StereotipiTutto quello che le donne dicono (sul vino)

Freschi, leggeri, profumati, possibilmente rosa: i cliché del gentil sesso in un bicchiere. Per un 8 marzo contro gli stereotipi di genere abbiamo chiesto alle “signore” del vino di raccontare il loro gusto e di proporre una bottiglia ciascuna, per celebrare la Festa della Donna

Lei e lui seduti a un tavolino. Ordinano un calice di vino rosso e una birra chiara. Il cameriere inevitabilmente porta la birra a lei e il rosso a lui. Lo schema si ripete uguale quando si tratta di scegliere un vino da regalare in enoteca. È per una signora? Il consiglio sarà di orientarsi su vini frizzanti e leggeri, profumati di fiori, bianchi, o meglio ancora rosati, perché, si sa, le donne sono principesse rosa. Ma è proprio così? Il gusto femminile in fatto di vini è così facilmente riconducibile a uno stereotipo? Lo abbiamo chiesto a vere e proprie signore del vino, che ci hanno proposto anche qualche bottiglia speciale da stappare l’8 marzo.

C’è chi dice no

Eppure, guardando i dati, emerge un “ritratto di signora” completamente diverso dall’immagine frivola e leggera (enologicamente parlando) che si vuole attribuire al gentil sesso. «Le donne a livello mondiale sono le maggiori acquirenti di vino. Lo comprano per consumo familiare quando fanno la spesa, e via via si stanno facendo sempre più consapevoli: comprano in enoteca, cercano prodotti di qualità». A parlare è Donatella Cinelli Colombini, pioniera dell’enologia al femminile e presidente dell’Associazione Le donne del vino, oltre che produttrice di Brunello di Montalcino. Contraria a ogni forma di generalizzazione, spiega come il profilo della donna di fronte al vino cambi radicalmente nelle diverse parti del mondo. «L’influenza femminile è molto forte in Asia: in Giappone il concorso enologico Sakura ha una giuria interamente femminile, in Cina i grandi buyer, i protagonisti del mercato, sono donne. In questi Paesi i corsi di laurea in enologia sono frequentati quasi interamente da studentesse. Nel resto del mondo rimane la prevalenza femminile nell’acquisto, ma la scelta è a macchia di leopardo. Così da noi la carta dei vini al ristorante la danno sempre all’uomo, ma l’evoluzione procede».

Uomini e donne sono diversi davanti a un calice di vino, secondo Cinelli Colombini, e diverse sono le logiche che portano all’acquisto: «Il maschio è più concettuale, si chiede se la bottiglia che vuole regalare sarà abbastanza costosa, se è una DOC, se viene da un vitigno di pregio. La femmina è più pratica, guarda se il vino che ha scelto si abbinerà con il cibo che verrà servito, se piacerà agli ospiti; insomma, pensa a dare benessere. In generale, poi, le donne spendono un po’ meno, acquistano cose meno impegnative. La donna è un consumatore infedele, è curiosa, ama cambiare ed esplorare».

Difficile, quindi, scegliere un regalo al femminile: «Le donne tendenzialmente sentono di più i profumi e non amano l’amaro. E neanche i vini disarmonici: le disturbano. Rispetto agli uomini inoltre guardano meno il packaging. Quindi, se dobbiamo regalare una bottiglia a una donna che non è esperta di vino, possono andar bene le bollicine. Ma se è esperta ci vuole qualcosa di speciale.

Tra i miei vini ce ne è uno destinato alle donne, un vino simbolo di cambiamento. Quando ho creato la mia cantina nel ’98 avevo con me una botte di vino dall’azienda di famiglia, e mi serviva un cantiniere che mi aiutasse. Chiamai la Scuola di Enologia di Siena e chiesi se avessero un bravo studente da mandarmi. Mi dissero di no. Dopo averci pensato un attimo chiesi se avevano una studentessa: «Di quelle quante ne vuole», fu la risposta. Capii che bisognava fare qualcosa, che la discriminazione era talmente diffusa da risultare invisibile, perfino a me stessa.

