«Resto accanto al mio popolo»Secondo Zelensky, la minaccia russa della guerra nucleare è solo un bluff

«Ascoltate quello che dice la propaganda russa», dice il presidente ucraino. «Lo predicano persino dalle loro chiese, che bisogna conquistare altri Stati: la Moldavia, la Georgia, le repubbliche baltiche. A mio avviso anche la Polonia è minacciata. Anzi, l’intero continente europeo è in pericolo, fintanto che a Putin verrà consentito di aggredire un Paese vicino»

(La Presse)

«Vivo tra la mia gente, è la migliore protezione che ci sia. Quando la Russia preparava l’invasione, Putin non poteva immaginare che gli ucraini avrebbero difeso il loro Paese con tale determinazione. Non solo pochi individui, bensì la nazione intera. Il Cremlino non pensava certamente che questa, per noi, sarebbe stata la Grande guerra patriottica, proprio come quella che l’Unione sovietica combattè contro Hitler. I collaboratori di Putin non conoscono affatto l’Ucraina. Ma noi siamo così. Con l’Ucraina al tuo fianco, ti senti al sicuro. È un principio, questo, che servirà da lezione a molti in Occidente».

Il Corriere della sera pubblica un’intervista al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pubblicata originariamente sul Die Zeit, realizzata via Whatsapp per iscritto per ragioni di sicurezza. «Credo che la minaccia di guerra nucleare non è altro che un bluff», dice. «Una cosa è agire da assassino criminale, un’altra scegliere il suicidio. L’utilizzo di armi nucleari significa la fine per tutte le parti in causa, non solo per chi schiaccia il bottone per primo. A mio avviso, le minacce di Putin sono un segnale di debolezza. Ricorre alla minaccia delle armi nucleari perché i suoi piani non stanno funzionando. Sono certo che la Russia è ben consapevole delle conseguenze catastrofiche di qualunque tentativo di far uso delle armi nucleari».

Poi racconta come sta vivendo questi giorni. «Dormo pochissimo, bevo una quantità impressionante di caffè, e sono costantemente impegnato in discussioni e trattative. Sto facendo molte cose indispensabili per assicurare la difesa e la salvezza dei miei connazionali», racconta. «Mi trovo a Kiev. Non è un segreto. I quaranta milioni dei miei concittadini lo sanno».

È lui il nemico numero uno di Putin. E il motivo – dice – è che «quando i suoi consiglieri guardano uno Stato, non vedono i cittadini», spiega. «Vedono solo il capo di Stato, vedono i politici, gli imprenditori potenti. I russi sperano di riuscire a comprarseli tutti o di spaventarli tutti. Ma siccome sanno che questi metodi non hanno presa su di me, sono passati alle minacce. Non potrebbe essere più chiaro di così».

Zelensky assicura che non andrà via. «Io resto accanto al mio popolo». E anche «la mia famiglia è in Ucraina». «Noi non disponiamo di altrettanti soldati come la Russia. Né possiamo misurarci con i loro mezzi e i loro missili», ammette Zelensky. «Ma abbiamo qualcosa che loro non hanno: un popolo che ama la libertà ed è pronto a combattere per difenderla. Questa è una guerra del popolo e ogni cittadino ha un ruolo da svolgere. Specie quando si tratta della difesa del territorio».

Già da una settimana, una colonna di mezzi corazzati, camion e artiglieria, lunga 60 km, è in marcia verso Kiev. Ma «non abbiamo paura», ribadisce. «Abbiamo già dimostrato al mondo che sappiamo difenderci. Ma siccome parlate di paura, ho una cosa da dirvi: non siamo noi a doverci sentire intimoriti, bensì i politici di tutto il mondo. Voglio dire, tutti coloro che oggi guardano all’Ucraina e si chiedono: anche il mio Paese rischia l’invasione? Quello che la Russia sta facendo all’Ucraina in questo momento, altri Paesi potrebbero tentare di farlo nei confronti dei loro vicini. Ed è per questo che la difesa dell’Ucraina e il sostegno dell’Occidente, rappresentano realmente una mobilitazione globale contro la guerra. Tutti i potenziali aggressori in giro per il mondo devono sapere che cosa li aspetta, se osano scatenare una guerra».

