And the smataflone goes toWill Smith, Chris Rock e lo schiaffo che ha mandato in cortocircuito i suscettibili

Per i parametri contemporanei fare battute su una donna malata è inaccettabile, ma più o meno di una manata? Come posizionarsi?

AP Photo/Chris Pizzello

Quelli scarsi come prima cosa pensano a come trarre dei punti dolenza da ogni inciampo, come uscirne vittime, come lagnarsene; quelli bravi pensano a come trasformare il tutto in materiale narrativo. E infatti, tre secondi dopo aver preso quel che a Bologna si chiamerebbe «uno smataflone» da Will Smith, il non a caso più capace comico vivente, Chris Rock, già diceva «è il più gran momento della storia della televisione». Se penso a cosa diventerà quel momento nel suo imminente tour, mi pento di non aver comprato un biglietto.

I fatti, se per caso aveste passato le ultime trenta ore a fare un pisolino (beati voi). Sul palco degli Oscar, Chris Rock dice che non vede l’ora di vedere Jada Pinkett Smith nel seguito di “Soldato Jane”, il film in cui Demi Moore era una soldatessa rapata a zero. Jada è rapata perché ha l’alopecia; cioè le cadono i capelli, il che da quando abbiamo abolito le gerarchie delle dolenze vale quanto cancro, tetraplegia, bancarotta, figli morti.

Quando Rock fa la battuta, i coniugi Smith sono inquadrati: Jada alza gli occhi al cielo, Will ride forte. Pochi secondi dopo, Smith va verso Rock e gli dà appunto lo smataflone. Rock reagisce con tale aplomb che i più illusi di noi – quelli che credono che nelle produzioni hollywoodiane regni ancora un qualche ordine – pensano sia un siparietto.

Poi Smith torna a sedersi, e a quel punto per il pubblico americano va via l’audio: l’America è quella perpetua terza elementare dove il pubblico può vedere un tizio schiaffeggiato ma guai a fargli sentire le parolacce. Per fortuna c’è la globalizzazione, e quindi entro pochi minuti sentiamo tutti registrazioni delle dirette giapponesi e australiane, con Smith che tornato in platea urla a Rock «tieni fuori mia moglie dalla tua cazzo di bocca» (come omaggio al cinquantennale del Padrino era un po’ esagitato).

Un amico saggio dice che lui a quel punto ha capito che non era un siparietto preparato: figurati se gli autori televisivi americani facevano dire «fucking» a Smith. Io, che sono di coccio, ho voluto credere fortissimo all’esistenza di produzioni televisive che hanno il controllo della situazione. Ho ceduto alla perdita delle illusioni solo quando, poco dopo, Smith ha vinto l’Oscar come migliore attore, e ha fatto un discorso di ringraziamento in cui, un po’ Benigni un po’ Gianni Morandi con Barbara Cola, diceva che aveva fatto tutto quel che aveva fatto per amore, e che si scusava.

Adesso che abbiamo riassunto i fatti, possiamo passare alle considerazioni, in ordine di mio interesse.

La serata era condotta da tre comiche donne, di nessuna delle quali ci ricordiamo una battuta, un’uscita, un niente, perché tutta l’attenzione è stata monopolizzata da Chris Rock e dall’unica battuta della serata che abbia provocato una qualche reazione (una battuta che non offende nessuno è una battuta inutile). È quel che accade quando pensi di poter forzare la mano al mercato e metti tre comiche irrilevanti a condurre: che poi arriva il più gran comico vivente a presentare un premio ai documentari, fa una battuta, e vien giù il cielo.

La ragione per cui Chris Rock presentava quel premio è che in passato ha prodotto un documentario. E il documentario – se questa cosa la sceneggi, il produttore te la cassa per inverosimiglianza della coincidenza – parlava del complesso delle donne nere rispetto ai capelli. S’intitolava “Good Hair”, chissà se qualcuno avrà la prontezza di mandarlo in onda sulla scia promozionale della rissa della settimana.

Per i suscettibili è stato un cortocircuito letale. Anni che ci dicono che le parole sono una forma di violenza, e figuriamoci fare una battuta su una donna malata. Ma uno smataflone è uno smataflone: rappresentazione plastica di come no, le parole non siano violente quanto le azioni. Epperò, è stato il rifugio delle polemiste, è colpa dei due patriarchi che ne fanno una rissa tra di loro, privando la povera Jada (donna, ergo vittima) della possibilità di difendersi da sola.

Trovo molto interessante che nessuna abbia preso in considerazione l’ipotesi che, nei due secondi in cui non era inquadrato dopo aver riso, Will si sia voltato verso Jada, lei gli abbia fatto lo sguardo della morte, e lui abbia saputo ciò che sanno i mariti da secoli: se non mi difendi con me hai chiuso, se non lo prendi a smatafloni non sei un uomo.

Certo, la mia è un’ipotesi di fantasia (non sappiamo cosa succede nei nostri matrimoni, figuriamoci in quelli degli attori), ma serve ancora più fantasia per pensare che Smith, senza ingerenze muliebri, sia passato dal ridere della battuta ad aggredire Rock al grido di «tu mia moglie la lasci stare capitoooo».

È altresì interessante il modo in cui, quando agli Oscar succede una cosa di cui tutti vorranno parlare per giorni (voglio dire: l’ultima volta che agli Oscar era successo qualcosa era quando Warren Beatty e Faye Dunaway avevano fatto casino con le buste), i giornali patinati fanno finta di niente. Mentre il resto delle piattaforme social esplodeva, l’account Instagram di Vogue America continuava bello sereno a fare post su com’erano vestiti Will e Jada. Direte voi: è normale, si occupano di moda. Si vede che son vent’anni che non li seguite, perché nel frattempo i giornali patinati sono passati dal tenersi alla larghissima dall’attualità al buttarcisi a capofitto. Solo che come la racconti, una dinamica così scivolosa? Con chi stai? Con la donna malata e irrisa? O con la vittima del tizio venuto alle mani, persino se la vittima è maschio (ma nero, però è nero anche il carnefice e insomma il conteggio dei punti dolenza è complesso)? Che posizione ti fa perdere meno lettrici offese e meno interviste future a qualche star?

Perché, alla fine, nel grande bazaar dei prosciutti, vince o perde non chi ha ragione ma chi fattura. A fine serata Amy Schumer – una delle tre irrilevanti conduttrici – ha postato su Instagram foto con decine di tag, dicendo sì, lo so che stiamo tutti pensando ad altro, ma volevo parlarvi dello stilista del mio vestito, di chi mi ha prestato i gioielli, e altri piazzismi. Prosciutto must go on, e non è che la cronaca quasi nera (la polizia di Los Angeles ha informato che Rock non ha sporto denuncia) possa distoglierci dai nostri doveri, sennò poi la prossima volta non riusciamo a scroccare vestiti.

Da questo punto di vista, non si può che dichiarare vincitore Rock, che fatturerà istantaneamente facendo della volta che le prese in mondovisione dall’attore che aveva interpretato Mohammed Alì materiale comico. Jada probabilmente fatturerà le sue fragilità di donna che viene difesa dal marito nella sua serie su YouTube. L’unico a non fatturare, ma anzi a dover stare schiscio finché non si dimenticano tutti che ha fatto la figura del violento, è il povero Will. E povero pure il suo commercialista.

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