Making Trump Great AgainLa battaglia ideologica tra i Dem rischia di far fallire la presidenza Biden

Due progetti da quattromilasettecento miliardi di dollari per il rilancio dell’economia americana dividono la sinistra del Partito democratico e due senatori eletti in Stati conservatori. Su uno dei due testi c’è la maggioranza, ma il gruppo più radicale lo blocca perché vuole tutto e subito, mettendo in pericolo il mandato del presidente. E il suo predecessore, intanto, gongola

Ap/LaPresse

In queste ore si sta giocando il presente e il futuro dell’Amministrazione Biden, e forse della democrazia americana. Mentre Donald Trump, senza i riflettori social, sta riorganizzando il suo esercito di imbroglioni e fuori di testa che continua a tenere in ostaggio quello che un tempo era il Partito repubblicano, intorno alla Grande Balla delle elezioni rubate dalle élite di sinistra, una battaglia ideologica tra radicali e moderati del partito democratico sta facendo vibrare le fondamenta della presidenza Biden. 

In sintesi sta succedendo questo: con l’auspicio della Casa Bianca, al Congresso sono in discussione due progetti di legge del genere che in America definiscono “trasformativi”. Sono i due pilastri dell’agenda di politica interna di Biden. Il primo si propone di rinnovare le vetuste infrastrutture americane, il secondo vuole ricostruire un’America più inclusiva e più equa con interventi pubblici massicci su istruzione, famiglia, sanità, welfare e cambiamenti climatici. Il primo progetto di legge vale milleduecento miliardi di dollari, il secondo tremilacinquecento miliardi. Per capirci, il Next Generation Eu, per aiutare tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione, è di 800 miliardi di euro, in America si sta discutendo un conto da quattromilasettecento miliardi.  

Sulle infrastrutture c’è una maggioranza bipartisan, sul Build Back Better act la maggioranza c’è solo alla Camera perché nonostante la proposta iniziale dell’ala sinistra del partito fosse di seimila miliardi, e poi si sia trovato un compromesso a tremilacinquecento, due senatori Democratici eletti in Stati conservatori, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, sono contrari a un’estensione così ampia dell’intervento pubblico nell’economia (la loro controproposta è di scendere a millecinquecento). 

Dopo settimane di contrattazioni, la Casa Bianca ha ottenuto il lasciapassare per votare intanto la legge sulle infrastrutture, in modo da poter riprendere subito dopo le trattative per il progetto più costoso. 

Una rivolta dell’area radicale del Partito, molto forte alla Camera, ha convinto Nancy Pelosi a rinviare il voto. 

L’ala radicale dei democratici non vuole dare il via libera agli investimenti sulle infrastrutture se i loro due colleghi al Senato non danno il voto necessario a far approvare il Build Back Better act, minacciando appunto di far saltare uno dei due punti cardine del progetto Biden in mancanza della certa approvazione contestuale del secondo.

Al momento, nessuno sa come andrà a finire: potrebbero cedere i due senatori democratici che rispondono agli interessi di elettori conservatori contrari a questo ingente intervento pubblico (e al relativo aumento delle tasse), e in questo caso Biden otterrebbe un grande successo politico avviando la sua agenda economica e sociale “trasformativa”. Oppure il conflitto tra interessi contrapposti e opposti estremismi potrebbe far saltare entrambe le riforme, costringendo Biden ad affrontare le elezioni di metà mandato del prossimo novembre indebolito da un fragoroso fallimento politico e con i sondaggi che oggi danno ragione ai due senatori ribelli quando registrano che solo il 42 per cento degli americani chiede che lo Stato intervenga di più per risolvere i problemi del Paese. 

La battaglia ideologica tra i riformisti democratici, che intanto vorrebbero far partire il programma di rinnovamento delle infrastrutture e poi rinegoziare l’altra gamba della riforma, e i radicali di sinistra che invece pretendono tutto e subito come se la politica avesse i tempi di un like su Facebook, insomma, rischia di far cappottare Joe Biden. Donald Trump e i suoi assalitori della democrazia ringraziano.