Prima lo statalismoIl golden power sull’idroelettrico arriva subito, il ddl per le gare aspetta in commissione

L’atteggiamento del governo sugli asset pubblici, basato soprattutto sull’estensione delle sue prerogative, rivela una profonda e pericolosa allergia nei confronti della concorrenza e delle liberalizzazioni. L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni per Linkiesta

di Sygmund, da Unsplash

L’annunciato, ed ennesimo, ampliamento del golden power è alle porte. Secondo le notizia di stampa, la “mediazione” condotta da Palazzo Chigi prevede di estendere i poteri speciali del governo a tutte le procedure per affidare le concessioni nei settori dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, con un riferimento esplicito al caso dell’idroelettrico.

Del tema ci siamo occupati più volte in passato.

C’è, però, una sfumatura che vale la pena evidenziare. La preoccupazione dell’esecutivo e della maggioranza sembra riguarda il rischio che i grandi bacini idroelettrici finiscano in mani estere. Fingiamo che tale timore abbia un fondamento, e che dunque vi sia un pericolo concreto e attuale che lo straniero scappi con le nostre dighe. Il fatto è che le tanto temute gare, al momento, non sono affatto previste. Anzi: la Commissione europea ha (temporaneamente?) accantonato la procedura di infrazione che da anni pendeva sul nostro paese.

E allora, di cosa stiamo parlando? Il riferimento è a una norma prevista dal ddl concorrenza, da mesi impantanato presso la Commissione Industria del Senato, che prevede appunto l’affidamento delle concessioni idroelettriche attraverso procedure a evidenza pubblica. In sostanza, il governo propone di portare finalmente un po’ di concorrenza nella gestione di questi asset, e immediatamente disegna la via d’uscita per depotenziare le gare stesse. Il bello è che l’incoerenza non è incidentale: è del tutto voluta. Scrive Repubblica, dando conto della notizia: «Inserire la norma [sul golden power] nella legge sulla concorrenza avrebbe generato una contraddizione: liberalizzare e al tempo stesso porre le gare sotto “tutela”. Ecco perché il governo interviene altrove, nel decreto taglia-prezzi di fine marzo».

Un occhio ingenuo si limiterebbe a rilevare l’ipocrisia del governo. Uno sguardo meno disincantato, però, noterà un altro fatto: l’allargamento del golden power arriva immediatamente e per decreto. Le gare, peraltro azzoppate, arriveranno se e quando il ddl concorrenza sarà approvato. Insomma: lo statalismo subito, la liberalizzazione oggi no, domani forse e probabilmente neanche dopodomani.