Fine dello stato d’emergenzaEvitiamo il «condono sanitario» sulla pandemia, dice Massimo Galli

L’infettivologo commenta: «C’è un affollarsi di politici, non solo italiani ma anche europei, che ostentano posizioni ultraottimiste per far dimenticare la crisi ucraina, il crescere delle bollette e la discesa delle Borse». Intanto il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato: «Il nostro obiettivo è quello di aprire tutto e al più presto»

Miguel MEDINA / AFP

Dopo due anni di pandemia, lo stato di emergenza sta per finire, come ha annunciato il presidente del Consiglio Mario Draghi. «È intenzione del governo» non prorogare lo stato di emergenza per la pandemia da coronavirus oltre l’attuale scadenza del 31 marzo, ha detto: «Da allora non sarà più in vigore il sistema delle zone colorate, le scuole resteranno sempre aperte per tutti: saranno infatti eliminate le quarantene da contatto».

Ma l’infettivologo Massimo Galli, ex primario dell’ospedale Sacco e professore ordinario all’Università Statale di Milano, da un lato ammette che «le riaperture sono sacrosante e tornare alla normalità appare giustificato», ma dall’altro dice che «la politica non accompagna il processo come dovrebbe, dando la sensazione che la pandemia sia finita ancora una volta, quando non lo è, e strizzando l’occhio a chi non si è vaccinato o non intende coprire i propri figli». In ogni caso avverte: «Evitiamo il condono sanitario», perché la pandemia non è finita.

In un’intervista alla Stampa, Galli spiega che «c’è un affollarsi di politici, non solo italiani ma anche europei, che ostentano posizioni ultraottimiste per far dimenticare la crisi ucraina, il crescere delle bollette e la discesa delle Borse. Non che tutti si concentrino sui listini finanziari, ma è evidente che le riaperture vengano usate per distrarre da altri guai, per cui alla fine va bene un po’ a tutti dire che la pandemia sta finendo, dalle sguaiataggini di Johnson alle distrazioni di Draghi».

Sull’annuncio di Draghi riguardo alla fine dello stato d’emergenza il 31 marzo, dice: «Mi sento di sottolineare che se togliere lo stato di emergenza è giustificato, non lo è dare la sensazione che la pandemia sia esaurita. D’altra parte comprendo che il governo debba tenere conto della Lega in maggioranza e che quest’ultima, anche se non ne capisco il vantaggio elettorale, continui a strizzare l’occhio a posizioni No Vax».

Cosa suggerisce di diverso? «Ultimamente studio e faccio ricerca anche non sul Covid, ma mi aggiorno a giorni alterni e mi sembra di ricordare che abbiamo ancora milioni di persone senza la terza dose, svariati ultacinquantenni non vaccinati, bambini scoperti e piccolissimi senza vaccini autorizzati. Solo ieri ci sono stati 252 morti e restano in arretrato liste di interventi chirurgici in ogni ospedale del Paese. Ora dire che l’emergenza sia finita mi pare come minimo un azzardo, oltre che un insulto a tutti quelli che lavorano per risolvere questi problemi. In un simile quadro, mollare il colpo sulla vaccinazione sarebbe un errore madornale, perché impedirebbe di mettere in sicurezza tutta la popolazione non sapendo cosa ci potrebbe capitare il prossimo autunno».

In un anno, ricorda Galli, «il Sars-Cov-2 è variato tre volte, chi ci garantisce che non lo faccia più? La prossima variante, nessuno sa se più o meno cattiva, dovrebbe trovare almeno una popolazione completamente vaccinata. Il governo, mentre toglie lo stato di emergenza, deve spingere l’acceleratore su questo. Altrimenti il rischio è di ripetere tra otto mesi il caos degli ospedali e il rinvio degli interventi d’urgenza, quando ancora dovremo smaltire quelli pregressi. Sarebbe un disastro».

Le riaperture, però, «sono sacrosante», dice, «perché per fortuna grazie ai vaccini e alla primavera in anticipo le infezioni sono in caduta libera, ma non bisogna mollare del tutto sulle misure».

Ma ci sono dei paletti: «Bisogna spiegare che la vaccinazione resta l’unico modo per uscire davvero dalla pandemia, che tutti devono fare tre dosi, che i bambini vanno protetti, che tutto questo serve in questi giorni in cui il virus circola ancora seppur in diminuzione e sarà molto utile in autunno. Per tutti questi motivi è indispensabile mantenere il Green Pass e le mascherine al chiuso».

Il problema, spiega Galli, è che «se si continua a dire che si apre tutto non so chi vada a vaccinarsi o chi metta la mascherina. Sarebbero due errori strategici. Va detto chiaramente che il Green Pass non è in contraddizione con la ripresa di tutte le attività, ma al contrario ne è la garanzia. Solo così gli stadi e le discoteche riapriranno completamente e a lungo. Evitiamo una specie di condono sanitario, che ancor più di quello fiscale danneggerebbe sia lo Stato sia i cittadini».

Dopo due anni di pandemia qual è la sua riflessione? «Per chi è stato colpito, per chi ha lavorato sodo, per tanti che soffrono economicamente e psicologicamente, si è trattato di un incubo. Delude che ci siano pochi politici all’altezza. Si vede spesso la tentazione del vantaggio elettorale, invece di parole chiare. E appena si apre uno spiraglio parte lo sbracamento generale».

Galli salva il ministro Speranza: «Lui tenta di distinguersi. Con il Pnrr si vedrà quanto riuscirà a riformare la sanità. Non sono certo che ce la faccia, ma la speranza di Speranza c’è». E chiude: «Ci sono migliaia di specie di pipistrelli con centinaia di coronavirus pronti al salto di specie. Anche per questo è importante riformare la sanità per tempo».