Draghi presenta il piano in ParlamentoOrlando dice che i primi fondi del Recovery Plan potrebbero arrivare già a luglio

Il ministro de Lavoro spiega che nel rapporto con Bruxelles la figura e il prestigio del premier «ci aiutano, ma non cancellano da soli i pregiudizi anti-italiani radicati negli anni e i limiti strutturali del Paese». Ma «l’Europa investe in Italia 200 miliardi di debito comune, non mi sembra strano che voglia garanzie»

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

A Bruxelles i pregiudizi sull’Italia ci sono, ammette il ministro del Lavoro Andrea Orlando al Corriere. Ma Palazzo Chigi ha dato all’Europa tutte le garanzie necessarie e – dice – nonostante siamo partiti in ritardo, il governo Draghi otterrà già a luglio i primi miliardi del Recovery Plan.

Il presidente del Consiglio presenterà il piano oggi alla Camera dopo il braccio di ferro che si è consumato con l’Ue per ottenere la «luce verde» sul documento. «Siamo l’unico Paese che ha dovuto affrontare un passaggio così delicato nel pieno di una crisi di governo. Prima per l’instabilità del Conte bis e poi per la caduta dell’esecutivo, abbiamo dovuto interrompere il lavoro di preparazione del Pnrr. La crisi, come avvertivamo in quei giorni, non è certo una cosa utile», spiega Orlando. Insomma, «abbiamo perso due mesi».

Ora però «abbiamo dato tutte le garanzie e la figura di Draghi ha aiutato a impersonificarle, ma il Recovery è uno sforzo serio e questi tre mesi sono serviti a completare la parte delle riforme di sistema, che sapevamo essere la più debole».

E in effetti la parte delle riforme, rispetto al piano di Conte, è cresciuta molto: da una pagina a 40. «Sì, c’è stata una riscrittura profonda, per offrire una risposta più articolata e compiuta», ammette Orlando. «Al netto di questo, il piano riprende negli obiettivi larghissima parte dell’impostazione precedente. In cdm il premier ha ringraziato anche il governo Conte per il lavoro fatto. Questo è il secondo tempo di una partita che abbiamo giocato bene, vincendo il primo con la conquista dei fondi e la definizione della fisionomia del Recovery».

Eppure Bruxelles ha fatto richieste severe e ci sarà un controllo costante sulla implementazione del piano. «La figura e il prestigio di Draghi ci aiutano, ma non cancellano da soli i pregiudizi anti-italiani radicati negli anni e i limiti strutturali del Paese», spiega Orlando. «È un mix, i pregiudizi vanno respinti e i problemi vanno affrontati. L’Europa investe in Italia 200 miliardi di debito comune, non mi sembra strano che voglia garanzie sull’altissima evasione fiscale, la fortissima evasione contributiva, la piaga del lavoro nero…».

Proprio sul lavoro sommerso del ministero del Lavoro c’è stato uno scontro con Bruxelles: nel piano manca l’indicazione di quanta occupazione non regolare si riuscirà ad abbattere ed entro quando. «È una delle questioni su cui c’è stato un rafforzamento, abbiamo potenziato meccanismi e strutture di controllo», assicura Orlando.

La domanda che si pongono tutti ora è: quando arriveranno i primi soldi? «Se rispettiamo la tabella di marcia siamo nelle condizioni di cogliere l’obiettivo di luglio», risponde Orlando.

Sul superbonus dice: «Si trattava di trovare meccanismi tecnici per realizzare uno strumento che sta funzionando e grazie all’attività del ministro Franco il nodo è stato sciolto». E sulle pensioni: «A maggio si porranno le condizioni per aprire un confronto e capire come si articola il tema dopo il venire meno di Quota 100, tenendo anche conto delle ristrutturazioni produttive che si renderanno necessarie. Concluso il protocollo per le vaccinazioni sui luoghi di lavoro ho ritenuto urgente attivare due tavoli, ammortizzatori sociali e politiche attive, perché credo siano le priorità».

Intanto il Partito democratico si è battuto per l’inserimento della clausola su giovani e donne per l’occupazione. «Il Pd si è intestato e ha vinto una battaglia importantissima», dice il ministro. «È stata introdotta una clausola che privilegia, nella realizzazione del piano, l’assunzione di donne e giovani. Un passo fondamentale sul fronte della parità di genere e una risposta concreta a dinamiche molto negative in atto nel mercato del lavoro. Nei primi mesi dell’anno lo hanno perso quasi soltanto donne e giovani».