Unione sanitariaIl piano Ue per gestire le prossime pandemie

La crisi del Covid19 ha evidenziato la necessità di un maggior coordinamento fra gli Stati membri che hanno la sovranità sulla gestione delle crisi sanitarie. Durante la plenaria il Parlamento europeo vota due proposte della Commissione: rafforzare il mandato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e un nuovo regolamento che affronti le minacce a carattere trans-frontaliero

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L’Unione europea non è ancora emersa completamente dalla pandemia da Covid19, ma già pensa a come affrontare meglio le prossime minacce alla salute dei propri cittadini. La gestione dell’emergenza sanitaria a livello comunitario ha visto luci e ombre: all’imponente risposta della Commissione europea, che ha finanziato la produzione dei vaccini e ne ha acquistati in dosi sufficienti per tutta la popolazione, ha fatto da contraltare un limitato coordinamento tra i Paesi Ue in materia di cooperazione sanitaria (soprattutto durante la prima ondata) e di misure anti-contagio, che continuano a essere differenti a livello nazionale.

Anche se gli Stati membri hanno la responsabilità di gestire internamente le crisi di sanità pubblica, la diffusione di una malattia è di per sé un fenomeno transnazionale. «L’Unione ha competenza per attuare misure intese a sostenere, coordinare o completare l’azione degli Stati membri, senza tuttavia sostituirsi alla loro competenza», come si legge nell’articolo 2, paragrafo 5, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea. 

Per utilizzare al meglio questo margine di manovra, la Commissione ha proposto nel novembre 2020 due strumenti: il rafforzamento del mandato dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, e un nuovo regolamento che affronti le minacce a carattere trans-frontaliero. Entrambe le misure sono al momento in discussione al Parlamento europeo, che voterà la sua posizione definitiva nella giornata di mercoledì 15 settembre. Si aggiungono alla proposta di allargamento delle competenze dell’Ema (l’Agenzia europea del farmaco) e saranno completate dall’Hera (Autorità dell’Ue per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie), un nuovo ente che sarà presentato nei prossimi giorni.

L’Ecdc è il punto di riferimento per l’Ue a livello sanitario e durante la pandemia da Covid19 ha fornito informazioni aggiornate sulla diffusione della malattia, stilando a cadenza settimanale una mappa delle zone più colpite. La proposta della Commissione mira a rendere ancora più efficace questa sorveglianza digitalizzando tutti i sistemi attualmente in uso. 

Insieme all’Ema, l’Ecdc è chiamato a istituire anche una nuova piattaforma di monitoraggio dei vaccini, per seguire l’andamento della campagna vaccinale nei 27 Paesi e segnalare eventuali criticità. I due enti dovranno coordinare studi indipendenti sull’efficacia dei sieri e sulla loro sicurezza, raccogliendo nuove informazioni e utilizzando i dati forniti dagli organismi competenti a livello nazionale. Agevolare la cooperazione tra le varie agenzie dell’Ue è, tra l’altro, uno degli altri punti cruciali nella proposta redatta a fine 2020.

Ma le novità del nuovo Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie non riguardano solo il Covid19. Tra quelle più significative c’è la possibilità di dispiegare forze sul campo. Sono le cosiddette «task force sanitarie dell’UE», squadre di personale sanitario specializzato che dovranno intervenire in contesti locali colpiti da un’epidemia. L’organico di queste squadre dovrebbe essere formato sia da personale del Centro che dei vari Paesi e le modalità d’intervento saranno definite dall’Ecdc insieme alla Commissione, che chiede di stanziare oltre 4 miliardi per finanziare lo strumento nei prossimi sette anni.  

Nei primi mesi della diffusione del Covid19, in Italia approdarono team di medici, infermieri e persino militari sanificatori da Paesi extra-europei, come Cina, Russia e Cuba. L’aiuto, ben accetto dalle autorità nazionali in un momento di difficoltà, era stato letto da alcuni come un tentativo da parte di potenze straniere di accreditare la propria immagine presso gli italiani. Negli stessi giorni, molti connazionali criticavano l’Ue per la mancanza di solidarietà: una narrativa a cui , l’esecutivo comunitario non vuole correre il rischio di dare ancora spazio.

