Annalisa CuzzocreaLa mattina consulta Twitter per leggere i concorrenti, la sera chiede interviste su WhatsApp o Telegram

Luca Passerotti, Archivio fotografico Fondazione Peccioliper

Annalisa Cuzzocrea segue le vicende della politica italiana, con particolare attenzione quelle dei Cinquestelle, per Repubblica, il quotidiano dove lavora dal 2006. Nata a Reggio Calabria, sposata con due figli, Cuzzocrea ha intervistato tutti i protagonisti di questa stagione per il suo giornale ed è spesso ospite nei talk show televisivi. Il 16 marzo esce ”Che fine hanno fatto i bambini – Cronaca di un Paese che non guarda al futuro” (Piemme). Qui risponde al questionario de Linkiesta sui suoi consumi culturali (spoiler: canticchia Nikka Costa).

Appena sveglia, dove cerca le notizie del giorno?
Vado su Twitter. Se ho preso un grosso buco, da lì me ne accorgo subito. Poi apro la app in cui ho tutti i giornali e comincio a guardarli a letto (ma solo dopo aver preparato i bambini per la scuola).

Legge i giornali a colazione col caffè, con una spremuta o con che cos’altro?
Caffè macchiato senza zucchero e biscotti integrali. Durante la colazione ascolto le rassegne stampa in radio.

Sotto la doccia cosa canticchia?
Di tutto, ma soprattutto canzoni vecchie: “Eternal Flames“ delle Bangles, Nikka Costa, cose così. Leggerissime e scacciapensieri.

In che ordine legge i giornali?
Parto dal mio, da Repubblica. Poi Corriere, Stampa, Messaggero, Fatto, Foglio. Il Sole me lo riassume mio marito, mi indica i pezzi da non perdere: lui parte da lì.

Che musica sta ascoltando ultimamente?
Acustica. Ho preso l’abitudine di scrivere con la musica in cuffia. Sempre, non so più farne a meno. E mi riesce di più con le canzoni acustiche, ma non italiane. Quando non lavoro, cerco sull’iPhone nuova musica da scoprire o risento le mie canzoni preferite a seconda dell’umore. Poi Lorenzo. E Ben Harper, Pearl Jam, Tom Petty, Zaz. Davvero di tutto. Anche se ci sono cantanti bravissimi che non sopporto.

Come la ascolta: in streaming, vinile, alla radio?
In radio quando sono in macchina, in vinile i Beatles di “Across the Universe” e i miei Guccini e De Gregori, in streaming mentre scrivo in redazione, sull’iPhone quando sono in giro.

Ha visto Sanremo?
L’ho visto, le canzoni non mi sono piaciute granché, ma metto sul mio podio Fulminacci e Colapesce e Dimartino. Bravissima Matilda De Angelis. E, checché se ne dica, ai miei figli i siparietti con Zlatan Ibrahimović sono piaciuti.

I cinque magazine che non mancano sul divano nel weekend?
La verità? Ho l’Espresso, il Venerdì, a volte porto a casa Vanity e Internazionale. Ma se ho il week end libero leggo libri.

L’ultimo libro che le è piaciuto?
Solo l’ultimo? “Bianco è il colore del danno” di Francesca Mannocchi, che sa essere profonda, rigorosa, mai banale. “Happydemia” di Giacomo Papi, tagliente e tenero, mi ha consolata. “Non sono mai stata via” di Nadia Terranova, scritto come una poesia. “Possiedo la mia anima”, Nadia Fusini su Virginia Woolf. Le poesie di Mario Luzi, che ho riscoperto. Su tutti, negli ultimi anni, “Eccomi” di Jonathan Safran Foer.

Guarda i telegiornali?
Poco.

Che serie tv sta guardando?
“Chiami il mio agente”. Francese. Uno spasso. Ma la serie che mi ha salvata durante il primo lockdown è stata “The Marvelous Mrs. Maisel”, fenomenale.

Social di riferimento?
Twitter per il mondo, Instagram per gli amici.

Ascolta i podcast?
No, sono antica. L’unico podcast che ascolto, per ora, è la rassegna stampa quando non faccio in tempo al mattino. Conto di recuperare però.

Si addormenta con un libro, con un magazine, con una serie tv o con un talk show?
Mi addormento col telefonino in mano chiedendo interviste per il giorno dopo via WhatsApp o Telegram.

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Qui le puntate precedenti di La dieta culturale

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