sul consenso del presidente.

In questo senso vanno lette le preoccupazioni di Macron, che in un Consiglio di difesa a inizio dicembre aveva espresso chiaramente ai suoi ministri la delicatezza politica di questa fase: « Vedo un rischio, e cioè che nei primi giorni o nelle prime settimane della campagna vaccinale ci troveremo indietro rispetto alla Germania. E vi chiedo di fare di tutto affinché questo scarto sia il meno profondo possibile».

Nel weekend il portavoce del governo, Gabriel Attal, ha provato a minimizzare su LCI : « Il governo non fugge dalle sue responsabilità, ma non si giudica una campagna di vaccinazione che durerà sei mesi in sei giorni».  Ma, come sulle mascherine, non mancano dichiarazioni poco comprensibili da parte di alcuni esponenti del governo. 

Domenica, la ministra dell’Insegnamento superiore, Frédérique Vidal, ha scritto su Twitter che «la Francia non è in ritardo, ma ha fatto la scelta di utilizzare e di preparare dei vaccini che potranno avere una diffusione più ampia rispetto ai vaccini attuali», alimentando il dubbio che l’esecutivo stesse aspettando il vaccino dell’azienda francese Sanofi, che avrà un ritardo di mesi rispetto alle prime stime. Dubbio difficilmente dimostrabile, ma in un tale contesto di sfiducia meglio evitare uscite facilmente strumentalizzabili.

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