Tensione sui licenziamentiOltre 500mila posti di liberi, ma le aziende faticano a trovare i lavoratori

Si discute della proposta di una eventuale proroga selettiva del divieto di licenziare solo per i settori più in crisi. Draghi ieri ha incontrato il segretario della Cgil Landini. Il ministro Orlando torna a promettere la riforma degli ammortizzatori sociali entro luglio

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Partiti e sindacati sono impegnati da giorni a trovare la quadra su un’eventuale nuova proroga selettiva del blocco dei licenziamenti oltre il 30 giugno. Mentre il lavoro sembra ripartire. Ma con qualche difficoltà. Come ricorda Repubblica, per Unioncamere nel solo mese di giugno ci saranno 560mila nuovi contratti, meglio che due anni fa, prima della pandemia. E alla fine di agosto si arriverà a 1,3 milioni. Il saldo tra le entrate e uscite, secondo i calcoli di Manpower, è positivo per il 7%.

Eppure le aziende hanno difficoltà a trovare lavoratori: due anni fa era complicato reperire il 25,6% delle professionalità, adesso siamo al 30,7%. Non si tratta solo dei lavoratori che gli operatori del turismo e della ristorazione hanno difficoltà a trovare, 150mila tra fissi e stagionali secondo la Fipe, tra paghe basse, turni massacranti e contratti “fantasiosi”. A mancare sono anche saldatori, ingegneri, informatici. E nella prospettiva dei nuovi cantieri del Pnrr, il problema del disallineamento di domanda e offerta non può che aggravarsi.

Ma il problema al momento non entra nel dibattito politico, concentrato sulla data del 30 giugno, quando cadrà il blocco generalizzato dei licenziamenti partito da marzo 2020. Per una volta, Partito democratico e Lega navigano nella stessa direzione: il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e quello del Lavoro Andrea Orlando chiedono al presidente del Consiglio Mario Draghi di tenere il divieto di licenziamento oltre giugno almeno per i settori più in crisi: moda, tessile, calzaturiero, abbigliamento. E alle pressioni di Lega e Pd, si aggiungono quelle di Movimento Cinque Stelle e sindacati.

Draghi, che aveva già trovato una mediazione a fatica nel decreto sostegni bis dopo la polemica sulla miniproroga inserita da Orlando, sarebbe orientato a ripensarci solo se tutti i partiti di maggioranza lo chiedessero o lo proponessero in Parlamento, si legge sul Corriere. In ogni caso si tratterebbe di una norma retroattiva, perché l’iter di conversione in legge del decreto sostegni bis andrebbe oltre il 30 giugno.

Il premier ieri ha ricevuto a Palazzo Chigi il segretario della Cgil Maurizio Landini. Un incontro non programmato, ma voluto da Draghi per esprimere le condoglianze del governo alla Cgil per la morte di Guglielmo Epifani. Un’ora di colloquio in cui ufficialmente non si è parlato di blocco dei licenziamenti, ma la posizione del leader Cgil resta ferma alla necessità di una proroga almeno fino al 31 ottobre in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali.

Riforma che il ministro Orlando torna a promettere entro luglio in un’intervista alla Stampa. «Il confronto sull’impianto della riforma si concluderà a fine mese o all’inizio di luglio, poi bisognerà avviare una discussione con il ministero dell’Economia per reperire le risorse necessarie ad attivare i vari strumenti. L’idea è quella di un sistema di tutela universale». Ma il ministro definisce anche come «eccessivo ottimismo» la valutazione del presidente di Confindustria Carlo Bonomi sulla ripresa delle assunzioni. «Il rimbalzo ci sarà ma non sarà equo in tutti i settori», avverte Orlando.

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