L’Unione di domaniL’Italia gioca da protagonista nel Nuovo Bauhaus Europeo

Con più di 200 eventi dislocati in tutta Europa e un centinaio concentrati alla Gare Maritime di Bruxelles, il progetto culturale è pronto a dare forma alle città del futuro. Il nostro Paese partecipa con numerosi eventi: dal Maxxi alle montagne dell’Alto Adige a Lentini, passando per Siena e Milano

LaPresse

Ripensare a un nuovo modo di vivere progettando spazi e città sostenibili, inclusive e nelle quali sia bello vivere. Con questo obiettivo ha preso il via il Festival del Nuovo European Bauhaus che la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha deciso di aprire in Italia, collegata dal Museo MAXXI di Roma con la presenza della presidente Giovanna Melandri e del ministro per la Cultura Dario Franceschini.

Con più di 200 eventi dislocati in tutta Europa e un centinaio concentrati alla Gare Maritime di Bruxelles, l’evento testimonia il fermento suscitato dall’iniziativa lanciata da Von der Leyen nell’ambito del discorso sullo Stato dell’Unione del 2020 con l’obiettivo di stimolare un movimento trasversale per dare forma alle città del domani attraverso un esercizio creativo concentrato sulle persone e sulla natura come chiave e strumento del cambiamento.

La presidente Von der Leyen ha spiegato in apertura dei lavori come il New European Bauhaus rappresenti un passaggio fondamentale per sostenere il cambiamento al quale è chiamata l’Europa verso il raggiungimento degli importanti obiettivi in materia di ambiente, clima ed energia. 

«Noi siamo al limite. Abbiamo preso da questo Pianeta più di quanto abbiamo restituito», ha affermato Von der Leyen che ha raccontato come proprio sulla base di questa consapevolezza sia stato concepito il Green Deal europeo (il grande piano di investimenti per l’ambiente e il clima). «Però, quando l’abbiamo lanciato, ci siamo resi conto che mancava ancora qualcosa: un movimento dal basso, diffuso. Ecco questo è lo spirito del New European Bauhaus».

Parole che acquistano un significato ancora più profondo in quanto pronunciate all’indomani della frenata registrata al Parlamento Europeo proprio sul pacchetto Europe Fit for 55, con la bocciatura della riforma degli ETS, in attuazione del Green Deal per la transizione energetica. 

A distanza di un anno e mezzo da quando è stato lanciata, in una congiuntura delicata che ha visto la coda di una pandemia e l’inizio di una guerra alle porte dell’Europa dall’indubbio impatto sulla politica energetica europea, l’iniziativa ha tuttavia suscitato l’entusiasmo di numerosi professionisti, dal mondo del design e dell’architettura, alle scienze sociali e scientifico-tecnologiche, che insieme a molti amministratori locali si sono mobilitati in tutta Europa per sviluppare progettualità sostenibili e inclusive nel segno del nuovo Bauhaus. 

L’Italia, così come accade anche per altri programmi di sviluppo urbano come URBACT e UIA, sta giocando un ruolo da protagonista all’interno di questa nuova iniziativa Europea. Emblematica in questo senso la presenza del Politecnico di Milano, tra le prime università in Europa a essere partner ufficiale, che ha lanciato l’iniziativa: “NEWBAUHAUS at POLIMI. Designing the New Normal”. 

I progetti promossi dal Politecnico di Milano spaziano da ricerca e progettualità sui “Territori fragili” coordinata da Gabriele Pasqui e concentrata in particolare su sfide, rischi e soluzioni per le aree interne del nostro Paese, (circa il 60% del territorio), fino a progetti orientati al futuro come l’esibizione “Space design for new human beings” curata da Annalisa Dominoni e Benedetto Quaquaro che in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea hanno progettato strutture e strumenti per la sostenibilità e l’inclusione nello spazio andando da una parte a facilitare la nutrizione degli astronauti attraverso la produzione di microalghe sulla superficie lunare e dall’altra curando il design di nuovi oggetti protesici utili anche per i futuri paraastronauti per facilitare le prestazioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Le forme di aggregazione urbana e dello stare insieme sono le più variegate e il panorama delle realtà italiane nel nuovo Bauhaus restituisce bene questa complessità. Tornando allora sulla superficie terrestre, nel panel istituzionale insieme alla Commissaria Europea alla cultura e alla formazione Mariya Gabriel troviamo la Provincia Autonoma di Bolzano con il progetto: “New European Bauhaus delle montagne”, sviluppato dall’ecosistema dell’innovazione dell’Alto Adige, articolato in workshop, seminari, iniziative per progettare nuovi spazi, soluzioni, forme di aggregazione e di produzione in una prospettiva montana, tenendo insieme sostenibilità, inclusività e valore estetico. L’idea del progetto, considerata vincente a Bruxelles, è quella di seguire un approccio veramente traversale e, in un certo senso, emozionale poiché, come affermato dalla rappresentante della Provincia Autonoma di Bolzano: “Noi non viviamo sulla montagna, ma in qualche modo “le montagne vivono in noi”.

Dalle montagne dell’Alto Adige alle pendici dei Monti Iblei è presente alla Gare Maritime di Bruxelles, sede della Fiera espositiva del Festival, la testimonianza che arriva dalla città di Lentini, in Provincia di Siracusa, con lo stand virtuale di “Badia Lost & Found” un progetto, selezionato dal Nuovo European Bauhaus, di rigenerazione del territorio attraverso il recupero delle memorie e degli spazi del quartiere Badia. Avviato come una sperimentazione tra artisti, il progetto ha portato alla creazione di un Urban Art District, diventato una sorta di galleria d’arte all’aperto, laboratorio civico e una delle principali fonti di attrazione della città.

Visitando la Fiera espositiva è possibile trovare progettualità che coinvolgono anche altre città italiane: è il caso, ad esempio, di Siena presente con Urbinat, progetto finanziato dal programma Horizon per sviluppare strumenti e soluzioni innovative con l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nella co-creazione di soluzioni basate sulla natura per la rigenerazione urbana.

Richiamando le parole della presidente Von der Leyen queste giornate non dovranno servire tuttavia a celebrare noi stessi, ma soprattutto a capire dove e come possiamo contribuire meglio al cambiamento. Con questo intento, la Presidente della Commissione ha annunciato un collegamento con il Sindaco di Mariupol perché, ha affermato, «l’Europa ha il dovere di contribuire a ricostruire l’Ucraina e di farlo nello spirito della sostenibilità e dell’inclusività del New European Bauhaus». 

Per ora il successo del movimento sembra risiedere soprattutto nell’entusiasmo degli addetti ai lavori e in quelle che potremmo definire élite intellettuali e culturali. 

Per gestire in maniera efficace e davvero inclusiva la sfida della transizione verde resta da augurarsi che il nuovo Bauhaus Europeo vinca davvero la scommessa lanciata da Von der Leyen diventando un movimento popolare e anima pulsante del processo di trasformazione delle nostre città e comunità.

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