Il Cavaliere e il dittatoreBerlusconi ha provato a convincere Putin, ma non ci è riuscito

Il leader di Forza Italia dice ai suoi collaboratori di non riconoscere più l’amico Vladimir. Il suo timore è che la situazione possa sfuggire di mano e portare a una terza guerra mondiale

LaPresse

Silvio Berlusconi ci ha provato a fermare Vladimir Putin ma non ci è riuscito, come tutti gli altri del resto. Finora. Il Cavaliere è molto preoccupato per l’evoluzione della guerra in Ucraina. Preoccupato perché non vede la possibilità di un accordo di pace nonostante siano in campo la Cina e la Turchia nel ruolo di mediatori. Sembra, il suo, un pessimismo a ragion veduta nel senso che ha fonti dirette per pensare negativo. Non c’è alcuna conferma ufficiale di una sua telefonata all’amico (ex?) Vladimir Putin.

I suoi collaboratori hanno precisato, sempre ufficialmente, che il «presidente Berlusconi» ha attivato in suoi canali informali, senza specificare se siano contatti diretti con l’autocrate del Cremlino. Ma nostre fonti confermano che questo contatto diretto ci sia stato: si parla di una telefonata nei giorni scorsi e della quale avrebbe riferito anche al presidente del Consiglio Mario Draghi. 

Margini di manovra zero, determinazione massima ad arrivare all’obiettivo da parte leader russo, cioè l’occupazione e il controllo politico e militare dell’Ucraina. Non gli basterà un compromesso come il riconoscimento della Crimea e del Donbass, vuole la testa di Zelensky e la neutralità dell’Ucraina scritta nero su bianco nella Costituzione, come in Moldavia. Questo almeno fino a qualche giorno fa, prima che scendesse in campo un peso massimo come la Cina che all’Onu si è astenuta sulla risoluzione di condanna dell’invasione russa. 

Berlusconi avrebbe detto ad alcuni collaboratori di non riconoscere più l’amico Vladimir. Per il Cavaliere la sua è una reazione spropositata, ingiustificata, foriera di pericoli incalcolabili, militari, umanitari ed economici. Peggiori rispetto a quelli che finita abbiamo visto. Per questo il leader di Forza Italia ha detto ai responsabili politici e parlamentari del suo partito di essere allineati e coperti con la linea e le decisioni del governo, dell’Unione europea e degli Stati Uniti. 

C’è poi un piano di riflessione politica e personale che ai suoi occhi non giustifica per niente la decisione militare di Putin ma che porta a valutazioni critiche su come tutto l’Occidente si è mosso nei confronti della Russia. Si riferisce all’allargamento eccessivo e veloce della Nato nei Paesi baltici, l’intensificarsi della presenza di militari e armamenti in Polonia, Romania, l’addestramento dello stesso esercito ucraino. Insomma, è stato dato un colpo di spugna allo spirito di Pratica di mare: nel maggio del 2002 l’allora presidente del Consiglio Berlusconi fece stringere la mano a W. Bush e Putin. Da allora, nessun avvicinamento,  integrazione, ma una continua estensione dell’influenza europea e americana verso i confini russi. 

Berlusconi fa queste riflessioni per dire che Putin ha ragione a essere arrabbiato, ma non di aver deciso l’invasione dell’Ucraina. Non aggiunge però che i Paesi che si sono resi disponibili alla continua estensione dell’influenza europea e americana sono stati liberi di farlo. Non solo. I più importanti, come Polonia e Ungheria, hanno ricevuto enormi benefici economici dall’ingresso nell’Unione europea, nonostante non brillino per Stato di diritto e democrazia. Inoltre, chi è entrato per libera scelta nella Nato si sente fortunato di essere sotto questo ombrello adesso che vedono di cosa è capace di fare Mosca.

Tra la Russia e l’Europa hanno scelto la seconda e questo Putin, che sogna il blocco slavo e la potenza perduta, non lo sopporta. Berlusconi capisce le ragioni di principio del Cremlino che tuttavia, a suo avviso, non possono spingersi fino all’azione militare perché la situazione può sfuggire di mano. È quello che teme di più il Cavaliere. Questo è il punto. 

Le sue sono supposizioni, timori, fantasmi. Quello che teme, e che temono anche i vertici militari dell’Occidente, è l’incidente provocato. Un incidente pesante, come l’abbattimento di un aereo militare della Nato da parte della Russia nei cieli della Polonia. Magari potrebbe essere causato dagli stessi ucraini, attribuendone la colpa ai russi. In entrambi i casi l’obiettivo sarebbe tirare dentro il conflitto la Nato e i Paesi europei. A quel punto saremmo ai famosi boots on tre ground con tutto l’orrore che ne seguirebbe. 

Sì, Berlusconi ci ha provato a convincere Putin ma non ci è riuscito.

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