Secondo una recente indagine di Espresso Communication, i dieci antichi mestieri artigianali più ricercati e attrattivi al mondo sono: conciatore di pelle, liutaio, maestro incisore su conchiglia e corallo, ricamatrice, impagliatore, tessitore, bombonierista, ornatore, lattoniere e ramaio. Gino Di Luca, fondatore di Cameo Italiano, azienda leader specializzata nella creazione di camei su conchiglia, sostiene che l’antica arte dell’incisione a mano su cameo stia attualmente vivendo una grande riscoperta da parte dei più giovani: dal suo punto di vista, la fortuna risiede nella secolare tradizione originaria di Torre del Greco (Città metropolitana di Napoli), dove le famiglie tramandano da generazioni i segreti di questa tecnica di lavorazione. «È fondamentale intraprendere un percorso condiviso assieme agli istituti scolastici che possa portare all’incontro formativo tra le imprese artigiane del territorio e i giovani favorendo, al tempo stesso, l’occupazione» ha dichiarato.
Oggigiorno, immersi come siamo in una sistematica e sempre più pervasiva digitalizzazione, cosa succederebbe se scoprissimo che i giovani – in realtà – sono sempre più interessati agli antichi mestieri? Con ogni probabilità, la prima reazione sarebbe di perplessità. Il mondo del lavoro, dalla ristorazione alle imprese, non lamenta la presenza di lavoratori? I dati parlano chiaro: durante il primo semestre 2022, circa il 40 per cento delle aziende dichiarava l’assenza di candidati e addirittura il 50 per cento di esse lamentava una vera e propria irreperibilità di operai e artigiani specializzati.
Inoltre i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, sono più di 3 milioni, ossia il 25 per cento del totale secondo il recente report Neet working elaborato dal ministero per le Politiche giovanili. Se pensiamo anche al fenomeno della great resignation, a causa del quale nel nostro Paese le dimissioni sono cresciute di oltre un terzo rispetto al 2021 – come riporta l’Osservatorio sul precariato dell’Inps – appare evidente almeno un aspetto: i giovani concepiscono il lavoro in un modo totalmente diverso rispetto al passato.
A tal proposito, una preziosa occasione di riflessione sono le Journées Particulières del gruppo francese LVMH (dal 14 al 16 ottobre). Nel 2011 Antoine Arnault, direttore della divisione Immagine & Ambiente di LVMH, sancì per la prima volta le tre giornate all’anno in cui il grande pubblico può visitare e vedere coi propri occhi i luoghi e le autentiche professioni delle maison della multinazionali.

Dal settore dei cosmetici – Acqua di Parma, Stella Mccartney, Guerlain, Givenchy tra gli altri – fino a quello dedicato alla moda e alla pelletteria – Loro Piana, Fendi, Louis Vuitton, Dior solo per citarne alcune –, passando per le marche di vino e di superalcolici, i grandi magazzini, le testate giornalistiche prestigiose del gruppo Echos, gli hotel esclusivi del gruppo Belmond. Le maison sono in tutto 75. Un’esperienza corale e sincrona per assistere al lavoro e alla tecnica degli artigiani attraverso visite guidate, dimostrazioni di know-how, convegni o tour interattivi.
Quindi sì, i giovani qui lavorano. Entro la fine del 2022, il gruppo prevede di assumerne 25.000 sotto i 30 anni a livello globale, di cui 5.000 attraverso programmi di internship e apprendistati. Queste modalità di reclutamento verranno effettuate per tutti i tipi di professioni, a tutti i livelli gerarchici e in tutte le maison del gruppo.
LVMH sta anche rafforzando il piano d‘azione “Craft the future”: oltre a una piattaforma educativa chiamata Inside LVMH, progettata per guidare le nuove generazioni ai vari mestieri del mondo del lusso e prepararli per ruoli all‘interno del settore, prevede il programma “Métiers d’Excellence” al fine di accelerare la trasmissione di competenze e aumentarne l‘occupabilità. La piattaforma ha già 16.000 utenti registrati e l‘IME è attualmente presente in sei Paesi (Francia, Svizzera, Italia, Spagna, Giappone e Germania). In più, vanta 1.400 individui formati dalle sue 22 scuole partner.
D’altronde, assistere alla fattività quotidiana di orologiai, sarti, calzolai, sarti, gioiellieri può aprire insospettabili immaginari. Soprattutto perché quest’anno, a differenza delle scorse edizioni, è possibile visitare le basi operative stanziate in Veneto, come quella di Thelios occhiali, Dior e Louis Vuitton.
Per la prima volta e per due giorni di seguito – il 15 e il 16 ottobre – Dior aprirà le porte della sede mondiale del suo distretto manifatturiero a Fossò, per introdurre i profani e gli appassionati all’interno di un percorso fascinoso quanto perturbante: la vera e propria costruzione della scarpa, dai primi tocchi alle fasi di rifinitura. E così Louis Vuitton, a Fiesso. La stessa struttura del dipartimento, seguita dall’architetto francese Jean Marc Sandrolini, ricorda volutamente una scatola di scarpe e contiene cinque stabilimenti di produzione, altrimenti detti atelier, divise per prodotto: donna elegante, uomo elegante, Car Shoe e due atelier dedicati alle sneaker.


I disegni, l’applicazione di swarovski, il sigillo del tacco: tutto avviene attraverso il lavoro di mano. Il personale viene quindi selezionato e altamente specializzato: si sceglie un solo segmento e si diventa talmente rifiniti che la trasversalità di lavoro tra i cinque segmenti è pressoché impossibile, tanto sono diverse e precise le competenze che richiedono.
Un giovane che qui vuole approdare deve sottoporsi a un periodo di affiancamento: osservare, prendere nota, assorbire da chi è più anziano e ha più esperienza rappresenta una delle pietre miliari della formazione curriculare in tutti i settori. È così che i ragazzi imparano da vicino le tecniche di lavorazione e l’uso degli strumenti tecnici.

Se si pensa che dietro al lusso si cela una tale cura del dettaglio e una tale manualità dedicata al prodotto, risulta irresistibile l’impulso di andare a dare un’occhiata. Oltre a queste già citate, anche la nuova Fendi Factory in Toscana e l’adiacente Conceria Masoni di Santa Croce fanno parte del progetto. A Milano parteciperanno anche la Pasticceria Cova, la boutique di Acqua di Parma e l’HQ di Loro Piana, nel loro quartier generale del Cortile della Seta: attraverso il racconto delle origini e della storia del marchio, che dal 1924 si occupa della trasformazione di materie prime della più alta qualità, si viaggia nel tempo in un’installazione a forma di clessidra.
Anche qui si mostrano le competenze, le tecniche e i trucchi del “savoir faire” o del “saper fare” degli artigiani della maison. L’esperienza è progettata per essere tattile oltre che visiva, ma non vi sveliamo altro. L’insieme è imperdibile e unico e si snoda tra 19 location in 7 diverse regioni.