La mediazione difficileZan dice sì alle modifiche sulla legge anti-omofobia, ma senza stravolgerla

Oggi il deputato del Pd avvia gli incontri bilaterali con i capigruppo anche dell’opposizione alla vigilia del voto in Senato di mercoledì. Sembra una missione quasi impossibile. Chiede che «Salvini e Meloni ritirino la proposta di non procedere all’esame degli articoli». Nessun passo indietro sull’identità di genere. Per l’educazione nelle scuole, «vedremo»

LaPresse

Per la prima volta, il Partito democratico parla di «mediazione» sul disegno di legge contro l’omotransfobia che porta la firma dell’onorevole del Pd Alessandro Zan e che è impantanato al Senato da mesi. Oggi il deputato, papà del testo, avvia gli incontri bilaterali con i capigruppo anche dell’opposizione alla vigilia del voto in aula mercoledì. Una missione quasi impossibile. Anche perché la discussione torna esattamente dove era stata lasciata a luglio, prima che la campagna elettorale suggerisse di rinviare tutto all’autunno. Anche allora, soprattutto Italia viva e Forza Italia, suggerivano «mediazioni» perché così com’era il testo sarebbe stato impallinato nei voti segreti.

Ma Zan, in un’intervista a Repubblica, precisa subito: «Salvini e Meloni ritirino la proposta di non procedere all’esame degli articoli del ddl Zan, tolgano dal tavolo la tagliola con cui vogliono ammazzare la legge». E aggiunge: «Modifiche sì, ma non al ribasso, non va stravolta la legge. Non ritengo si possa rinunciare all’identità di genere. Sull’educazione nelle scuole, vedremo».

Il segretario del Pd Enrico Letta, spiega Zan, «è stato chiaro. Abbiamo bisogno di portare a casa la legge ormai in piedi da due anni, passata da un rinvio all’altro. Il ddl Zan ha subito una infinità di stop and go e il tempo a disposizione non è infinito. Abbiamo tra poco la legge di Bilancio, che terrà il Parlamento impegnato, e quindi l’elezione del Capo dello Stato. Perciò dobbiamo esplorare tutti i tentativi per arrivare ad avere una legge contro i crimini d’odio, così come c’è in tutti i Paesi europei, tranne che in Italia».

Per prima cosa Zan ha «mandato una mail per incontrare tutti i capigruppo della maggioranza al più presto, prima del voto di mercoledì nell’aula del Senato», dice. Ma il primo scoglio «è la richiesta presentata da Lega e Fratelli d’Italia di votare il passaggio all’esame degli articoli mercoledì. È una tagliola che, se approvata, farebbe morire la legge. Faccio innanzitutto un appello alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati per evitare il voto segreto su questo. Si tratta di un voto procedurale e ciascuna forza politica ci metta la faccia».

Ma l’apertura a modifiche da parte dei Dem serve, spiega Zan, «a dire a tutti i partiti che hanno a cuore la legge di assumersi le proprie responsabilità. Salvini e Meloni hanno voluto mettere in calendario la tagliola di bloccare il passaggio all’esame degli articoli del testo. Questa è la dimostrazione che non vogliono discutere della legge, ma affossarla».

La trattativa è un cambio di linea del Pd. «Una buona ed equilibrata mediazione». Ed è «la dimostrazione che il Pd apre al dialogo, ma non per stravolgere o svendere la legge. Si tratta di capire se ci sono punti comuni che possano consentire l’approvazione immediata del ddl al Senato e il via libera entro la fine dell’anno nell’ulteriore lettura necessaria alla Camera. Il ddl Zan è stato approvato alla Camera nel novembre scorso grazie a una serie di mediazioni, ma senza ledere la dignità delle persone vittime di discriminazione. L’obiettivo è di costruire una buona legge efficace contro i crimini d’odio. Da questo non possiamo indietreggiare».

Due questioni sono cruciali. La prima, l’identità di genere non si tocca: «Ritengo che sia una definizione giuridica usata anche in altre leggi dello Stato e che non vada toccata». Sull’educazione anti omofobia nelle scuole, invece, Zan dice: «Vedremo e capiremo quali possono essere i punti di confronto, ma – ripeto – non vogliamo stravolgere la legge».