Sostituzione populistaLa farsa dell’«opposizione gialloverde» che condanna Lollobrigida invece di chiedergli le royalty

Dopo avere importato l’intera paccottiglia orbaniana su migranti, Soros e piano Kalergi (e non solo), grillini e leghisti si divertono a prenderne le distanze. Piccolo promemoria in vista del 25 aprile

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Con la presa di distanza della Lega, seguita alle indignate proteste del Movimento 5 stelle, la polemica suscitata dalle parole del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sulla «sostituzione etnica» è assurta in un attimo dal livello di grottesca sceneggiata al rango di illuminante tragedia dei nostri tempi.

L’aspetto farsesco della vicenda era emerso subito, già poche ore dopo le vergognose parole del ministro, nonché importantissimo dirigente di Fratelli d’Italia, che al congresso della Cisal aveva detto testualmente: «Non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, quindi li sostituiamo con qualcun altro» (dal modo in cui l’affermazione è stata formulata, tuttavia, bisogna riconoscere una certa verosimiglianza alla sua tesi difensiva, esposta ieri con coraggio all’Huffington Post, secondo cui avrebbe sbagliato le parole «per ignoranza, non per razzismo»). Ad ogni modo, in tanti hanno subito fatto notare come la teoria della grande sostituzione fosse definita un «mito neonazista» proprio dalle pagine internet della presidenza del Consiglio dedicate all’antisemitismo (fonte: governo punto it).

Nulla però è più ridicolo delle vibranti proteste del Movimento 5 stelle, che è stato, insieme con la Lega di Matteo Salvini, uno dei principali propalatori di tale armamentario ideologico di tipica derivazione russo-ungherese, esattamente come ha fatto, a suo tempo, con tutto il resto della paccottiglia orbanian-putiniana contro Soros, l’euro, i vaccini e persino la sinistra pedo-satanista. Un copione che in America ha preso la forma delle assurde teorie di QAnon sulla setta guidata da Hillary Clinton, con sede negli scantinati di una pizzeria di Washington, dedita a rapire e uccidere bambini per i suoi riti oscuri, e in Italia si è tradotta nella campagna su Bibbiano, partita dall’estrema destra di Casapound e portata a fama nazionale da Luigi Di Maio in un video indimenticabile (quello in cui definiva il Partito democratico il partito che «toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli»).

Tutta questa robaccia, che ha una riconoscibilissima matrice antisemita, non viene dunque direttamente dal Ventennio, e gli stessi eredi del Msi l’hanno, per dir così, a loro volta ricopiata da M5s e Lega. Senza con ciò nulla togliere all’impegno che Giorgia Meloni ha messo per superarli anche su questo terreno, sia chiaro, non solo ripetendo la teoria della «sostituzione etnica», ma arrivando persino a mettere sui manifesti il volto del banchiere ebreo George Soros, colpevole di avere finanziato Più Europa, parlando di «soldi degli usurai».

Resta il fatto che a diffondere e rilanciare su internet e in tv la bufala del cosiddetto «Piano Kalergi», diversi anni prima di Lollobrigida e Fratelli d’Italia, sono stati autorevolissimi esponenti del Movimento 5 stelle e della Lega. La teoria complottista della «sostituzione etnica» è stata uno dei cavalli di battaglia di Salvini (si trovano facilmente in rete decine di sue dichiarazioni al riguardo) ma anche di trasmissioni come la Gabbia, nonché di tutta la galassia web che ruotava attorno alla Casaleggio associati, che ne ha fatto un tormentone con cui alimentare la virulenta campagna contro Laura Boldrini e contro il Partito democratico.

La teoria della sostituzione etnica come complotto delle élite è da quasi un decennio argomento ricorrente di quel variegato sottobosco politico-intellettuale che da sempre ama presentarsi come campione della controinformazione e ha fatto da cassa di risonanza a tutto il più trito repertorio della disinformazione russa, dal green pass al Donbas, inventando stragi mai esistite e negando massacri appena compiuti.

Se si volesse davvero combattere il fascismo e celebrare degnamente il 25 aprile, sarebbe dunque il caso di capire prima dove stanno, cosa dicono e da chi sono finanziati, oggi, i fascisti di tutto il mondo. E dove stanno coloro che si battono davvero per la libertà, e sono pure costretti a combattere su due fronti la guerra della disinformazione, per la pigrizia con cui molti di noi contribuiscono a diffondere le calunnie dei loro persecutori.

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