Valanga di ghiaccioZaia dice che il crollo sulla Marmolada non era prevedibile, Miozzo chiede di ridare poteri alla Protezione Civile

Il governatore del Veneto dice: «È come se fosse venuto giù un enorme grattacielo di ghiaccio. Come si può pensare di prevedere una cosa del genere?». Ma per l’ex coordinatore del Comitato tecnico scientifico, se si vuole agire sulla prevenzione bisogna rivedere la riforma del 2018: «Diversamente, anche per queste nuove emergenze, a cominciare dalla siccità, rischiamo di fare lo stesso percorso e gli stessi errori dell’emergenza Covid»

(AP Photo/Luca Bruno)

«Questa montagna immersa in un silenzio spettrale trasmette angoscia. È incredibile pensare che in pochi secondi abbia potuto travolgere e uccidere tante persone». Il governatore del Veneto Luca Zaia, dopo l’incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi e i familiari delle vittime e dei dispersi del crollo del ghiacciaio sulla Marmolada, dice al Corriere: «Stiamo vivendo una tragedia immensa. Tanto eccezionale che era imprevedibile».

«Io non sono un esperto», precisa il governatore leghista. Ma «qui è evidente che le cause sono state molteplici». Zaia spiega che «che nessuna escursione è a rischio zero, come qualsiasi attività, ed è altrettanto vero che i cambiamenti climatici hanno agevolato processi in maniera repentina. Ma questo non è il primo crollo sulle Dolomiti». Lo definisce «un fatto di portata straordinaria. È come se fosse venuto giù un enorme grattacielo di ghiaccio. Come si può pensare di prevedere una cosa del genere?».

Dello stato precario dei ghiacciai si parla da tempo, «ma dobbiamo pur ricordarci che le nostre montagne sono a loro volte state scolpite dal dissesto idrogeologico». Certamente «dobbiamo fare di tutto perché ciò non accada più. Gli esperti si esprimeranno. Resto personalmente convinto che sia necessario affinare il sistema di monitoraggio per essere nelle condizioni di impedire l’accesso al ghiacciaio quando le condizioni non lo consentono. Un po’ come succede con la bandiera rossa al mare».

Basti pensare che «l’altro giorno sul ghiacciaio c’erano 10 gradi. Adesso ha la dimensione che dovrebbe avere a fine settembre. È tre mesi avanti». Bisognerà adottare comportamenti conseguenti. «Tutti noi, non solo per i ghiacciai, dovremmo sempre più adattare i nostri comportamenti prendendo atto del cambiamento climatico. L’uomo ci sta mettendo del suo per accelerare certi processi. Il tema del cambiamento climatico impone scelte coraggiose e una revisione delle nostre abitudini».

Come spiega Agostino Miozzo a Repubblica, dopo vent’anni nella Protezione Civile e alla guida del Comitato tecnico scientifico per più di un anno nel 2020, «stiamo andando incontro a situazioni estreme sempre più ricorrenti». Siccità, incendi, eventi atmosferici violenti, dissesto idrogeologico: tutti fronti aperti e contemporaneamente. Per cui, dice, «avremo bisogno di un sistema organico forte, nazionale, di Protezione civile».

Dopo la riforma del 2018, che ha ridotto i poteri dell’ente, «persino con la dichiarazione di uno stato di emergenza la Protezione civile, così com’è, non riesce che a mettere pannicelli caldi: distribuzione di aiuti e risorse, tentativi di coordinamento, piccoli interventi, di certo nulla di strutturale».

Oggi, dice Miozzo, «mi sento di dire al governo: rivediamo questa riforma, diamo al sistema nazionale di Protezione Civile e al suo capo poteri forti e altrettante responsabilità. Diversamente, anche per queste nuove emergenze, a cominciare dalla siccità, rischiamo di fare lo stesso percorso e gli stessi errori dell’emergenza Covid». Perché la pandemia, appunto, «ha dimostrato come la Protezione civile sia stata sottomessa alle Regioni. Ricordate quante ordinanze locali, le più diverse, venivano emanate in quei mesi, con i governatori che ovviamente rispondevano a spinte locali e la Protezione civile che faceva una gran fatica a provare a dare un indirizzo comune. Oggi vedo che si sta ripercorrendo la stessa strada sull’acqua: ogni giorno leggo di ordinanze locali diverse e immagino che ci ritroveremo ancora una volta ad assistere al cinema delle autonomie locali quando invece si dovrebbe fare sistema».

Purtroppo in Italia siamo molto lontani dal concetto di prevenzione, prosegue Miozzo. «Anche perché, io posso dirlo liberamente, con la prevenzione non vinci le elezioni. Gli interventi veri, quelli che risolvono, li devi fare in tempi di pace. La prevenzione è cultura senza applausi per questo ha poco appeal. Anche perché è difficile avere applausi per aver evitato un danno che non avviene e dunque non è visibile e quindi non è raccontato».

Forse, conclude, a partire dall’emergenza siccità, «una Protezione civile con un ruolo forte e centralizzato, avrebbe potuto avviare interventi seri e di prevenzione a tempo debito».