Salvare la democraziaLa battaglia americana per difendere il diritto di votare

Negli Stati Uniti è sotto attacco l’idea che tutti i cittadini debbano poter partecipare alla scelta di chi amministra la cosa pubblica. Solo se ci prenderemo cura della nostra forma di governo la renderemo più funzionante e in grado di resistere agli attacchi che sta ricevendo. Dall’ultimo numero di Linkiesta Magazine + New York Times World Review

Questo è un articolo dell’ultimo numero di Linkiesta Magazine + New York Times World Review in edicola a Milano e Roma e ordinabile qui.
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Pubblichiamo il dialogo tra la politica del Partito democratico americano Patrick Stacey Abrams e Patrick Healy, vicedirettore della sezione “Opinion” del New York Times.

Stacey Abrams ha guidato il Partito democratico nella Camera dei rappresentanti della Georgia e nel 2018 è stata candidata dal suo partito alla carica di governatore di quello Stato americano. È la fondatrice del New Georgia Project, che si occupa della registrazione dei cittadini nelle liste degli elettori, ed è anche la fondatrice di Fair Fight Action, con cui si batte per promuovere elezioni corrette, istruire gli elettori sui loro diritti ed evitare cancellazioni indebite dei cittadini dalle liste degli elettori. Abrams ha conversato con Patrick Healy del New York Times. Il dibattito è stato editato e condensato.

Healy
Voglio partire facendole una domanda sullo stato della democrazia e chiedendole, nello specifico, se il sistema democratico in Georgia, negli Stati Uniti e nel mondo stia mostrando capacità di resilienza o se stia invece mostrandosi vulnerabile al cospetto di quelli che, nella politica o nell’informazione, agiscono in cattiva fede e dei loro alleati?

Abrams
L’indebolimento del sistema è iniziato sul serio dopo l’elezione di Barack Obama, ma c’è stata un’accelerazione con lo sventramento dello United States’ Voting Rights Act. Nel 2013, con la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti “Shelby County vs Holder” (riguardo alla costituzionalità di due disposizioni del Voting Rights Act, ndr), abbiamo assistito a un notevole abbassamento delle barriere di protezione che mettevano le fasce più vulnerabili della popolazione al riparo dalla cancellazione dalle liste degli elettori. Ma, in parallelo, abbiamo assistito anche al proseguimento dell’evoluzione, durata suppergiù quarant’anni, della nozione secondo cui dovremmo tutti partecipare alla democrazia e dovremmo poter contare sul governo per cui votiamo.

Stiamo osservando lo sventramento dell’infrastruttura attraverso cui si vota ma anche questo continuo attacco che mette in dubbio l’utilità stessa del governo. E stiamo osservando l’indebolimento della resilienza e la marcia dell’autoritarismo che avanza sotto una veste diversa ma con un obiettivo simile, che è il soffocamento del voto e delle voci delle minoranze, il consolidamento del potere, lo sviluppo di una sola ideologia e, purtroppo, il rifiuto dell’idea che siamo tutti sulla stessa barca.

E quindi penso che oggi la situazione sia questa: osserviamo il percorso di 600 proposte di legge in 48 Stati che puntano a colpire il diritto di voto ma osserviamo anche lo sforzo che viene fatto, a livello nazionale, attraverso il Freedom to Vote Act e il John Lewis Voting Rights Advancement Act, che suscita allo stesso tempo una sensazione di speranza ma anche una sensazione di disperazione per essere ancora a questo punto nel 2021.

Healy
Che cosa ci dice della salute della democrazia il fatto che il partito di maggioranza, quello Democratico, che esprime il presidente, ha la maggioranza alla Camera e controlla il Senato, non sembra ancora capace di bloccare questa avanzata?

Abrams
Gli Stati Uniti hanno un sistema che crea qualche problema particolare, dal momento che il Senato può essere tenuto sotto controllo attraverso il filibustering, e cioè l’ostruzionismo. Questo è un antiquato meccanismo che permette al partito di minoranza di bloccare le decisioni della maggioranza semplicemente rifiutandosi di concludere il dibattito. È una cosa che esiste da molto tempo ma di cui si è fatto un uso ignobile durante le battaglie per i diritti civili negli anni Cinquanta e Sessanta.

Healy
Come mai, secondo lei, così tanti sistemi democratici, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, sono o impreparati o troppo vulnerabili per riuscire ad affrontare le strategie e le tattiche di alcuni attori in cattiva fede, dei loro finanziatori e dei loro alleati nel mondo dell’informazione?

Abrams
Purtroppo abbiamo questa visione idilliaca della democrazia. Ci ricordiamo dell’ascesa dei valori democratici e della distruzione dei regimi autoritari dopo la Seconda guerra mondiale. Ma siamo stati testimoni del fatto che l’ethos democratico non ha la stabilità che davamo per scontato che avesse. Abbiamo visto Paesi molto stabili cadere nelle mani dell’autoritarismo. Perché la democrazia è vista come una soluzione vitale e permanente solo finché è il sistema che fornisce il numero più grande di vantaggi ai cittadini.

Certamente ci sono studiosi e teorici migliori di me che hanno sottolineato che la competenza è l’elemento che determina se una democrazia può resistere a chi la attacca. Di contro, nelle nazioni in cui abbiamo visto prevalere l’autoritarismo, questo è spesso avvenuto perché chi lo ha promosso è stato capace di promettere più stabilità e più competenza rispetto a un fragile sistema democratico.

Penso che in tutto il mondo dobbiamo essere consapevoli del fatto che è nostra responsabilità non soltanto promuovere i vantaggi della democrazia come processo partecipativo ma anche dimostrare che è nei fatti un sistema ben funzionante di governo dei Paesi. E se l’autoritarismo, seppur annullando i diritti individuali, riesce a mostrarsi come un sistema di governo che funziona, allora i nostri argomenti iniziano a perdere forza. Ma è un problema risolvibile se vogliamo prenderne consapevolezza e ci diamo da fare per sistemare le cose.

©️2021 The New York Times Company

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