Decisi di fare una cantina con un organico di sole donne, dimostrando che la grande enologia non si fa con i muscoli, ma con altre caratteristiche, di cui le donne sono fornite. E lo abbiamo davvero dimostrato, con i fatti, con un’esportazione che raggiunge 39 Paesi e con ranking altissimi dei nostri vini. Ugualmente ho visto che i giornalisti che si occupavano di vino erano tutti uomini. E sempre in quest’ottica ho voluto fare un Brunello per le donne: ho chiamato 4 importantissime assaggiatrici e ho chiesto loro di fare un blend a misura di donna. Il risultato è stato un Brunello un po’ tradizionale, con molti muscoli, ma che ci ha aperto le porte alla stampa». Quindi per Donatella Cinelli Colombini il vino perfetto da regalare per l’8 marzo è il Brunello di Montalcino Prime Donne.

Un 8 marzo rosso

Insomma, la celebrazione della festa della donna può vestirsi di tutte le sfumature che il calice sa offrire. A partire da quelle del rosso.

Così Roberta D’Arpa dell’antica e storica azienda Cantine Paolo Leo conferma: «Il vino delle donne, che costituiscono secondo gli ultimi dati il 46 per cento dei consumatori, non è solo il rosato o lo spumante, ma anche il rosso: il Primitivo di Manduria è tra le preferenze femminili, per il suo bouquet inconfondibile, ricco e complesso, in cui ritroviamo tutte le caratteristiche tipiche della macchia mediterranea; si stima che quasi la metà del fatturato ottenuto dalla vendita del prodotto in Italia e all’estero sia dato proprio dal mercato femminile. Non solo. Possiamo tranquillamente affermare che l’influenza femminile ha contribuito a dar vita e a potenziare un cambiamento e una trasformazione culturale all’interno della filiera, fino a qualche decennio fa di competenza esclusiva dell’uomo, sia dal punto di vista della produzione (il 30 per cento delle aziende vitivinicole è condotto da donne) che da quello delle preferenze e del gusto».

Quindi, ricordando che le donne bevono poco ma bene e che cercano meno quantità ma più qualità, Roberta D’Arpa suggerisce Giunonico, Primitivo di Manduria Riserva di Cantine Paolo Leo, dal colore rubino intenso e dal profumo di mora e amarena, rotondo, vellutato ed elegante.

Una provocazione arriva da Eleonora Guerini, Chief Marketing Officer del Gruppo Bertani Domains: «Ogni volta che sento la definizione “vini da donne” mi chiedo come sia possibile. Come sia possibile che noi donne, che siamo instabili, pazze, lunatiche, inaffidabili eccetera eccetera, quando si parla di vini improvvisamente diventiamo piatte e banali, prevedibili. Insomma, ci prendiamo sempre il peggio. In realtà, penso che non ci siano vere distinzioni di genere nel gusto di maschi e femmine; semplicemente ci sono distinzioni di costume, cui la donna finisce per aderire. Come quando da piccole ci regalano solo bambole: se regalassero trenini alle bambine, magari gli verrebbe voglia di fare l’ingegnere e non l’infermiera. Quella tra vini leggeri e palato femminile è solo una corrispondenza dettata dalla consuetudine: ci sono tanti maschi a cui piacciono i sapori delicati! Si tratta solo di educazione, di avere la possibilità di entrare a contatto con più vini diversi: se assaggi solo vini di un certo tipo, finiscono per piacerti, ti costruiscono addosso un paradigma cui inevitabilmente tendi ad aderire». La proposta per l’8 marzo? Un rossissimo Valpolicella Classico Le Miniere di Novare.

Una netta predilezione per i rossi è quella di Marina Perinelli, di Casale della Ioria: «è un fatto individuale, anche se in senso lato mi colpisce più la qualità che il colore. Il mio vino per la Festa della Donna è Zero S, Cesanese del Piglio DOCG che si fa solo nelle annate migliori. È un vino molto asciutto, ma ha una lunga profondità aromatica. Ed è senza solfiti: in questo modo i profumi varietali si sprigionano con più forza. E devo dire che c’è una maggiore richiesta da parte delle donne per i vini senza solfiti». Maggiore consapevolezza o maggiore attenzione?

In ogni caso il pregiudizio è duro a morire, e c’è chi lo ha vissuto in prima persona. Come Federica Boffa Pio, di Pio Cesare: «Mi è capitato, durante i diversi momenti trascorsi nei ristoranti italiani e in giro per il mondo, di essere seduta a tavola in compagnia maschile e di non essere minimamente considerata nella scelta e nella degustazione di una bottiglia o di un bicchiere di vino. Dal ristorante ovviamente, ma qualche volta anche dal resto del tavolo! I camerieri o i sommelier semplicemente porgevano la carta dei vini alla parte maschile del tavolo o addirittura, arrivato il momento di assaggiare la bottiglia, questa veniva servita prima all’uomo per la degustazione, lasciandomi stupefatta. Ovviamente alla scoperta che avevo una certa esperienza di vino (a volte ben più elevata dei miei accompagnatori!) piovevano scuse a dirotto!».

