Bacco e tabaccoIn Italia sono i più poveri che fumano, mentre i laureati bevono

Nonostante la pandemia, lo stile di vita generale non è migliorato. La percentuale dei tabagisti negli ultimi otto anni non è diminuita, anzi. Mentre il consumo di alcol cresce tra chi è più istruito

di Pascal Meier, da Unsplash

Gli italiani hanno cominciato ad avere uno stile di vita più sano dopo la pandemia? Il Covid ha aumentato la consapevolezza del valore della salute? A guardare i dati Istat più recenti sembra di no. Soprattutto quelli che riguardano il pericolo più importante, il fumo. La percentuale dei tabagisti non è diminuita negli ultimi 8 anni. Anzi, è leggermente risalita, passando dal 18,4% del 2019 al 19% del 2021. E dire che la proporzione dei fumatori era scesa di circa 9 punti in meno di 20 anni, mentre tra le donne vi erano stati pochi cambiamenti.

Dati Istat

Gli uomini rimangono i fumatori più accaniti, soprattutto se hanno una bassa istruzione: tra quelli che si sono fermati alla licenza media a fumare è il 29,1%. Invece i laureati sono quelli meno dipendenti dalla nicotina: il 52,4% che non ha mai toccato una sigaretta, percentuale che sale al 63,3% tra le donne. Tra queste ultime, in realtà, le non fumatrici arrivano al 76% tra coloro che non sono andate oltre le scuole elementari, ma si tratta di poche anziane.

Dati Istat, 2021

A proposito di età, nella popolazione attiva, quella con meno di 65 anni, le differenze in base all’istruzione sono nettissime, in entrambi i generi. Fra gli uomini tra i 25 e i 34 anni con la licenza media i tabagisti sfiorano il 40%, mentre scendono al 20,8% tra i coetanei con una laurea o un dottorato. E al 12,7% tra le donne tra i 45 e i 64 anni con un titolo universitario.

Che gli anni di studio rappresentino un parametro di grande rilevanza è evidente anche in un altro ambito, quello dell’obesità e del sovrappeso, che pure tende a influenzare l’aspettativa di vita, a favorire malattie e a pesare in modo importante sul sistema sanitario. Anche qui sembra che chi ha un livello di istruzione minore sia più soggetto a superare il peso consigliato. Sono fuori forma il 67,2% degli uomini con licenza elementare, e solo il 16,9% delle donne laureate tra i 25 e i 44 anni.

Al divario per titolo di studio qui si somma anche quello per genere, ma il primo sembra essere comunque più importante.

Dati Istat, 2021

Le cose tra l’altro sono peggiorate nel corso degli anni, in modo lento ma costante. Nel 2020 per la prima volta i normopeso sono scesi sotto il 50%, mentre erano il 54,7% a inizio secolo.

Dati Istat

Non solo, vi anche è una netta differenza geografica: i cittadini obesi e sovrappeso raggiungono la concentrazione massima nel Mezzogiorno, arrivano al 56,3% in Basilicata, al 54,4% in Campania, mentre sono solo il 41,3% in Piemonte e una percentuale molto simile in Lombardia, Trentino Alto Adige e Liguria. Gli italiani poi risultano essere molto più in forma nei capoluoghi delle Città Metropolitane che nei piccoli paesi. Nel primo caso chi è nei limiti del peso consigliato è il 54,8%, nel secondo solo il 47,1%.

Dati Istat, 2021

Questi dati smentiscono un po’ di luoghi comuni sul fatto che in città si vive meglio che in campagna, che nel Sud e nelle Isole la dieta mediterranea consente una migliore alimentazione, che il contadino non istruito che vive in un piccolo cento sta meglio, fisicamente, del manager della metropoli.

A fare parzialmente eccezione sono le statistiche sul consumo di alcol, che è più comune, invece, tra chi si è laureato: ad avere bevuto un drink almeno una volta nell’ultimo anno è stato l’80,4% di chi ha completato gli studi universitari e il 66,5% di chi ha la licenza media. E questo gap è presente a qualsiasi età, forse perché assumere vino, birra o altro è sempre più un fenomeno sociale, ed esce di più chi ha maggiori possibilità economiche, solitamente chi ha un’istruzione più alta.

Il dato è piuttosto preoccupante perché in generale ad avere comportamenti a rischio per la propria salute sono proprio coloro che hanno minori possibilità di accedere ai servizi sanitari migliori (che ormai sono quelli almeno parzialmente a pagamento), coloro che sono in una situazione economica più precaria, che abitano laddove vi sono meno servizi.

I dati sui ragazzi fino ai 24 anni sono particolarmente eloquenti: chi proviene da famiglie con risorse finanziarie inadeguate e ha genitori meno istruiti fuma di più, tende ad avere un maggiore eccesso di peso e non fa attività fisica. Solo nell’eccesso di alcol, di nuovo, questa tendenza si inverte, ma in modo lieve.

Dati Istat, 2021

A dispetto di quello che piace pensare ai più, non è solo una questione di mentalità o di volontà. Vi è uno strettissimo legame, invece, con l’istruzione, una variabile in cui l’Italia da sempre rappresenta una delle ultime ruote del carro in Europa.

Avere una percentuale inferiore di fumatori o di obesi non dipende solo dalla capacità di mandare i messaggi giusti, di fare campagne azzeccate, ma dalla possibilità di fornire un’educazione che possa dare gli strumenti e gli stimoli giusti. Al posto di predicozzi e appelli più o meno paternalistici sarebbe molto più efficace innalzare la percentuale di quanti riescono a raggiungere un diploma e una laurea, e diminuire quella di chi si ritrova ad abbandonare gli studi. E sono ancora tanti. Ma è certamente meno facile.