Lo specchio di SonciniC’eravamo tanto indignati

Ce la prendiamo, a gruppi o singolarmente, per ogni battuta. Ed è sempre più lunga la lista di chi non si può sbeffeggiare. Luca Bizzarri commenta su Linkiesta Paper il libro “L’era della suscettibilità” (Marsilio) di Guia Soncini.

Le battute che fanno più ridere sono sempre quelle sugli altri. L’ho imparato sulla mia pelle, in questi anni di militanza comica più o meno riuscita, e non è mai stato un problema fino a quando la tecnologia non ha pensato bene di dare il diritto di frignaggio a chiunque senta che il suo privilegio di rendersi ridicolo sia stato messo in discussione.

Non era così prima, come racconta bene Guia nel suo libro, non era così perché una volta se ti perculavano te la tenevi, se a scuola la prof era una deficiente te la tenevi, se il vigile ti dava una multa perché gli stavi sulle balle te la tenevi, se il giornalista scriveva che eri un cane te la tenevi o al limite, in alcuni di questi casi, la vendetta era personale e silenziosa. Ora non più, oggi ogni unghia incarnita ha la visibilità di un discorso del capo di Stato, del quale ci interessa più l’unghia incarnita del discorso perché l’unghia capita anche a noi, mentre articolare un discorso sensato di più di trenta secondi non ci capita più, o molto raramente.

Però abbiamo imparato a offenderci, in entrambi i suoi significati: a offenderci l’un l’altro (c’è un famoso quotidiano che inventa i nomignoli per i politici che vuole attaccare, un’attività che in passato terminava con l’esame di maturità) e anche a offenderci quando criticati, presi in giro, citati come esempio negativo. Ci offendiamo singolarmente, ma anche a insiemi e sottoinsiemi, e la lista di chi non si può più sbeffeggiare si allarga ogni giorno di più e per motivi che spesso cozzano con la logica: succede allora che le battute sono accettate sui sordi ma meno sui ciechi, sui morti ma non su quelli di giornata, bisogna aspettare che il cadavere si raffreddi se no si rischia il “linciaggio mediatico” (trenta scemi che scrivono in maiuscolo, il più delle volte).

Si possono fare le battute sulle donne? Anche lì dipende, su alcune sì e su altre meno, a grandi linee lo schieramento politico conta moltissimo: le don-ne di sinistra sono più sensibili di quelle di destra, su Santanchè puoi dirne di ogni, se tocchi Boldrini già il sessismo è dietro l’angolo. In generale si dovrebbe evitare qualsiasi frivolezza su gente con un orientamento sessuale diverso dal dichiarante: gli etero perculano gli etero, i gay fanno le battute sui gay, i trans sui trans; non sono ammessi scavallamenti, questo vale anche per bianchi e neri, cattolici ed ebrei, con l’eccezione dei musulmani sui quali invece è liberissima la satira ma le conseguenze spesso non si limitano alla suddetta “bufera social”, purtroppo.

Anche sul giuoco del calcio, l’argomento più serio tra quelli affrontati nel nostro Paese, ci sono delle differenze. Una battuta sugli interisti difficilmente provocherà indignazione da chicchessia, una sugli juventini o i partenopei al contrario espone a qualche rischio di “infame” o del classico “lota”. In generale il mondo ultras non spicca per senso dell’umorismo, diciamo, nonostante gli spunti a volte siano irresistibili. Comunque siamo in un tempo in cui, oltre a disinfettarsi le mani, ci si deve “sciacquare la bocca” almeno una decina di volte al giorno, prima di parlare di chiunque ricopra, abbia ricoperto, potrebbe ricoprire una qualsiasi carica pubblica, di chi serva lo Stato, di chi abbia compiuto anche un solo, piccolo sacrificio nella sua vita. Guia lo ha capito e ha deciso di piazzarci uno specchio davanti alla faccia, nell’illusorio intento di farci capire chi siamo. Ma non ci riuscirà, siamo troppo impegnati a indignarci per l’impresentabile del giorno.


Questo articolo di Luca Bizzarri è stato pubblicato sul numero Inverno 2021 di Linkiesta Paper, acquistabile qui.

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