Quesiti linguisticiQual è la differenza tra “sanificazione” e “disinfezione”? Risponde la Crusca

Sebbene usati in relazione all’eliminazione del Covid, i due termini non sono considerati appropriati per indicare le pratiche di igiene degli ambienti. Sono invece adatti nei casi in cui si parli di insetti, erbe infestanti, al limite anche di roditori e volatili

(AP Photo/Alex Brandon)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Alcuni lettori ci chiedono quale sia la differenza di significato tra sanificare e sanitizzare (e dunque tra sanificazione e sanitizzazione) e quale forma sia da privilegiare per indicare le operazioni di detersione; altri ci chiedono se sia da preferire disinfezione a disinfettazione e disinfestazione.

Risposta
Negli ultimi mesi sono state oggetto di discussione, analisi e perfino regolamentazione alcune delle nostre quotidiane abitudini di igiene personale e domestica. L’incertezza circa le modalità di trasmissione del nuovo coronavirus ha portato gli esperti di virologia e malattie infettive (e di conseguenza anche le autorità istituzionali) a mettere in atto un’opera di sensibilizzazione circa una più prudente profilassi per scongiurare il contagio anche attraverso la mediazione delle superfici degli oggetti e della densità dell’aria. Le incertezze sulle modalità di trasmissione del virus sono tante e tali da indurci ad adottare sempre e comunque le nuove strategie di igiene, ormai codificate e ritualizzate sia presso ogni singolo individuo (dall’uso di gel igienizzanti alla detersione attenta e accurata delle mani e delle parti maggiormente esposte a un eventuale contagio), sia presso gli ambienti domestici e non (le superfici e i sistemi di aerazione di ospedali, ristoranti, negozi, ecc.). In questo contesto è cresciuto l’uso di verbi come sanificare e sanitizzare, disinfettare e disinfestare e dei relativi sostantivi sanificazione, sanitizzazione, disinfezione, disinfettazione e disinfestazione e ciò fa nascere legittimi dubbi sul loro utilizzo e sui diversi e specifici significati dei vari termini.

Partiamo dai verbi sanificare e sanitizzare, che hanno entrambi come base etimologica l’aggettivo sano (dal latino sanus ‘immune da malattie, intatto’). Sanificare aggiunge all’aggettivo sano il suffisso -ificare, tratto dal tema dei composti latini di facēre ‘fare’ e ha riscontri antichi (il GRADIT e lo Zingarelli 2021 segnalano come prima attestazione il 1305-6). Fino al XIX secolo il verbo aveva prevalentemente il significato di ‘risanare, guarire’ non solo il corpo ma anche l’anima, mentre il significato che oggi risulta maggiormente diffuso proviene dal suo derivato sanificazione il cui significato si è specializzato indicando in campo industriale il ‘processo atto a rendere gli impianti industriali igienicamente idonei alla produzione di alimenti’ e anche il ‘trattamento a cui viene sottoposto un alimento per ridurne in misura sufficiente la carica microbica’ (GDLI). Dunque dal verbo sanificare (che non aveva in partenza il significato che oggi analizziamo) si è passati al sostantivo sanificazione (che si è specializzato nel significato relativo all’igiene profonda mirata all’eliminazione di agenti patogeni), il quale ha arricchito di una nuova accezione il verbo di partenza: sanificare oggi indica anche ‘sottoporre a sanificazione’ (GRADIT).

Sanitizzare è invece una parola di più recente formazione: stando al GRADIT risalirebbe al 1983 e avrebbe sempre come base etimologica l’aggettivo sano, mediato questa volta dal sostantivo sanità con l’aggiunta del suffisso -izzare. I vari dizionari fanno riferimento al verbo inglese to sanitize, che ha senz’altro influito sulla formazione del verbo e sulla sua diffusione, la quale risulta, tuttavia, abbastanza contenuta rispetto al concorrente sanificare. Da sanitizzare è derivato il sostantivo sanitizzazione, che il GRADIT riconduce a un sostantivo inglese (sanitization), che però non è registrato nell’OED e conta poche e sporadiche occorrenze nelle pagine in lingua inglese di Google.

Sanificazione ha subito un’evoluzione semantica e a questo proposito non sono da trascurare le primissime occorrenze sui quotidiani nazionali (risalenti alla fine del XIX secolo) in cui il termine contempla il significato di ‘purificazione’ soprattutto dell’aria, applicata ai processi di bonifica dei terreni:

Pare inoltre che […] la Società suddetta abbia divisato di costruire una piccola borgata sul centro della terra acquistata, il che oltre di tornare utile alla Società istessa, verrà ad abituare i contadini ad abitare sopra ai terreni che devono lavorare, e così incominciandosi la colonizzazione del piccolo Tavoliere, come chiamasi il territorio brindisino, progredirà in breve l’agricoltura e, cosa al pari interessante, ne varrà la sanificazione dell’aria e la scomparsa delle paludi. ([s.f.], Corriere del Mattino, “la Stampa”, 8/5/1871, p. 3)

Confrontando i vari dizionari si nota un’ulteriore evoluzione di significato: infatti il GDLI e il GRADIT fanno riferimento al solo campo specifico dell’alimentazione industriale mentre lo Zingarelli 2021 parla di processi igienici applicabili in qualsiasi campo e a qualsiasi tipologia di ambiente, mirati specificatamente all’eliminazione di agenti patogeni. Le prime occorrenze nell’archivio del “Corriere della Sera” (che risalgono agli anni Settanta del secolo scorso) confermano che sanificazione perteneva strettamente all’ambito industriale e in particolare alimentare:

Nei giorni scorsi ci siamo recati al «Pulisan», la 1a Mostra Convegno dei prodotti e tecniche della pulizia industriale e della sanificazione, svoltasi nel quartiere della Fiera di Milano. ([s.f.], L’impresa di pulizia oggi è una macchina, “Corriere della Sera”, 15/11/1970, p. 4)

Giovedì prossimo, alla Fiera di Milano si inaugurerà il secondo «Pulisan – Mostra convegno dei prodotti e delle tecniche della pulizia industriale e della sanificazione». […] Nell’ambito della mostra si svolgerà anche il convegno imperniato su la «Giornata della sanificazione nell’industria alimentare». ([s.f.], In mostra alla Fiera i servizi di pulizia, “Corriere milanese”, 11-12/10/1971, p. 5)

L’ampliamento di significato registrato per sanificazione (non più relegato al solo campo alimentare) trova in parte una giustificazione nella diffusione concomitante di sanitizzare-sanitizzazione su influsso della semantica inglese: to sanitize significa appunto ‘to make sanitary, to disinfect’ [‘rendere sano, disinfettare’] dove sanitary ‘Of or pertaining to the conditions affecting health, esp. with reference to cleanliness and precautions against infection and other deleterious influences’ [‘delle o pertinente alle condizioni che incidono sulla salute, specialmente con riferimento alla pulizia e alle precauzioni contro le infezioni o altre influenze dannose’].

Riassumendo, nel lessico italiano compare prima il verbo sanificare, attestato già dal XIV secolo, ma con significato differente rispetto a quello attuale. Da sanificare deriva il sostantivo sanificazione, con cui si indicano i processi legati prima alla purificazione dell’aria, poi alla sola igiene industriale (e alimentare) e infine a qualsiasi tipo di pratica vòlta all’eliminazione di agenti patogeni (a partire dall’ambito ospedaliero). Sanificare si specializza in una ulteriore fase nel significato di ‘sottoporre a sanificazione’.

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