La ricostruzione della ProcuraGli altri tre video dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Repubblica pubblica le immagini mai viste delle violenze contro i detenuti in quel 6 aprile del 2020 nell’istituto campano. Nei frame agli atti dell’inchiesta, emergono altri dettagli di quella che era stata definita una «perquisizione straordinaria» dopo la protesta

(Frame da Repubblica.it)

Nuovi frammenti del pestaggio del 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere emergono con drammatica limpidezza dai tre video pubblicati da Repubblica e allegati agli atti dell’inchiesta che fa tremare l’intera catena dell’amministrazione penitenziaria.

Otto minuti di «raid punitivo, questa è la prima certezza», scrive il quotidiano. «Messo a segno contro uomini inermi, questo è il secondo punto». E il terzo punto che viene fuori è «la spedizione punitiva deliberatamente organizzata e inflitta a un “popolo” privato di ogni voce dignità».

È un lunedì, quel 6 aprile. Sono trascorse 24 ore dalla protesta, dura ma pacifica, in cui i detenuti di Santa Maria si sono barricati nei reparti. Non ci sono stati feriti, né danni gravi, durante la rivolta scaturita dal timore di un ospite Covid-positivo e dalla mancanza di dispositivi di protezione.

Eppure, il giorno dopo, la settimana comincia nel segno di un’iniziativa forte, assunta da Antonio Fullone, Provveditore alle carceri della Campania. «Perquisizione straordinaria», su ordine diretto del numero uno dell’amministrazione. A condurla, al fianco degli agenti di Santa Maria Capua Vetere con il loro comandante Gaetano Manganelli, sarà il vertice del Gruppo speciale di supporto istituito solo un mese prima da Fullone, e coordinato da Pasquale Colucci. Proprio Colucci, il dirigente accusato anche di falsi e depistaggio, avrebbe tentato in ogni modo di evitare che la Procura acquisisse quei video.

Nel primo video, si vedono i detenuti presi e spinti fuori a calci e schiaffi. La camera inquadra una folla di agenti: alcuni di loro con caschi integrali, altri meglio riconoscibili perché coperti solo da mascherina. Si concentrano su un detenuto: che cade a terra, mentre loro continuano a picchiarlo. Arriva un collega e sembra suggerisca che può bastare.

I pestaggi, stando alla ricostruzione della Procura, sarebbero cominciati intorno alle 15.30: il frammento dimostra che tutti i detenuti, da almeno due ore, sono costretti a sfilare in reparto con le mani sulla testa. Nell’Area Socialità, si vedono due detenuti spinti con la faccia contro la parete destra: manganellate e schiaffi sulla schiena. Loro si piegano. Qualunque detenuto passi, difatti, viene colpito alle spalle o alla testa.

Nel secondo video, si vedono ancora detenuti inginocchiati e volto al muro lungo due intere pareti: alle loro spalle, un agente con i guanti azzurri si accanisce su uno dei ragazzi che ha appena girato il capo. Il poliziotto si avvicina, intima qualcosa e poi giù colpi con manganello.

Nel terzo video, un detenuto giovane si appoggia a un armadietto, la camera inquadra l’attimo in cui si accascia. È svenuto, immobile, un agente si avvicina e gli dà un calcio alla gamba. Ma l’uomo a terra non si sveglia, qualcuno chiama i soccorsi: due infermieri, un uomo e una donna, gli sollevano le gambe e gli praticano un massaggio cardiaco. L’uomo si riprende. Lo poggiano su una sedia.

Quello che è successo quel giorno a Santa Maria Capua Vetere «è ormai un film pubblico», scrive Repubblica. E le responsabilità «sono diffuse, e ancora tutte da scrivere».