La linea della fermezzaC’è un’operazione per delegittimare lo Stato sfruttando i no vax, forse è il caso di fermarla

C’è una minoranza eterogenea di italiani che non vuole rispettare le leggi, mettendo a rischio la salute pubblica e la ripresa economica del paese. Draghi dovrebbe farsi sentire contro chi sta utilizzando politicamente il malessere. E la Rai dovrebbe smetterla con la par condicio sui vaccini

Cecilia Fabiano / Lapresse

La situazione è sempre più nervosa ma in fondo anche semplice: c’è una minoranza (eterogenea) che non intende rispettare la legge ostacolando così la battaglia contro la pandemia e la stessa possibilità di una forte ripresa economica. Il problema è che questi “fuorilegge” hanno una sponda anche nel governo (in particolare nella Lega), così che è oggettivamente difficile applicare integralmente la linea della fermezza contro chi non accetta di vaccinarsi né di restarsene a casa sua.

Ma il governo pensa che adesso basta.

Ieri mattina si è riunito il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza presieduto da Luciana Lamorgese. È stata l’occasione per valutare quello che sabato scorso a Roma non ha funzionato consentendo a manipoli di neofascisti di assaltare la sede della Cgil, persino avendolo annunciato dal palco di piazza del Popolo, e il Policlinico Umberto I – davvero una pagina umiliante per gli apparati di sicurezza – e si è deciso di imprimere una stretta all’ordine pubblico su tutto il territorio nazionale.

La linea dura è figlia del mutamento della situazione: se prima l’area No vax era un magma indistinto, da sabato pomeriggio, con i fatti di Roma, si è visto che è in corso un’operazione di delegittimazione dello Stato.

Nessun dubbio: una cosa è l’opera di convinzione che tutti siamo chiamati a svolgere nei confronti delle persone che in buona fede hanno dubbi o paura o contrarietà al vaccino, altra questione è consentire l’organizzazione politica di un sentimento con finalità di attacco alla legge e alla sovranità dello Stato.

Emergono in queste ore notizie su piani eversivi contro il governo Draghi orditi negli ambienti di Forza Nuova, ma quello che è più grave è che ci siano forze politiche che fanno finta di sottovalutare il problema, mentre persino nel cuore della Cgil – per l’esattezza nella Fiom – girano orientamenti inconcepibili come quello esternato dalla segretaria dei metalmeccanici Francesca Re David: «Non capisco l’assalto alla Cgil, dato che noi non eravamo d’accordo col green pass». E Maurizio Landini che dice su una frase come questa che nei fatti fa della Cgil un apprendista stregone dei moti fascisti?

Da questo punto di vista non si possono tollerare manifestazioni di piazza in cui si invita a non obbedire alla legge, siano esse di neofascisti, anarchici, gruppettari di nuovo conio. E anche di sindacati più o meno rappresentativi come i portuali di Trieste che minacciano per domani il blocco del porto.

Questa vicenda è emblematica: prima i portuali hanno chiesto un esonero dal green pass, poi, una volta ottenuti i tamponi pagati dall’azienda hanno minacciato di «bloccare tutto» se l’esenzione non verrà allargata a tutti i lavoratori.

Un esempio plastico di un’escalation più che negativa: se si comincia a trattare, non si sa dove si va a finire. Ora anche qui sarebbero necessarie alcune cose: un presa di posizione chiara di Cgil, Cisl e Uil circa l’atteggiamento del sindacato autonomo dei portuali che a Trieste, ma anche a Genova, è molto forte; un intervento del governo perché la minaccia di bloccare il porto triestino mette a rischio un asset produttivo di grande rilievo; e una parola chiara dal candidato sindaco della destra Di Piazza che non vorremmo s’illudesse di poter approfittare del clima torbido nella sua città alla vigilia del ballottaggio.

La linea della fermezza dunque non può conoscere smagliature. Dato che in gioco c’è la salute di un Paese e la sua capacità produttiva non pare il caso di aprire mediazioni di sorta – e con chi poi? – e chi intende farlo (non a caso Grillo, Conte, Salvini: il peggio del populismo italiano) gioca una partita pesante contro gli interessi del Paese. Addirittura Matteo Salvini parla di «pacificazione».

Ma qui non c’è altra guerra se non quella contro il Covid: chi la vuole combattere è il benvenuto, chi invece organizza politicamente il malessere è ai limiti dell’eversione. E Giorgia Meloni, ormai entrata in un trip nevrotico, ieri si è scatenata alla Camera evocando – lei – una «strategia della tensione» ai danni del suo partito, ed espressione più lugubre non poteva adoperare, una come lei e la sua storia.

Ed infine sarebbe ora che il servizio pubblico, la Rai, la smettesse di inseguire Mediaset e La7 nel concedere una specie di par condicio ai No vax, una pari dignità che non ha riscontro nel senso comune.

Il vento di follia dei No green pass e No vax e tutte le fantasticherie legate alla follia ancor più grande del “grande reset” evocato da Carlo Freccero è stato infatti abbondantemente amplificato anche dalla Rai, perché evidentemente anche a viale Mazzini si ritiene che decine di comparsate populiste e ore e ore di trasmissioni a bassissimo costo sfruttando la pochezza di alcuni personaggi bolliti facciamo audience fruttando conseguenti incassi pubblicitari.

Insomma, chi sfrutta i “no tutto” e le loro teorie per audience o per tornaconto politico, di fatto alimenta ovunque il disorientamento del Paese. Il servizio pubblico ha il dovere di sottrarsi a questa deriva.

Ma anche il governo in questa difficilissima situazione deve mostrarsi all’altezza. Sull’operato della Lamorgese ci sono parecchie perplessità anche all’interno della maggioranza e non sarebbe inutile una netta presa di posizione di Mario Draghi circa la fermezza con cui intende guidare la più difficile delle battaglie, quella contro chi vuole far saltare le regole democratiche con tutti i mezzi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club