Governo in salitaBerlusconi va da Meloni per siglare la pace

È stato fissato per oggi pomeriggio l’incontro tra i due leader nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa a Roma. Lollobrigida dice che se la coalizione non è compatta, allora è meglio il voto. Miccichè consiglia a Forza Italia di valutare l’appoggio esterno. La premier in pectore vorrebbe chiudere entro il 25 ottobre

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni alla chiusura della campagna elettorale del centrodestra a Roma
AP/LaPresse

È stato fissato per oggi pomeriggio l’incontro tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa a Roma. L’accordo per il nuovo governo è impostato e potrebbe essere siglato davanti alle telecamere in modo da immortalare la pace tra i due partiti dopo le tensioni degli ultimi giorni, scrive il Corriere.

Una pace da sottoscrivere non più nella berlusconiana Villa Grande, dove Meloni si era recata nei giorni scorsi. E nemmeno alla Camera, sede istituzionale, che aveva visto giovedì scorso lo scontro frontale che aveva poi portato alla decisione di Forza Italia di non votare Ignazio La Russa alla prima chiama. Il faccia a faccia si terrà in via della Scrofa, sede del partito di Meloni. E sarebbe stato proprio Berlusconi a chiamare la premier in pectore per fissare l’appuntamento, dopo che per un giorno e mezzo le persone che gli sono più vicine – da Fedele Confalonieri a Gianni Letta fino ai figli del Cav – hanno tenuto i contatti con Meloni per evitare che il filo si spezzasse.

Ma intanto i due fronti continuano a mandare segnali di guerra. In un’intervista rilasciata a Repubblica, il capogruppo uscente di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida, cognato di Meloni, dice che se la coalizione non è compatta allora è meglio il voto: «A noi non è mai interessato governare solo per farlo, vogliamo coinvolgere le migliori energie dentro e fuori la politica. Se ci saranno queste condizioni, bene. Altrimenti neppure ci proviamo. E torniamo dagli elettori, riproponendo a quel punto una coalizione diversa dall’attuale ma ripartendo, per quanto riguarda Fratelli d’Italia, dal consenso che abbiamo avuto. Però non credo che accadrà».

Guido Crosetto, vicinissimo alla leader di Fratelli d’Italia e probabile ministro nel suo governo, prova a riportare la pace. E al Corriere dice che Berlusconi «più di altri ha la sensibilità di capire le esigenze delle imprese italiane, lui conosce come nessuno i bisogni e i problemi del mondo produttivo, deve essere portatore della visione di questa parte della società italiana. C’è bisogno della sua visione e della sua esperienza. E non solo». E se nella formazione del governo «portasse persone della qualità di quelle che ha portato nelle sue aziende, saremmo a posto. Ci dia un Confalonieri, un Doris, una Marina Berlusconi, un Gianni Letta… Ci tiri fuori i talenti, i Gullit, i van Basten, i Baresi! Si aspetta il suo apporto anche su questo».

D’altra parte i tempi della formazione del governo richiedono decisioni velocissime: Mattarella potrebbe aprire le consultazioni già giovedì o venerdì, con il ritorno di Mario Draghi dal vertice di Bruxelles, e Meloni vuol farsi trovare pronta. La leader di Fratelli d’Italia vorrebbe chiudere per il governo entro il 25 ottobre.

Eppure mancherebbero ancora delle caselle da riempire. Non sarebbe stato trovato ancora l’accordo sul ministero della Giustizia. Per via Arenula Meloni vuole Carlo Nordio, mentre Berlusconi punta sull’ex presidente del Senato Elisabetta Casellati. Se non venisse accontentato, il Cavaliere potrebbe chiedere il Viminale o il ministero dello Sviluppo economico, che però è considerato chiave dalla premier e sarebbe destinato a Guido Crosetto o all’ex Confindustria Antonio D’Amato. Finora i ministeri in capo a Forza Italia sono quattro, tra cui gli Esteri ad Antonio Tajani sono un punto fermo. E ora che Licia Ronzulli ha fatto un passo indietro, in rampa di lancio ci sarebbero Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo e Alberto Barachini. Per quest’ultimo, presidente uscente della Commissione di Vigilanza Rai, sarebbe pronta la carica di sottosegretario con delega all’Editoria. La Lega si è già assicurata invece il ministero dell’Economia e delle Finanze per Giancarlo Giorgetti.

Intanto, però, il fedelissimo di Berlusconi Gianfranco Miccichè chiede al suo partito di «valutare l’appoggio esterno» e dice che gli alleati «puntano a prendersi i parlamentari azzurri per ammazzare definitivamente l’ex premier». Il senatore dice alla Stampa che «stanno maltrattando Berlusconi» e che Meloni vuole «dividere Forza Italia come ha fatto con la Lega scegliendo Giorgetti» per il ministero dell’Economia. «È assolutamente normale che i leader vogliano delle sentinelle dentro al Consiglio dei ministri, fu così nel caso di Marco Follini. Cosa c’è di male? E poi questa storia che Licia non sarebbe all’altezza è assurda: se ha un ruolo così importante nel partito vuol dire che è all’altezza di averlo anche nel governo». E infine propone al suo partito di rimanere fuori dal nuovo governo: «La mia idea è: diamo l’appoggio esterno al governo. A questo punto si scelga lei questi scienziati di ministri». Ma sostiene anche che «quello che succederà è un film già visto: cercheranno di prendersi uno a uno i parlamentari per ammazzare definitivamente Berlusconi».