Ed è con questa esperienza che Federica Boffa Pio parla dei vini della sua terra: «Alcuni vini delle Langhe sono nati e sono stati concepiti come interpretazioni più femminili dei nostri grandi terroir. In primis il Barbaresco, 100 per cento Nebbiolo, che cresce su un terreno più sabbioso e versanti più dolci e che di conseguenza ha tannini più morbidi, è più elegante e raffinato e per questo motivo viene spesso paragonato a una donna e quasi inteso come il fratello minore del Barolo, per carenza di struttura e potenza. Alla Pio Cesare però ci innervosiamo molto quando si cerca di sminuire il Barbaresco in questo senso. Il Barolo è sì, il Re dei vini di Langa e il Barbaresco è sì, la Regina, però si sta parlando di una donna dal carattere deciso, fermo, raffinato, suadente, dai modi gentili ma unici, insomma una donna che non ha niente da invidiare al Re! Personalmente ho una preferenza nei confronti di vini più raffinati e fini, dovuta al mio palato che è abituato a una tipologia di vitigno, il Nebbiolo, che ha proprio queste caratteristiche. Nonostante la mia giovane età, ho avuto la fortuna di assaggiare parecchi vini, provenienti dalle diverse parti del mondo, e di essere stata educata a ricercare una certa corposità, struttura e longevità. Di conseguenza sono un’amante dei vini rossi di un certo calibro». Il suo vino per l’8 marzo? Ovviamente, la “regina”: il Barbaresco Classico.

Non fa distinzioni di nessun tipo Caterina Ceraudo, enologa e chef del ristorante stellato Dattilo: «Non guardo al genere. Caratteristiche come curiosità, o passione, o predisposizione sono parte della persona, non dell’essere uomo o donna. Posso dire che la donna cerca un’esperienza completa, a tutto tondo, guardando all’ambiente, al clima, alla serata, all’abbinamento».

Ed è proprio sull’abbinamento che Caterina basa la sua proposta per l’8 marzo, scegliendo tra i vini della sua famiglia: «Su un menu a base di pesce opterei per un bianco Grisara, mentre per un menu di terra proporrei un Dattilo, sempre di Ceraudo, ottenuto interamente da uve gaglioppo».

Cinquanta sfumature di vino

«Quando si potevano fare le degustazioni in presenza, da noi venivano moltissimi stranieri. E posso dire che le donne, italiane e straniere, non bevono vinello: non cercano necessariamente vini pesanti, è ovvio, ma vogliono assaggiarli per legarli al territorio, perché siano una chiave di lettura per capire la regione che li produce».

A parlare è Elena Bonelli, dell’azienda Ettore Germano, che continua: «A New York, come nei Paesi del Nord Europa, ci sono tantissime donne sommelier o che acquistano per i ristoranti: è una professionalità che è in forte aumento, così come è in aumento la consapevolezza tra le donne nella vita quotidiana. Sono più attente all’acquisto, cercano cibo salutare e qualità, vogliono capire da dove viene quello che mettono nel piatto, e nel bicchiere».

nsomma, le donne guardano al sodo: «Nella mia esperienza è l’uomo che compra la bottiglia fashion, che regala una bottiglia famosa perché è un status symbol: la donna anche quando fa un regalo cerca di raccontare un prodotto. Per questo per la Festa della Donna proporrei il Langhe Nascetta di Ettore Germano, oppure il Brut Alta Langa, entrambi bianchi, entrambi particolari, perfetti per chi è curioso e ha voglia di approfondire: il primo in particolare nasce da un vitigno autoctono tipico di questa terra dove regna il Barolo». E il secondo è un metodo classico davvero speciale. Perché certamente le bollicine non devono essere escluse da questo 8 marzo, anzi.

