Il prossimo decretoL’agenda Draghi parte con 32 miliardi: le decisioni su licenziamenti e aiuti alle imprese

Nel suo discorso programmatico, il presidente del Consiglio non è entrato nei dettagli su cosa fare dopo il 31 marzo, ma ha anticipato la messa in atto di un criterio selettivo di sostegno alle aziende in crisi. Il “ristori 5” congelato potrebbe arrivare la prossima settimana

AP Photo/Alessandra Tarantino, Pool

Il quinto decreto ristori, rimasto congelato con la crisi di governo, è atteso la prossima settimana. Il provvedimento da 32 miliardi sarà il primo banco di prova del governo Draghi dopo aver ottenuto la fiducia.

Il presidente del Consiglio eredita una situazione sempre più precaria. L’Italia è l’unico Paese europeo che blocca ancora tutti i licenziamenti. Ed è uno dei pochissimi a offrire cassa integrazione per tutti interamente pagata dal debito pubblico, ma pochi aiuti perché chi perde un posto possa ritrovarne un altro – ricorda il Corriere. Insieme alla Spagna, l’Italia è anche il Paese che ha attivato la più vasta massa di sussidi alle imprese fra garanzie bancarie, scadenze fiscali sospese e moratorie sul rimborso dei prestiti (per oltre il 6% del Pil). Intanto i conti liquidi delle imprese sono cresciuti di 96 miliardi di euro, mentre si sono persi oltre 440mila posti di lavoro, tra contratti a termine e autonomi, e si sono accumulati oltre mezzo milione di licenziamenti congelati.

Il decreto, che conta sui 32 miliardi di deficit aggiuntivo approvato dal Parlamento per pagare ristori alle imprese rimaste chiuse e allungare la cassa integrazione da Covid, sarà un test della capacità dei ministri tecnici di gestire le pressioni dei politici e dei sindacati, che chiedono la proroga del blocco dei licenziamenti almeno fino all’estate.

Nel suo discorso programmatico, il presidente del Consiglio non è entrato nei dettagli su cosa fare dopo il 31 marzo, ma ha anticipato la messa in atto di un criterio selettivo di sostegno alle aziende in crisi. Non più aiuti a pioggia: questo sembrerebbe lo schema.

Il blocco dei licenziamenti per tutti scade il 31 marzo e un’opzione allo studio prevede di prorogarlo di un mese, per poi iniziare a ritirarlo da alcuni settori tornati a una certa normalità. Ma il decreto di governo da 32 miliardi potrebbe anche prendere una posizione più attendista almeno fino a tutto giugno per i settori più sofferenti e quelli senza cassa ordinaria.

In parallelo, si va verso la riattivazione estesa delle politiche del lavoro, con il coinvolgimento delle agenzie private e non solo dei centri per l’impiego, che non hanno mai dato prova di efficienza. Draghi li ha citati nel suo discorso, annunciando investimenti sul personale.

Nei giorni scorsi, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha incontrato già le parti sociali. I sindacati si sono detti pronti a ragionare di rafforzamento delle politiche attive e di riforma degli ammortizzatori sociali, ma prima chiedono di prorogare il blocco dei licenziamenti. Non è d’accordo la Confindustria di Carlo Bonomi. «Non vorremmo assistere a una nuova protrazione del blocco generale dei licenziamenti per prendere tempo», ha detto il presidente degli industriali. «Sarebbe l’invito alle imprese a rinviare ulteriormente riorganizzazioni, investimenti e assunzioni». A Draghi ora la sintesi.

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