Sul rifornimento di armi da parte dell’occidente, dice: «Solo pochi mesi fa, la guerra non c’era ancora, ma tutti capivano che l’invasione era imminente. Le truppe russe erano già ammassate lungo le nostre frontiere. Ho chiesto di colpire la Russia con le sanzioni, in modo che Putin ci ripensasse. Ma non è stato fatto. Ho chiesto aiuti per l’Ucraina, per rafforzare le sue difese. Anche questo non è stato fatto. Adesso siamo davanti all’invasione. L’esercito russo sta annientando le nostre città e mitragliando i profughi lungo le strade. Ma lo capite? Stanno massacrando anche i civili in fuga. I loro missili colpiscono palazzi, chiese, università. Siamo alla barbarie. Sì, stiamo ricevendo forniture di armi. Ma è chiaro che ci serve ben altro. Perché la barbarie non conosce limiti».

Ma se «l’invasione non è stata una sorpresa, la brutalità sì», dice. «Quello che i soldati russi stanno facendo ai civili va al di là di ogni immaginazione. Le bombe sulle case e sui palazzi. I sistemi missilistici che stanno usando per colpire i quartieri residenziali. Questi sono crimini di guerra».

Eppure le sanzioni che l’Occidente ha deciso contro la Russia non sono sufficienti. «Se lo fossero, l’offensiva sarebbe stata già fermata. Ma si continua a comprare petrolio e gas dalla Russia. Le imprese occidentali sono ancora attive nel mercato russo, nascondendosi dietro varie scuse. Sì, sono state imposte le sanzioni, e ve ne siamo grati. Ma noi in questo momento siamo bersaglio di un attacco che ci riporta alla mente i momenti peggiori della Seconda guerra mondiale. È per questo che le sanzioni devono essere ulteriormente inasprite».

Quali altre sanzioni servirebbero? «Quando parliamo di sanzioni, occorre innanzitutto bloccare l’esportazione di gas e prodotti petroliferi. Chiudere i porti di tutto il mondo alle navi russe. I trasportatori devono rifiutarsi di inviare e ricevere merci da o per la Russia. Escludere tutte le banche russe dal sistema Swift, e dico tutte, senza eccezioni. Queste sono le azioni concrete da intraprendere. Se non lo fate adesso, sarete costretti ad adottare misure molto più pesanti per proteggere le repubbliche baltiche, la Polonia, la Moldavia, la Georgia, e altri Paesi confinanti con la Russia da possibili invasioni. Ed è inoltre di importanza cruciale che i Paesi occidentali stabiliscano una no-fly zone umanitaria sull’Ucraina».

E se l’Occidente non può dichiarare una no-fly zone, altrimenti sarebbe l’inizio della Terza guerra mondiale, «allora dateci aerei da combattimento e sistemi di difesa antiaerea e ai nostri cieli ci penseremo noi», dice Zelensky. Intanto, aggiunge, «l’Ucraina ha sempre proposto alla Russia di negoziare, di trattare la pace. La pace è il primo dei nostri obiettivi. Ma per prendere sul serio i negoziati, occorre vedere i risultati. E io ancora non ne vedo».

Alla domanda finale, se Putin prenderà di mira altri Paesi come la Moldavia, Zelensky risponde così: «Ma siete a conoscenza di quanto annunciato a Mosca negli ultimi anni? Avete mai sentito una sola frase rispettosa nei confronti dell’Ue? Credete che Putin riconosca l’Europa come potenza alla pari? No. Il suo scopo è quello di dividere e lacerare l’Europa, come sta facendo con l’Ucraina. Ascoltate quello che dice la propaganda russa. Lo predicano persino dalle loro chiese, che bisogna conquistare altri Stati: la Moldavia, la Georgia, le repubbliche baltiche. A mio avviso anche la Polonia è minacciata. Anzi, l’intero continente europeo è in pericolo, fintanto che a Putin verrà consentito di aggredire un Paese vicino».