E dalla Franciacorta, regno delle bollicine, Lucia Barzanò, proprietaria della tenuta Mosnel racconta la sua esperienza: «Non è vero che le donne cercano vini dolci e gentili, anzi, amano i vini secchi, i non dosati. Ci troviamo davanti a un pretesto nato per motivi di comunicazione e di vendite, che non rispecchia la realtà. Anche il Satèn, nato qui in Franciacorta e descritto spesso come vino femminile, in realtà non è il prediletto delle donne: meglio un pas dosè, che non avendo aggiunte di zucchero risulta più autentico, perché rispecchia maggiormente il territorio e l’uva da cui nasce, ma anche la mano del produttore. La mia proposta per questo 8 marzo è Mosnel EBB, non un pas dosè ma un extra brut, quindi comunque molto secco; un vino al femminile, perché dedicato alla mia mamma, fondatrice del corso moderno dell’azienda, pioniera del territorio. Ed è un vino che si identifica fortemente proprio con questo territorio, con questa porzione di Franciacorta».

Altra terra, altre bolle. Ottavia Giorgi, proprietaria della tenuta Conte Vistarino, racconta il vino al femminile dal punto di vista dell’Oltrepò: «Lo stereotipo dei gusti femminili si è stravolto negli ultimi anni. Andavano per la maggiore i vini aromatici, bianchi, morbidi. Ora le donne vogliono bere secco. Inoltre la cultura in campo enologico sta aumentando. Senza contare le differenze personali: io faccio uno spumante rosè che è molto amato dalle donne, ma il mio rosè fermo è più apprezzato dagli uomini. Io personalmente prediligo i vini profondi, persistenti, ricchi di scheletro, non così accattivanti al naso, ed è un gusto che rivedo in molte donne, soprattutto se hanno una certa cultura del vino. Un altro esempio: io produco un riesling renano, vino molto difficile, con una nota di idrocarburo che in genere agli uomini non piace, ma alle donne sì. E poi bisogna ricordare che le donne scelgono in base alla serata, al contesto. Se sono a una tavolata di amiche con gusti diversi l’una dall’altra propongo un vino facile ma non banale, equilibrato. E raramente sbaglio. Un vino che ho fatto assaggiare a tante donne e piace sempre è il Metodo Classico 1865, secco, senza fronzoli, un vino dritto perfetto da bere in compagnia, ma anche se si è da soli. Perché bisogna pensare anche a tutte le donne che in questa situazione di chiusure forzate si trovano da sole».

Dunque è tempo di dire addio ai vini aromatici? Assolutamente no, anzi, il naso delle donne continua a essere molto sensibile ai profumi. «La scelta di un vino non è una questione di genere ma di educazione al gusto». Ne è sicura Beatrix Foradori, della tenuta J. Hofstätter di Tramin –Termeno in Alto Adige, che spiega: «Un olfatto più percettivo non potrà che amare un Gewürztraminer come il nostro Vigna Kolbenhof con le sue nuance aromatiche complesse e intense ma allo stesso tempo raffinate e fresche. Un vino tutt’altro che scontato, perfetto per chi vuole giocare con un abbinamento internazionale come quello con la cucina thailandese o orientale in genere».

Ugualmente, rimane spazio per i rosati, sempre a patto che siano di grande qualità e abbiano una storia da raccontare. Come il rosato Vin Ruspo “Barco Reale di Carmignano” di Tenuta di Artimino. In carmignanese “ruspo” vuol dire” rubato”: i contadini un tempo tenevano per loro il primo succo che filtrava dalle cassette dell’uva appena raccolta per farne il primo vino della vendemmia, fresco e con i profumi della frutta.

È questa la proposta di Annabella Pascale, AD di Tenuta di Artimino, che sugli stereotipi non ha dubbi: «Sono assolutamente da sfatare! Le donne stanno diventando sempre più conoscitrici ed esperte di vino per cui sono in grado di valutare cosa bere a seconda dell’occasione e della regione. Le bollicine continuano ad aver successo su entrambi i sessi e parallelamente siamo felici di constatare che sempre più uomini stanno apprezzando il rosè. Io personalmente amo molto i vini della Borgogna, soprattutto bianchi, e i rossi italiani che raccontano un territorio grazie alle loro caratteristiche organolettiche».

Per questo Annabella Pascale suggerisce un vino intimamente legato alla sua regione, di cui racconta i profumi e la storia, e che contemporaneamente «fa venir voglia di primavera, di aperitivi e di spensieratezza, cosa di cui avremmo tanto bisogno in questo momento».