L’Ecdc potrà inoltre fornire raccomandazioni, non vincolanti, alla Commissione e agli Stati membri e costituire una rete di laboratori in tutta l’Unione che si occupino di trasfusioni, trapianti e fecondazione assistita. Sotto l’aspetto della prevenzione, sono previsti sia un maggiore collegamento tra la sanità pubblica e il settore della ricerca, sia un allargamento dei rischi presi in considerazione, che comprenderanno: la resistenza antimicrobica, la vaccinazione e la biosicurezza.

Insieme a un Centro con più poteri, la Commissione ha pensato a un quadro giuridico più solido per rispondere alle minacce sanitarie transnazionali: la «spina dorsale dell’Unione europea della salute», come l’ha definito l’eurodeputata spagnola Margarita de la Pisa Carrión, chiamata a presentare una delle due relazioni del Parlamento in sostituzione della collega polacca Joanna Kopcińska, colpita da un lutto familiare. 

Il nuovo regolamento proposto intende superare l’attuale Sistema di allarme rapido e di reazione (Sarr), giudicato non in grado di garantire una risposta ottimale all’attuale pandemia. «L’Ue dev’essere preparata meglio di fronte alle emergenze sanitarie del futuro», ha detto di fronte al Parlamento la Commissaria alla Salute Stella Kyriakides. 

La nuova cornice legislativa consentirebbe di regolamentare la preparazione, la sorveglianza, la valutazione del rischio e la reazione da parte dell’Ue, ma anche di sviluppare «gli orientamenti per l’adozione di misure comuni». Su questo punto, la Commissione europea ha insistito molto negli ultimi mesi, sottolineando a più riprese la necessità di garantire sempre la libera circolazione delle persone e delle merci all’interno dell’Ue. Le restrizioni imposte dai vari Paesi all’ingresso sul proprio territorio, dissonanti fra loro, hanno al contrario messo a repentaglio la libera circolazione. Quarantene, screening e tracciamento dei contatti non sono considerati misure sbagliate a prescindere, ma devono essere decise in maniera congiunta, secondo le istanze dei commissari. Anche per questo motivo è stato scelto di proporre un regolamento e non una direttiva: le disposizioni contenute non richiedono una trasposizione nelle leggi nazionali e sono direttamente applicabili.

Uno degli aspetti più importanti del nuovo approccio europeo sarebbe lo sviluppo di un piano comunitario di preparazione alle crisi sanitarie e alle pandemie: non in sostituzione, ma a completamento di quelli che i singoli Paesi già devono riferire all’Oms, secondo i dettami del Regolamento sanitario internazionale. Sarà elaborato dalla Commissione e approvato dal Comitato per la sicurezza sanitaria, i cui membri sono scelti dai ministri della Salute dei 27 Paesi Ue: prevede tempestiva cooperazione, scambio rapido di informazioni, una sorveglianza epidemiologica continua e anche una serie di esercitazioni, per testare la risposta a un evento sanitario di grandi dimensioni.

Nella discussione congiunta sulle due proposte al Parlamento europeo, in molti hanno sottolineato l’importanza di una maggiore presenza europea per far fronte alle prossime epidemie. In più l’Eurocamera voterà una serie di emendamenti per rinforzare la proposta della Commissione. «È positiva la richiesta di prestare maggiore attenzione al ruolo svolto dall’ambiente nelle emergenze di salute pubblica. Ma anche quella di coinvolgere esperti indipendenti nelle procedure decisionali, e introdurre regole più forti per evitare il conflitto di interessi e garantire la trasparenza», spiega a Linkiesta Piernicola Pedicini, deputato del gruppo Verdi/Ale, intervenuto al dibattito. L’esito positivo della votazione non sembra in discussione. 

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