Manovrina di primaveraIl Def povero e senza risposte di Meloni e Giorgetti

Il governo ha approvato il suo primo Documento di economia e finanza, decidendo di usare i 3 miliardi di maggior deficit emersi nei conti di quest’anno per tagliare il cuneo fiscale ai lavoratori dipendenti con «redditi medio-bassi». Ma non si conoscono ancora i dettagli. Si aprono altri 4 miliardi di deficit nel 2024: troppo poco per tutte le promesse fatte in questi mesi

(La Presse)

Il governo Meloni ha approvato il suo primo Def, il Documento di economia e finanza. Decidendo di usare i 3 miliardi di maggior deficit emersi nei conti di quest’anno per tagliare il cuneo fiscale ai lavoratori dipendenti con «redditi medio-bassi». Un’operazione che consente di spingere il Pil del 2023 all’1%, ben oltre le stime degli analisti e dello stesso esecutivo a novembre (+0,6%). Nello stesso tempo, il Def apre uno spazio di altri 4 miliardi di deficit sul 2024, un gruzzoletto troppo piccolo per realizzare tutte le promesse nella prossima manovra.

Un Def fragile. Che viene infiocchettato con l’annuncio di nuove misure per la natalità, accompagnate dallo stato d’emergenza sull’immigrazione. Il consiglio dei ministri ha varato anche un disegno di legge a sostegno della competitività dei capitali finanziari e che semplifica l’accesso delle imprese in Borsa. E un ddl contro gli eco-attivisti che imbrattano i monumenti, con multe da 10mila a 60mila euro per riparare i danni.

Il nuovo taglio del cuneo annunciato, però, non è ancora dettagliato. Quello che si sa è che va ad aggiungersi a quello rinnovato e potenziato nella legge di bilancio di dicembre: tre punti in meno di contributi previdenziali per i redditi fino a 25mila euro lordi e due punti in meno per quelli fino a 35mila euro. La misura valeva 4,2 miliardi e beneficiava 13,8 milioni di lavoratori. Ora si sale a oltre 7 miliardi: ma la decontribuzione termina il 31 dicembre e dovrà essere rifinanziata nella manovra d’autunno.

La manovrina di primavera di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti dovrebbe portare in tasca ai lavoratori della fascia di reddito fino a 25mila euro lordi annui un aumento nella busta paga mensile pari a 25-30 euro mensili. Ovvero da 300 a 360 euro annui.

«Il governo oggi ha tracciato la politica economica per i prossimi anni, una linea fatta di stabilità, credibilità e crescita», ha detto la premier Giorgia Meloni in una nota, senza alcuna conferenza stampa per spiegare il Def. Una scelta inedita. «Rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa». Le carte dicono in effetti che deficit e debito sono sul sentiero discendente già tracciato dal governo Draghi e poi confermato da Meloni.

Il deficit programmatico è identico a quello inserito nella Nadef di novembre: si scende dal 4,5% di quest’anno al 3% nel 2025 e poi al 2,5% nel 2026. Il debito si riduce di 0,7 punti tra 2023 e 2024 e poi di mezzo punto dopo, fino al 140,4% del 2026.  Il prossimo anno, quando il Patto di stabilità entrerà in vigore, l’Italia si presenterà con un deficit al 3,7% e un debito al 141,4% del Pil, seppur in discesa. Non proprio carte in regola.

Il testo del Def non è stato ancora diffuso. Dovrà però essere inviato presto a Bruxelles e trasmesso al Parlamento. Nella nota del ministero dell’Economia si cita il Pnrr, ma senza specificare il contributo alla crescita che il Piano da 191,5 miliardi darà negli anni.

Il Pil del 2024 intanto perde mezzo punto nelle stime: solo +1,5% anziché l’1,9% preventivato a novembre. Per poi planare poco sopra l’1% nel 2025 e 2026. La pressione fiscale scende, seppur di poco: dal 43,3% del 2023 al 42,7% del 2026.

I nodi, però, sono destinati a venire comunque al pettine con la legge di bilancio, che sarà di appena quattro miliardi, già vincolati all’allentamento della «pressione fiscale». Davvero poche risorse, almeno a mettere in fila gli impegni presi: la riforma del fisco, delle pensioni, il sostegno alla famiglia e la conferma per un altro anno del taglio al cuneo fiscale. Provvedimenti gravosi e per adesso senza copertura, a meno che Meloni non scelga di sforare la soglia del 3,7% di deficit proprio nell’anno in cui entra in vigore il nuovo patto di stabilità. L’alternativa è trovare all’interno del bilancio le risorse per coprire le promesse elettorali con risparmi di spesa e tagli.

Il Fondo monetario internazionale, che ha pubblicato ieri le proprie previsioni, è più pessimista soprattutto per il 2024. Dopo il +3,7% del 2022, quest’anno il Pil italiano crescerà dello 0,7% e solo dello 0,8% nel 2024. Molto meno delle previsioni di Meloni e Giorgetti.

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