Francesca ArchibugiAscolta audiolibri mentre fa ginnastichina, «la cosa più noiosa al mondo»

LaPresse:Mario Cartelli

La regista Francesca Archibugi sta preparando il suo nuovo film, tratto dal romanzo “Il Colibrì” di Sandro Veronesi. Inizierà le riprese a giugno, intanto sta facendo i sopralluoghi e i provini, mentre la sera da giurata dell’Academy guarda i film candidati agli Oscar. Qui risponde al questionario de Linkiesta sui suoi consumi culturali e racconta che legge le notizie su Parigi, ascolta Radio3 in macchina, parla da sola sotto la doccia e si mette la crema sui piedi quando guarda Mannoni.

Appena sveglia, dove cerca le notizie del giorno?
La maggiore dei miei figli vive a Parigi, e ho preso l’abitudine a guardare che succede lì. Se piove, se c’è una manifestazione, se ci sono dei lavori che bloccano il metrò. Sono abbonata a Le Parisien. Più che notizie, sono pettegolezzi.

Legge i giornali a colazione col caffè, con una spremuta o con che cos’altro?
La mattina non ho fame, l’unico momento della giornata, così bevo un tè e basta leggendo le Parisien. Poi però mi lascio agguantare dalle notizie della politica italiana. È una malattia incurabile.

Sotto la doccia cosa canticchia?
Sotto la doccia parlo da sola.

Che musica sta ascoltando ultimamente?
Molti brani per pianoforte solo, dritti dalla mia infanzia, da bambina studiavo pianoforte. Amo Beethoven e l’unico che mi capiva era Schroeder dei Peanuts. Poi Miles Davis sempre. Lucio Dalla sempre. I Beatles sempre. Ma mi è anche piaciuto molto l’ultimo di Taylor Swift.

Come la ascolta: in streaming, vinile, alla radio?
Ormai molto streaming, ho tutte le mie playlist su Spotify. Anche molta radio. Viviamo metà nella campagna senese e metà a Roma, tantissima Radio3 avanti e indietro.

In che ordine legge i giornali?
Prima il Post perché mi fa i riassunti, così non mi sento fuori dal mondo.

I cinque magazine che non mancano sul divano nel weekend?
La Lettura, Robinson, Internazionale.

L’ultimo libro che le è piaciuto?
“Serge” di Yasmina Reza, sto rileggendo i racconti tardivi di Thomas Mann, quelli degli anni ’50.

Guarda i telegiornali?
La sera. Mentana si è infilato nelle nostre case mentre si cucina per cena, scansando il TG3. Anche noi siamo Mentaners durante le maratone.

Che serie tv sta guardando?
Ora niente. Da quest’anno voto per gli Oscar e ho una tonnellata di film da vedere. E non tutti belli. La quantità di brutti film americani è davvero notevole, solo che da noi ne arriva una selezione e pensiamo che la monnezza sia solo italiana.

Il film da premiare con l’Oscar quest’anno?
“Quo vadis, Aida?”, molto bello e turbevole, “The Father”, film di eccezionali testo e attori, e “Nomadland” di Chloé Zhao, immagini e umanità davvero meravigliosi. Più diversi non potrebbero essere. E la sceneggiatura scintillante di Sorkin, “The trial of the Chicago 7”. Un film israeliano che mi è piaciuto molto, “Asia”, non è entrato nella short list.

Torneremo al cinema?
Certo, tantissimo. Che le sale siano pronte, accoglienti, allegre, ci spalanchino le braccia con una programmazione bellissima.

Social di riferimento?
All’inizio mi divertivo, ora mi sono un po’ stufata di Twitter e Instagram, mi scordo di aprirli per dei giorni. Non ho Facebook.

Che podcast ascolta?
Ascolto molti audiolibri quando faccio un po’ di ginnastichina, che è la cosa al mondo che mi annoia di più. Su Raiplay, ad Alta Voce, ho ascoltato “Il mare non bagna Napoli” della Ortese, letto in modo semplice e molto emozionante da Iaia Forte. Nanni Moretti mi ha regalato “I sillabari” di Parise letto da lui, bellissimo, ho fatto un’ora di cyclette senza accorgermene.

Si addormenta con un libro, con un magazine, con un film, con una serie tv o con un talk show?
A letto, da questa pandemia, guardiamo “Linea notte” su Rai3. La voce di Mannoni ci fa da ninna-nanna. Chissà se lo sapesse, quanto sarebbe imbarazzato, che lo ascolto mettendomi la crema sui piedi prima di addormentarmi.

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Qui le puntate precedenti di La dieta culturale