Diritti in emergenzaIl ragionamentino di chi comprime le libertà e le tratta come cosa da poco

In troppi considerano con sufficienza il sacrificio che, a causa delle restrizioni pandemiche, viene imposto alle persone sul piano giuridico. Le misure sono necessarie, ma è altrettanto importante ricordare la portata delle rinunce che si chiedono ai cittadini

di Kai Pilger, da Unsplash

Se si trattasse solo di quelli che ritengono giustificato, necessario, inevitabile il sacrificio di una quota di elementari diritti e libertà costituzionali perché così, purtroppo, comanda la grave eccezionalità della situazione, sarebbe un conto.

Ma non si tratta solo di quelli, e a una somma ben più forte ammonta il conto di quelli per cui il sacrificio non c’è nemmeno, non esiste, perché dopotutto, come ci ha insegnato un illustre giornale democratico, «Niente ha intaccato la libertà di parola e di pensiero degli italiani».

Che gli italiani abbiano ancora il diritto di pensare costituisce, forse, una riserva di libertà perlomeno insufficiente, e questo dovranno pur riconoscerlo anche i più ferrei giustificazionisti del regime emergenziale.

I quali, riconoscendolo, non dovrebbero rinunciare nemmeno a uno dei loro convincimenti: basterebbe che dessero il segno di capire che per altri, per molti altri, la rinuncia a quelle libertà e a quei diritti non è una rinuncia; che i provvedimenti che li limitano, in realtà, per essi non limitano nulla; che un conto è un’iniziativa di limitazione di un diritto perché si ritiene che sia necessaria, ma avvertendone la gravità, e un altro conto è intraprenderla con leggiadra noncuranza perché dopotutto “che sarà mai?…”.

Sbaglierò, ma a me pare che il conforto di comunicazione (non voglio dire di propaganda) che assiste i provvedimenti restrittivi non accudisca i diritti “necessariamente” malandati, cioè dovutamente compressi a causa dell’emergenza, e piuttosto li svilisce al rango di questioncelle trascurabili. Non li tratta come cose perdute da recuperare, ma come cose a perdere, di cui si può fare tranquillamente a meno.

E, come ripeto, il ragionamentino non destituisce nulla della legittimità, direi anche della ragionevolezza, con cui possono essere reclamate restrizioni anche gravissime della vita di ognuno.

Ma il pericolo che siano inflitte e risentite senza troppa preoccupazione, perché la vita continua e abbiamo ancora il diritto di pensare, ecco, forse non è avvertito con la dovuta urgenza. I cani non soffrivano troppo quando bisognava fargli fare i bisogni entro i duecento metri da casa.