Sanremo a tavolaSette storici brani che cantano di cibo e dintorni

Quando arrivano i suoi giorni tutti ne parlano, che lo guardino o no. Così anche noi ci facciamo prendere dal Festival della Canzone Italiana, ovviamente analizzandolo dal nostro punto di vista, quello gastronomico

Nazionalpopolare: è questo l’aggettivo con cui più spesso viene definito il Festival di Sanremo, con la sua musica ma anche con il suo immancabile contorno di chiacchiere, discussioni e polemiche. Specchio della quotidianità italiana, il Festival anche quando si trova a incrociare la cucina non può che farlo in chiave nazionalpopolare. Così le canzoni sanremesi (poche in verità) che cantano temi gastronomici citano preparazioni che sono un simbolo del nostro stare a tavola: su tutti pizza, spaghetti, caffè.

Sole, pizza e amore
«Caro Doll,
come va la birreria di Dusseldorf, caro Doll?
Come mai sempre chiuso in Kaiserstrasse te ne stai,
come mai?
Lascia tutto per favore, prendi l’auto in poche ore,
arrivare qui potrai,
troverai tanto sole, tanta pizza e tanto amore».
Scritta da Giacobetti e Savona per il Festival del ’64, presentata da Aurelio Ferro, la canzone diventa un successo con il Quartetto Cetra. In tre parole e tanto ritmo si trova tutto il gusto (un po’ stereotipato) del vivere all’italiana.

Caffè nero bollente
«Ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente» cantava Fiorella Mannoia. Se a questo aggiungiamo i «7000 caffè» di Alex Britti e la domanda di Riccardo del turco, che si chiedeva «Cosa hai messo nel caffè»… ci accorgiamo che la nera, profumata bevanda è davvero importante nella nostra cultura.

Felicità
«È un bicchiere di vino con un panino, la felicità». Parola di Al Bano e Romina. Canzone famosissima, arrivata seconda nel 1982, binomio sicuramente felice e amatissimo quello tra panino e vino buono.

L’italiano
«Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente
E un partigiano come presidente».
Toto Cutugno. Altro classicissimo di Sanremo, con uno spaccato di italianità del tutto incontestabile, in cui non potevano mancare gli spaghetti, che sono cotti al punto giusto, né ovviamente il caffè: Buongiorno Italia, col caffè ristretto».

Il babà è una cosa seria
Non poteva mancare il dessert, ma nella filosofia di Marisa Laurito il dolce non è solo, anzi:
«A me quello che mi consola
E l’addore d’a pummarola
Perché quel che mi tira su
Songo ‘e zite con il ragù
La fortuna è fugace, si sa
L’amor, l’amor, l’ammore viene e va
Ma il maccherone resta
Non c’è sta niente ‘a fa’».

Yanez
Da Nord a Sud, dal dialetto napoletano a quello comasco. Davide Van De Sfroos al 4° posto nel 2011 canta i “pirati” della Riviera romagnola, dove si respira «Uduu de frituura de pèss e de pizza de purtà via», odore di frittura di pesce e di pizza da asporto, e dove al tavolo non mancano mai «Stuzzichini, moscardini e una bibita de quatru culuur». Chi non ha provato queste esperienze in vacanza?

La terra dei cachi
Finiamo con una risata. Nei versi di Elio e le storie tese tornano tutti gli stereotipi italiani, anche in cucina: e non possono mancare il caffè («Prepariamoci un caffè, non rechiamoci al caffè»), la pasta («Italia sì, Italia no, Italia gnamme, se famo du spaghi») e la pizza: «Una pizza in compagnia, una pizza da solo
Un totale di due pizze e l’Italia è questa qua».

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