Da ConfindustriaL’appello di Carlo Bonomi contro la politica dei veti incrociati

Il presidente degli industriali dice che bisogna abbandonare le posizioni precostituite dei partiti e delle parti sociali per trovare soluzioni rapide. «Siamo chiamati tutti a cambiare. E a farlo in tempi brevi. Brevissimi». Draghi «non può farcela se lo lasciamo solo»

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Basta ai veti incrociati e alle posizioni precostituite. Bisogna sedersi tutti intorno allo stesso tavolo e trovare soluzioni concrete in poco tempo.
È l’appello che lancia il presidente di Confindustria Carlo Bonomi dalle colonne di Repubblica, invitando tutti – dai partiti alle parti sociali – a smettere di dire sempre di no. «Il presidente Draghi, pur con tutte le sue qualità, non può farcela se lo lasciamo solo», dice.
Quello che serve, spiega, è «la consapevolezza che i guai sono davvero seri, ma che possiamo e dobbiamo farcela. E che, per farcela, siamo chiamati tutti a cambiare. E a farlo in tempi brevi. Brevissimi».
Perché è oggi – dice Bonomi – «il tempo di accelerare e rendere efficace il piano vaccinale, coinvolgendo in un unico sforzo unitario tutte le strutture e le reti oggi esistenti nella società italiana. Perché per ridefinire il Pnrr, e rendere il più efficace possibile l’impatto dei 209 miliardi del Recovery Plan sulla ripresa e trasformazione dell’Italia, ci sono solo pochissime settimane. Perché per riforme adeguate a cominciare da quella del lavoro, degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, il momento di deciderle è ora, mettendo da parte le liturgie esasperanti che in passato ci hanno resi incapaci. Per avviarle bastano pochi giorni, di confronto costruttivo a oltranza, tutti insieme allo stesso tavolo».
Bonomi aggiunge: «Tutti siamo chiamati a cambiare: atteggiamento, metodo e disponibilità. Non è una necessità che investe solo i partiti e la politica. L’unità di cui ha parlato il presidente Draghi, ottenendo l’amplissima fiducia del Parlamento, è il vero spirito nazionale di una riscossa a cui ogni forza sociale e culturale del Paese deve sentirsi oggi chiamata».
Ma, ammette il presidente degli industriali, «nei primi giorni del governo Draghi questa profonda consapevolezza non sembra ancora manifestarsi. Ma è un’Italia fondata sui poteri di veto, quella che ci ha impoverito e tagliato le ali ancor prima della pandemia. Abbandonare questa patologia non è facile per i partiti: eppure destra, sinistra e antisistema hanno tutti, nel tempo, compartecipato a governi che hanno fallito. Non è facile per lo Stato, che ha visto crescere sempre più l’incomprensione tra Centro e Autonomie. E non è facile per le forze sociali, con la loro troppo lunga storia di contrapposizioni che per molti risulta arduo abbandonare. Ma bisogna farlo. Non c’è alternativa. E bisogna farlo ora».
È questo l’appello lancia Confindustria. «Alla politica, a noi stessi e all’intera società italiana. Nella certezza che siano molti in Italia a pensarla così. Stanchi di veder peggiorare il proprio futuro e quello dei propri figli. Ma indisponibili alla rassegnazione o al cinismo dei veti. Servire l’Italia non è retorica. In momenti tragici della storia, istituzioni e italiani hanno saputo sprigionare tutta l’energia e la convergenza necessarie. Ora servono decisioni rapide, riforme efficaci, obiettivi chiari, strumenti misurabili e il più possibile condivisi nell’attuazione. Ogni competenza ed esperienza, ogni rappresentanza di parti e interessi del Paese deve trarre lezione dagli errori comuni del passato».
L’alternativa, altrimenti, è percorrere una nuova discesa del reddito degli italiani. Non ce lo possiamo più permettere. E Draghi, da solo, non può farcela. «Il fatto che abbia messo la sua competenza e il suo prestigio su questa scommessa, per l’Italia e non per un partito, deve per tutti noi significare la stessa sfida».

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