Pane e focacce per l’UcrainaImpastare la pace

Una scrittrice italiana e una influencer americana, entrambe appassionate di lievitazione, mettono insieme le loro competenze e colgono l’opportunità del digitale per raccogliere fondi, in sostegno della nazione colpita dalla guerra, con due workshop a tema gastronomico

Laura Lazzaroni, foto di Laura Lamonaca

Due donne, la passione comune per il lievito e una focaccia. A volte basta un’idea per aiutare chi è in difficoltà. Il messaggio arriva da Instagram, e coinvolge una scrittrice italiana e una influencer americana, entrambe appassionate di focaccia.

Da quando Laura e Laurel hanno lavorato insieme al loro libro “The New Cucina Italiana”, hanno deciso di unire le forze per mettere le loro competenze al servizio di cause meritevoli, tra cui donne vittime di violenza e abusi e razzismo. È da tempo che pensavano di avviare una serie di appuntamenti, ora in remoto per cause di forza maggiore e che potrebbero diventare di persona in un futuro, per raccogliere fondi, sensibilizzare, far attivare altre persone con la speranza che diventi un effetto domino, in modo da amplificare il movimento.

I fatti di cronaca hanno fornito loro, tristemente, un innesco immediato e hanno perciò dato avvio a questo progetto che se dovesse andare bene diventerà un appuntamento regolare in modo da dedicarsi anche alle altre cause: donne e razzismo, forme di discriminazione che non hanno a che fare solo con l’etnia ma con l’orientamento sessuale per esempio, o le questioni di genere. I presupposti che non rimanga un caso isolato ci sono tutti, dal momento che molte persone hanno già mandato le ricevute delle loro donazioni e si sono subito messe in lista per i loro workshop, che saranno due, uno in italiano e uno in inglese. Le due ideatrici del progetto hanno deciso di puntare su due generi massimi di conforto: pane e focaccia, che per coincidenza sono anche le loro due specialità, il pane di Laura e la focaccia di Laurel. Si trovavano insieme in Liguria, camminando per i sentieri sopra Moneglia, Laura ha ricordato Calvino e le sue poesie, pensando ai bambini che si trovano a fronteggiare la guerra, le armi e tutto questo orrore, in un momento della loro vita dove dovrebbero soltanto pensare all’innocenza, lì si sono dette «Dai, cominciamo».

Durante le sessioni le due protagoniste risponderanno in primo luogo a tutte le domande tecniche che verranno fatte dai partecipanti oltre che mostrare loro tutti i procedimenti pratici.

Le abbiamo raggiunte per farci spiegare meglio questo progetto, inizia Laura Lazzaroni «Nell’estate del 2020 avevamo avuto l’idea di lanciare un book club dedicato a libri che affrontano tematiche scomode legate all’esperienza delle donne e ai conflitti di razza (era l’estate di George Floyd) e classe. Poi non abbiamo concluso nulla. Periodicamente arriva il momento in cui succede qualcosa di clamoroso e io e Laurel ci chiediamo (ce lo chiediamo veramente: ci telefoniamo!) come possiamo usare le piattaforme social in maniera concreta: non ci piace l’idea di barrare la casella della quota-coscienza facendo il classico post triste e generico. Il conflitto in Ucraina, con la sua estrema prossimità e assurda violenza, ci ha dato la spinta per cominciare con una piccola iniziativa – non pensiamo certo di far nulla di travolgente, né tantomeno di eroico, è un piccolissimo gesto. Se funziona, come speriamo, vorremmo che diventasse un appuntamento fisso. Di volta in volta lo dedicheremo ad altri temi che ci stanno a cuore – come, appunto, il supporto al mondo femminile e la lotta al razzismo: c’è molto razzismo anche in Italia, ma l’esperienza americana (Laurel è texana, Laura ha vissuto a New York 5 anni, ndr) ci ha particolarmente allertate su questo argomento. Pensiamo spesso che vorremmo parlarne ma siamo anche consapevoli di doverlo fare con attenzione e profondità per non scivolare sul nostro white privilege. Avremmo voluto cominciare con un evento per Bakers Against Racism, sarà il prossimo». 

Laurel Evans nella foto di Emilio Scoti

Prosegue Laurel, che spiega come hanno scelto l’organizzazione alla quale donare il ricavato del loro lavoro: «Abbiamo scelto UNHCR – l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e WCK, World Central Kitchen, l’associazione non profit dello chef José Andrés, impegnata a distribuire pasti caldi nei luoghi colpiti da disastri naturali e teatro di emergenze umanitarie per la serietà, l’impegno, la reputazione. Volevamo un’organizzazione più “istituzionale”, di scala mastodontica, e un’altra più piccola ma collegata in modo diretto al mondo della ristorazione – che è anche un po’ il nostro».  

Ma come si svolgeranno i due workshop? Rispondono insieme: «Saranno due appuntamenti da mezz’ora l’uno – uno in inglese e uno in italiano. Li condurremo insieme e nel corso di entrambi parleremo sia di focaccia sia di pane. Faremo anche vedere qualche passaggio pratico, ma soprattutto risponderemo a dubbi e suggeriremo trucchi utili. Non saranno super tecnici. Ci rivolgiamo a un pubblico di principianti o di bakers di media esperienza. Ma naturalmente possono partecipare anche i professionisti: per loro sarà un’occasione più per farci compagnia online che per imparare!» 

Perché hanno scelto questi due alimenti per dare avvio al progetto, è insito nel significato intrinseco che il pane ricopre nell’alimentazione di tutto il mondo: «Il pane – e per estensione anche la focaccia – è un simbolo: di casa, di conforto primordiale, di cultura del cibo. Sono anche simboli molto italiani – e si dà il caso che siano un po’ la nostra specialità. Rappresentano un legame tra noi due e il pubblico li ama: se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è che il pubblico ama impastare. E quindi perché non unire l’utile al dilettevole partendo da qui?» 

Laura Lazzaroni foto di Laura La Monaca

 

 

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