Fin de semaineQuarantotto ore all’ultimo respiro a Parigi

Lontano dalla edulcorata e patinata immagine di una città romantica, da attraversare in coppia, ecco una serie di tour insoliti e mondani per chi ha sete di divertimento. Luoghi nuovi o da riscoprire, dove si beve, si gioca, si mangia e si scopre il lato più trasgressivo della “Ville Lumière”

Courtesy of Le Perchoir

Ah, Parigi, la città dell’amore. E invece no. È anche la città dei fine settimana tra amici, delle quarantotto ore vissute all’ultimo respiro, tra un ristorante all’ultima moda, mostre d’arte e locali notturni. Ormai si parte per Parigi soprattutto alla ricerca di (tanto!) divertimento, per sfinirsi alla ricerca delle tappe che costellano la geografia urbana e lo rendono uno dei luoghi più eccitanti e all’avanguardia d’Europa. Da pochi mesi c’è anche il Frecciarossa che parte da Milano Centrale: non ci sono più scuse per non godersi la capitale francese.

Iniziamo da Le Perchoir, una terrazza nascosta: oltre ad ammirare la cima della Torre Eiffel che spunta maestosa dalla distesa di tetti blu, si bevono cocktail all’aperto, apprezzando la brezza della stagione estiva, che qui è sicuramente meno afosa delle strade asfaltate del centro. Oltre a una selezione di vini e a un’ottima limonata biologica, i cocktail sono realizzati con i prodotti che il momento dell’anno offre: succo di limone, basilico, fiori di ibisco, peperoni, pesca, agave.

Courtesy to Le Perchoir

L’atmosfera contiene in sé influssi mediterranei, rimanda alle notti madrilene, accompagnata com’è da un dj-set continuo e da pochi piatti sul menù, pensati per chi vuole assaggiare qualcosa durante l’aperitivo e poi cenare in una brasserie per concludere la serata. Come da Chez Janou, a pochi metri da place de Vosges.

Solo un’occhiata al sito è sufficiente per capire quanto l’attenzione sia studiata fin nei dettagli, dall’arredamento alle riproduzioni della metà del secolo scorso che letteralmente costellano le pareti. Il bancone in legno, l’aria calda e accogliente delle osterie di una volta, i tanti piatti gustosi e ricercati: Chez Janou è già stato preso d’assalto da influencer, celebrità e turisti dall’animo sofisticato che dopo aver acquistato un basco nelle storiche botteghe di Place de Vosges qui arrivano per scattare una foto e postarla sui social.

Per chi non avesse sonno la notte si offre attraverso due storiche tradizioni parigine ora riportate in auge: il teatro.
Il Point Virgule, una sala che negli anni Settanta veniva tenuta in piedi da un gruppo di attori emergenti, si è oggi riconvertita in un palco per la stand-up comedy: l’obiettivo è la scoperta dei talenti della comicità attraverso i nuovi registri linguistici e culturali della scena contemporanea.

La selezione è attenta, ampia e innovativa perché ci si può continuamente autoproporre, mandando all’indirizzo email in calce al sito i video delle proprie esibizioni e una presentazione biografica, scremati dalla direttrice artistica Antoinette Colin in persona. E poi, il cabaret: il Crazy Horse è stato fondato nel 1951 da Alain Bernardin e già allora restò impresso nella memoria collettiva per il gusto anticonformista e gli spettacoli provocatori, in barba alla morale dell’epoca. Nella centralissima Avenue George V, le parole d’ordine sono follia ed eleganza.

Il loro ultimo spettacolo, Totally Crazy, unisce tra luci scintillanti e sensuali i suoi atti più rappresentativi e iconici fino ad ora, cioè in occasione del suo sessantacinquesimo compleanno: impertinenti e geniali come i suoi creatori, tra gli altri Philippe Decouflé, Christian Louboutin, Chantal Thomass, Dita Von Teese e Ali Mahdavi e Stéphane Lucas. Il burlesque dell’artista di fama internazionale George Bangable, che si esibisce sempre trenta minuti prima dell’inizio degli spettacoli ufficiali, e la successione degli atti si possono godere sorseggiando champagne, previa prenotazione della bottiglia inclusa nel biglietto.

La mattina, che in Francia inizia adagio, una sosta per la colazione in uno dei cafè più selettivi della Rive Gauche è d’obbligo: La palette in Rue de Seine, La perle nel Marais, il Charlot – dove ordinare ottime uova immerse nella speciale salsa olandese e croissant al burro. Un’altra cosa è certa: gli aperitivi a Saint Germain non moriranno mai. Luogo di culto per gli intellettuali del Novecento, ora terra modaiola intersecata dai vari ingressi a scacchiera ai Giardini del Lussemburgo, chiamato confidenzialmente “il Lussemburgo”. A Le Hybou, al Babylon, o Au Sauvignon sono i locali che hanno sostituito gli inflazionati Flore e Deux Magots.

Qui ci si siede nelle comode petite terrasse, ci si sente piacevolmente brilli con mezzo bicchiere di kir – vino bianco e crema di cassis – e si può incontrare qualche attore in sordina che tenta di passare inosservato mentre ordina un piatto di escargots al proprietario, cui si rivolge dandogli del tu.

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