I ComplementariIl primo capitolo del racconto di un’esperienza off road a zero emissioni

“La sfida” è l’appuntamento iniziale di un tour dei desideri sulla nuova Jeep Avenger 100% Electric. Arianna e Leonardo, consapevoli delle loro differenze, progettano un intrigante viaggio alla ricerca dei loro punti di contatto

Illustrazione di Stefano Grassi

Arianna e Leonardo, un sabato sera, sono distesi sul loro letto matrimoniale. La pioggia ticchetta contro i vetri della finestra. Il riscaldamento condominiale è già spento: in sottofondo, il ronzio della pompa di calore sopra la porta. Leonardo, con il telecomando dello split in mano, è seduto con la schiena appoggiata alla testiera del letto. Arianna agita accanto alla faccia un ventaglio rosso con la scritta: «La campagna non è che una giungla sbarbata». Stanno controllando sul cellulare le caratteristiche della nuova Jeep Avenger, il primo SUV Jeep full electric, che entrambi vorrebbero ordinare.

«Ci pensi, tesoro», dice Leonardo, «che bastano tre minuti di ricarica per percorrere trenta chilometri?».
Lei, con la mano libera dal ventaglio, continua a digitare sul cellulare.
«Ma mi ascolti, Arianna?»
«Scusa, Leo, sto controllando le mappe».
«Perché?»
«Mah, così», Arianna alza le spalle. «Ah, scusa, Leo, dove si trova quello splendido muro da arrampicata assassino dove mi hai portato l’ultima volta?». 

«Perché?»
«Mah, così», lei alza di nuovo le spalle. «E quanto dista da qui?»
«Più o meno quindici chilometri, Ari, ma perché?»
«Credo che allora ti vieterò di ricaricare Avenger per più di un minuto».
Lui incrocia le gambe sul materasso. «Pensavo ti fossi divertita, su quel muro».
Arianna continua a digitare sul telefono.
«Arianna, mi ascolti?»
«Sembra che Jeep Avenger sia stata progettata tenendo conto delle esigenze specifiche di noi europei, hai letto?»

«Noi europei?», dice Leonardo. «Non incasellarmi in un continente. Ho raccolto pere in Australia per un’estate intera, ho insegnato immersioni a Bali e…»
«Allora secondo te», lo interrompe lei, «quali sono le esigenze di noi altri europei?».
Leonardo si sfrega le mani: «Proteggersi dal freddo letale che fa qui in inverno, tanto per cominciare».
«Sarà», dice Arianna. «A me stanno crescendo i cactus sulla testa».  

«E allora sentiamo: quali sarebbero le esigenze di voi europei?»
«Percorriamo in media trenta chilometri al giorno, ci muoviamo e parcheggiamo in città piene di storia e monumenti, progettate secoli prima del motore a scoppio, non ci dispiacerebbe preservare un pianeta che noi stessi abbiamo inquinato e poi…»

«Se qui giù ce la vediamo brutta», la interrompe Leonardo con gli occhi socchiusi, «secondo te potrei raccogliere pere anche su Venere?»
Arianna continua a digitare e dice: «Le pere cotte mi hanno sempre fatto tristezza».
«E questo che c’entra?»
«La temperatura sulla superficie di Venere è di 470 gradi centigradi», dice lei. «Forse troppo perfino per te». 

«Lo vedi?». Lui salta fuori dal letto e comincia a camminare avanti e indietro. «Tu mi svegli dai sogni».
«Un mio sogno tu potresti realizzarlo da qui a breve».
«Quale?», chiede lui.
«Non graffiare più l’auto durante i posteggi».
«E perché?»
«Avenger è 16 centimetri più corta della povera Renegade con il muso sfregiato che abbiamo qui sotto», dice Arianna. 

Lui continua a passeggiare.
«Leo, ma ancora non hai digerito?»
«Adesso avrei bisogno di farmi l’intero cammino di Santiago di Compostela». Ha di nuovo lo sguardo sognante. «Mi servirebbero solo uno zaino con copertura anti-pioggia, le scarpe da trekking, un sacco a pelo», continua a contare con le dita, «una borraccia, la camel bag, una torcia da testa, qualche felpa, un poncho, due paia di pantaloni da escursionismo».
Arianna sta ancora trafficando con lo smartphone. «Avenger, leggo qui, ha interni versatili, con spazio per cinque persone e per oggetti di ogni tipo, siano di tutti i giorni o da escursione»

Leonardo dice: «Ma temo che sul colore non ci intenderemmo».
«E invece sì».
«Siamo così diversi».
«Non è la parola giusta. La parola giusta è…ce l’ho sulla punta della lingua». Arianna muove la bocca come per evocare una combinazione di lettere dimenticata. «Intanto facciamo così. Tu inviami un messaggio col colore che vorresti…e contemporaneamente io lo invio a te». 

«Ma quando?»
«Al mio tre».
Lui, in preda a un’improvvisa competitività, afferra il cellulare sul proprio comodino.
Arianna dice: «Uno…due…tre!»
I due cellulari vibrano all’unisono. 

Leonardo si avvicina lo schermo agli occhi, un po’ miopi. «Lo vedi?», dice. «Tu hai scritto nero pastello Volcano».
«Anche tu».
«Non è vero. Io ho scritto bicolore Sun e Volcano».
«Perché ti sei sbagliato».
«Ma che fai, bari?»
«Secondo me è questione di colori, aspetta, come si dice…colori complementari! Ecco la parola che non mi veniva in mente. Noi siamo complementari, mi segui? Tipo rosso e verde».
«Dici?»

«Eccome, e adesso te lo dimostro». Arianna apre un cassetto del comò, sfila due agende del 2022. «Queste alla fine non le abbiamo mai usate», dice. Allunga a Leonardo quella che porta il titolo Agenda del pellegrino sudato – 12 mesi, 12 cammini tropicali. E tiene per sé L’Agenda della turbocittadina. «Adesso ci prendiamo questo sabato notte per raccontare il nostro viaggio dei sogni a bordo di Avenger e vedrai che ci convinceremo di essere fatti l’uno per l’altra nonostante le nostre differenze. Anzi, grazie alle nostre differenze». Raccoglie due penne dal fondo del cassetto, ne allunga una a Leonardo. «Tu dove mi vorresti portare?»

Lui dice: «Ma poi chi lo decide, se davvero siamo complementari?»
«Utilizzeremo dei criteri obiettivi, razionali», fa Arianna.
«E quindi chi lo decide?»
«Chi ti sembra più razionale tra noi due?»
Sfida Arianna. 

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