SofaGate Perché Ursula von der Leyen si è dovuta sedere sul divano nell’incontro con Erdoğan

Durante l’incontro ad Ankara del 6 aprile la presidente della Commissione europea è stata lasciata senza sedia mentre il capo di Stato turco e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, erano seduti uno accanto all’altro. Secondo il protocollo non c’è stata alcuna scorrettezza ma nel 2015 il suo predecessore Jean-Claude Juncker sedette invece accanto al leader turco senza problemi

Commissione europea

Uno sgarbo istituzionale e personale che non cambierà il complicato rapporto tra Unione europea e Turchia dopo mesi di tensione nel Mediterraneo orientale e sul fronte migranti. Durante l’incontro ad Ankara del 6 aprile la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stata relegata su un divano distante dal presidente turco Recep Erdoğan e dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, entrambi seduti su due sedie con alle spalle le bandiera dell’Ue e della Turchia.

Evidente e malcelato è stato l’imbarazzo di von der Leyen, così come l’incapacità di Michel di far fronte alla situazione e di chiedere una sedia per la presidente della Commissione, che si è trovata a sedere di fronte al ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, una figura ben al di sotto della leader tedesca secondo il protocollo diplomatico. «Mettiamo le cose in chiaro. Qualcuno dovrebbe vergognarsi per la mancanza di un posto adeguato per von der Leyen nel palazzo di Erdoğan», ha fatto sapere in una nota il Partito popolare europeo.

Nel giustificare quanto accaduto, lo staff del presidente del Consiglio europeo ha dichiarato che l’incontro, dal punto di vista ufficiale, era stato organizzato tra Michel ed Erdoğan, mentre von der Leyen era presente solo per prendere parte alle discussioni bilaterali. Il che spiegherebbe la presenza di sole due sedie vicino al presidente turco, anziché tre.

In effetti secondo il protocollo ufficiale il presidente del Consiglio precede sempre il presidente della Commissione europea quando si tratta di rappresentare l’Ue al di fuori dei confini. Eppure quando nel 2015 gli allora presidenti di Consiglio e Commissione, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, si recarono in visita ad Ankara furono predisposte tre sedie e nessuno fece caso a chi fosse stato realmente incaricato in sede europea di trattare con il presidente turco.

La distanza imposta a von der Leyen non è neanche giustificabile unicamente con il suo essere una donna in visita in un Paese a maggioranza musulmana, o almeno non a livello di protocollo. Basta guardare le foto dei tour della cancelliera Angela Merkel nelle monarchie del Golfo o nella stessa Turchia per capire che difficilmente i protocolli diplomatici prevedono un particolare distanziamento sulla base del genere. Nemmeno nei casi di Arabia Saudita o Emirati Arabi Uniti dove vige la sharia sono previste simili norme, mentre in Iran è sufficiente che le donne che rappresentano un Paese o un’istituzione indossino il velo. Sempre rimanendo in Turchia, è utile anche rivedere le foto dell’incontro tra l’allora Alto rappresentante per gli Affari esteri, Federica Mogherini, i commissari Ue Johannes Hahn e Christos Stylianides e il primo ministro Ahmet Davutoglu: erano tutti e quattro seduti uno affianco all’altro. 

Quanto accaduto a von der Leyen resta quindi difficile da giustificare e l’episodio del sofà ha dato anche vita a un dibattito in merito al rispetto delle donne in Turchia. Il Paese è da poco uscito dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica i femminicidi sono in continuo aumento e il presidente negli anni ha più volte ripetuto che le donne dovrebbero dedicarsi unicamente alla vita familiare. Il fatto che a essere messa in disparte sia stata proprio la presidente della Commissione, quindi, fa sorgere più di un interrogativo.

È tuttavia difficile credere che il gesto di Erdoğan possa avere delle reali conseguenze sulle relazioni con Bruxelles. Il Consiglio europeo di marzo ha deciso di non imporre nuove sanzioni contro Ankara nonostante le continue provocazioni militari nel Mediterraneo orientale a danno di Grecia e Cipro. I 27 leader degli Stati membri hanno preferito intraprendere la strada della diplomazia e proponendo nuovamente a Erdoğan «un’agenda concreta e positiva».

Erdoğan sa bene che l’Unione ha bisogno della Turchia, soprattutto per quanto riguarda il contrasto all’immigrazione, e sfrutta a suo favore anche il desiderio degli Stati Uniti di un riavvicinamento di Ankara alla Nato. Non a caso Bruxelles ha accettato in linea di principio di implementare l’unione doganale con la Turchia e di rendere più semplice il regime dei visti, e ha promesso nuovi fondi per la gestione dei 4 milioni di profughi presenti sul suo territorio. 

L’accordo siglato tra Ue e Turchia cinque anni fa è in scadenza e il presidente turco, nella sua dimostrazione di forza, dimentica un dettaglio da non sottovalutare: Michel è il rappresentante dei leader dei 27 Stati membri, ma le decisioni operative sull’unione doganale spettano alla Commissione. E von der Leyen potrebbe rispondere politicamente alla mancata sedia concessa ad Ankara.

 

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