Oro bluLa storia profonda degli oceani

Il paleoceanografo Eelco Rohling narra la biografia delle grandi distese d’acqua del Pianeta e il loro ruolo nel plasmare il clima, produrre ossigeno e assorbire anidride carbonica e scorie. E spiega anche come è rinato il Mediterraneo 5,33 milioni di anni fa

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Ricostruire la storia di 4,4 miliardi di anni degli oceani della Terra e fornire prove scientifiche che dimostrano il loro ruolo cruciale nel sistema climatico del nostro pianeta. È il traguardo raggiunto da Eelco Rohling, professore di Oceanografia e cambiamenti climatici alla Research School of Earth Sciences della Australian National University e al National Oceanography Centre di Southampton dell’Università di Southampton, con il suo libro Oceani. Una storia profonda.

In un viaggio dalla preistoria fino ai giorni nostri, Rohling descrive i principali eventi nell’evoluzione degli oceani – dalla Terra palla di neve all’estinzione di massa del Permiano – mettendo in luce gli impatti dell’umanità sulla salute e l’abitabilità della Terra. Secondo il professore, i danni fisici e chimici causati agli oceani e alle creature che li abitano negli ultimi due secoli sono stati molto più grandi di quelli indotti, nel corso di centinaia di milioni di anni (eoni), dai processi naturali.

Ma queste immense distese d’acqua sono il nostro primo alleato nella lotta al cambiamento climatico. Gli oceani sono una parte fondamentale del ciclo del carbonio – assorbono circa il 30% delle emissioni di CO2 annue – e del bilancio energetico terrestre: sono proprio loro ad aver assimilato il 90% dell’energia accumulata nel sistema energetico terrestre a causa dell’aumento dei gas serra antropici.

Studi archeologici sui primi umani, vissuti quasi 200.000 anni fa nell’Africa meridionale, hanno rivelato che siamo da tempo immemorabile attratti dal mare e dalla sua scorta apparentemente inesauribile di cibo e conchiglie. Lungo molte delle linee costiere del mondo gli archeologi hanno rinvenuto grandi cumuli di conchiglie cotte o frantumate per consumare le parti commestibili. Le conchiglie sono anche tra i primi oggetti usati a scopo decorativo. Quindi è ufficiale: ci è sempre piaciuto raccogliere conchiglie sulla spiaggia.

Assorbendo gran parte del calore associato al riscaldamento globale, gli oceani ci hanno dato un altro enorme aiuto, in aggiunta all’assorbimento di più di un terzo delle emissioni di CO2. A questo punto sorge una domanda importante: per quanto tempo ancora gli oceani continueranno ad aiutarci?

Oltre ad aver dato il via alla corsa allo spazio, esprimendo l’ambizione di portare un uomo sulla Luna, il presidente J. F. Kennedy ha contribuito anche all’accelerazione della ricerca sugli oceani. Lo ha fatto nel discorso del 1961 al Congresso degli Stati Uniti, nel quale affermò che ‘la conoscenza degli oceani va al di là della semplice curiosità. La nostra stessa sopravvivenza potrebbe dipendere da essa.

Spero che questo libro riuscirà a dimostrare che gli oceani terrestri sono enormi ma non infiniti, e che tutto quello che contengono è interconnesso e richiede una pianificazione e una governance adeguate, che ci impediscano di distruggere il sistema. È facile guardare il mare e pensare che una cosa simile non potrà mai accadere, che l’umanità è troppo piccola per influenzarli. Ma non si potrebbe pensare niente di più sbagliato.

Secondo alcune ricerche, l’estinzione di fine Permiano sarebbe stato l’unico evento nella storia della Terra per il quale potrebbe essersi verificata un’iniezione di carbonio esterno a velocità simili a quelle delle emissioni antropiche. Ma la questione è ancora dibattuta e potrebbe essere considerevolmente inferiore. L’evento di fine Permiano coincise con il peggiore evento di estinzione nella storia del mondo: il 96% della vita marina e il 70% di quella terrestre scomparvero. La fine del Permiano non rappresenta un’analogia perfetta, perché la nostra influenza sul clima non ha precedenti, ma senza dubbio ci può dire molto sulla gravità della crisi attuale.

Il pH degli oceani è già diminuito di 0,1 unità, dal valore preindustriale di 8,2 a quello odierno di 8,1, che rappresenta un aumento dell’acidità del 25% negli ultimi due secoli. Se le emissioni continueranno ai ritmi attuali, si prevede che entro la fine del secolo il pH degli oceani sarà circa 7,8 o addirittura 7,7. Una diminuzione di 0,3 o 0,4 unità, che va ben oltre quello che i pesci e altri organismi marini possono sopportare in laboratorio senza andare incontro a gravi problemi sulla salute, sulla riproduzione e sulla mobilità.

E poi, improvvisamente, circa 5,33 milioni di anni fa il Mediterraneo si riempì nuovamente di acqua di mare. È questo il ‘momento’ in cui cominciò ad aprirsi l’attuale Stretto di Gibilterra. La repentinità del passaggio dai depositi del Lago Mare o da quelli continentali ai depositi di mare aperto suggerisce che questa riconnessione con l’oceano aperto non fu un processo graduale su scale geologiche normali. Sembra invece che la connessione si sia spalancata improvvisamente: questo avrebbe provocato una cascata di acqua dall’Oceano Atlantico verso il bacino del Mediterraneo, che all’epoca era profondo e in gran parte asciutto. Un recente lavoro ha stimato che il 90% del riempimento del Mediterraneo sia avvenuto in un arco di tempo che va da pochi mesi a due anni, causando un innalzamento del livello del mare nel bacino fino a 10 metri al giorno. Dev’essersi trattato di uno spettacolo incredibile, e il boato della cascata deve essere stato assordante.

Edizioni Ambiente

Da Oceani. Una storia profonda di Eelco J. Rohling (Edizioni Ambiente), 288 pp., 24 euro