Oggi incontro Draghi-MerkelIl ministro tedesco Heiko Maas appoggia l’Italia per un accordo europeo sui migranti

Alla vigilia del Consiglio Ue, il responsabile degli Esteri del governo di Berlino fa sapere che anche la Germania sostiene la necessità di un patto continentale che distribuisca gli «oneri» su tutti i partner europei. Si va verso un aggiornamento dell’intesa con la Turchia, che significa nuovi finanziamenti a Erdogan

(AP Photo/Michael Sohn, pool)

Nel giorno in cui Mario Draghi incontra Angela Merkel a Berlino, il ministro degli Esteri Heiko Maas in un’intervista a Repubblica fa sapere che la Germania appoggia l’Italia nella richiesta di un accordo europeo che distribuisca «gli oneri» per i migranti su tutti i partner europei. E alla vigilia del Consiglio Ue, rivela che la Germania chiederà nuove sanzioni contro la Bielorussia e un aggiornamento dell’intesa con la Turchia sulla gestione dei flussi migratori, che significa nuovi finanziamenti a Erdogan.

Il tutto mentre Mario Draghi arriva oggi per la sua prima visita ufficiale a Berlino e incontra la cancelliera, Angela Merkel. «La Germania sosterrebbe in pieno un patto europeo per i migranti», dice Maas. «Dovremmo trovare una chiave per la redistribuzione dei profughi. E i Paesi che non volessero parteciparvi dovrebbero contribuire in altro modo a risolvere questo problema, ad esempio mettendo a disposizione mezzi finanziari per proteggere i confini esterni della Ue. Dobbiamo fare finalmente dei passi in avanti nella distribuzione degli oneri». 

La Germania e la Francia hanno circa il 70% dei “dublinanti” che secondo le regole europee dovrebbero essere rimandati nei Paesi di primo approdo. L’Italia ha congelato l’accoglienza dei “dublinanti” durante la pandemia. Ma, dice Maas, «anche la variante Delta del coronavirus non può essere la giustificazione per lasciare le cose in eterno come sono. Abbiamo bisogno di una soluzione complessiva sui migranti che includa anche la questione delle cosiddette migrazioni secondarie all’interno dell’Ue. Tutti devono prendersi le loro responsabilità».

L’Ue intanto sta discutendo un nuovo accordo sui migranti con la Turchia. Secondo Maas, è giusto che si vada in questa direzione: «Sì, dobbiamo aggiornare la collaborazione sui migranti con la Turchia. Nonostante tutte le difficoltà che abbiamo con il governo turco, dobbiamo riconoscere che si è sobbarcato di un peso non indifferente, dal punto di vista dell’immigrazione. In Turchia vivono quasi quattro milioni di profughi scappati dalla guerra civile in Siria e da altre aree della regione. Penso che nell’Ue abbiamo un enorme interesse ad aggiornare l’accordo sui migranti con la Turchia».

L’ultimo accordo ha riconosciuto alla Turchia sei miliardi di euro per i profughi. «Non voglio dire numeri ma è chiaro che non potrà esserci un accordo senza soldi. La Turchia si assume costi enormi che altri risparmiano. Si occupano di milioni di persone», dice il ministro. «Al momento i rapporti con la Turchia sono abbastanza costruttivi. Anche la Turchia ha riconosciuto di avere tutto l’interesse a coltivare buoni rapporti con la Ue. Per un approfondimento di questi rapporti, però, è essenziale che la Turchia faccia progressi nell’ambito dei diritti umani e del rispetto dello stato di diritto. È ciò che molti chiedono per andare avanti sul nodo della liberalizzazione dei visti e dell’unione doganale».

Intanto il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, ha proposto una nuova missione di salvataggio Ue davanti alle coste libiche. E questa settimana la Germania ospiterà anche la Conferenza sulla Libia. «Se mi guardo intorno tra i partner europei non vedo le premesse per una missione del genere», ammette Maas. «Ci sono già regole per l’accoglienza dei profughi che riguardano ad esempio la missione Irini, quando salva esseri umani in mare a est delle acque libiche. Ma a Bruxelles non vedo margini di manovra per andare oltre. Molti Stati membri non accetterebbero una nuova missione di salvataggio in mare. Non voglio esprimermi sull’ipotesi che una missione del genere possa attirare maggiori flussi migratori. Ma è certo che con una missione del genere non riusciremmo comunque a intercettare tutti i migranti che vengono in Europa. Serve un approccio complessivo, che affronti soprattutto il nodo dell’origine dei flussi».

E sul nuovo governo italiano guidato da Mario Draghi, adotta una metafora calcistica: «È come la Nazionale di calcio italiana. In Europa è forte ma nel corso degli attuali campionati europei sta diventando sempre più forte. Vediamo in Italia una volontà robusta di contribuire a costruire una prospettiva europea. Percepisco accenti molto diversi rispetto al governo precedente. È molto importante. L’Italia può giocare un ruolo centrale. Lo vediamo in Libia, ma anche su altri dossier importanti. Perciò penso che il governo italiano e la Nazionale abbiano molte cose in comune, al momento».

Maas annuncia poi che «nuove sanzioni alla Bielorussia» sono «inevitabili». E dopo il tour del presidente americano Joe Biden in Europa, sostiene che bisogna puntare a spazzare via «tutto» dell’era Trump ed è fiducioso che si possa trovare un’intesa su Nordstream 2 «entro agosto». Mentre sulla Cina dice: «È un concorrente ma anche un rivale sistemico con il quale dobbiamo fare i conti. Ma dobbiamo continuare a farlo attraverso il dialogo. Non possiamo affrontare le grandi sfide del nostro tempo come la lotta ai cambiamenti climatici o la digitalizzazione senza la Cina».

Maas commenta infine anche i risultati delle elezioni in Iran, con la vittoria di Ebrahim Raisi: «L’Iran deve decidere che strada percorrere. Vuole che il popolo iraniano continui a soffrire per le sanzioni economiche? L’impressione che ricaviamo dai negoziati è che Teheran sia disponibile, di base, a incamminarsi su una strada costruttiva. Ma si vedrà dalla sua disponibilità a tornare insieme agli americani al rispetto degli accordi sul nucleare. La situazione dei diritti umani in Iran è inaccettabile. Ma non è affatto migliorata durante il periodo della massima pressione esercitata da Donald Trump. Anzi, all’epoca penso che abbiamo sprecato molte occasioni di influire su Teheran. Un ulteriore isolamento dell’Iran peggiorerebbe anche la situazione dei diritti umani. Perciò un ritorno all’accordo sul nucleare può essere un’opportunità anche da questo punto di vista».

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